E’ passato un mese dall’attentato al mercatino di Natale di Strasburgo. Era l’11 dicembre quando Cherif Chekatt ha fatto fuoco tra la gente uccidendo cinque persone. Tra le vittime Antonio Megalizzi, giovane giornalista trentino, colpito alla testa e deceduto qualche giorno dopo. “Si impegnava per un’Europa con meno confini e più giustizia – ha ricordato il presidente della Repubblica, Sergio Mattarella, nel suo messaggio di fine anno – Comprendeva che le difficoltà possono essere superate rilanciando il progetto dell’Europa dei diritti, dei cittadini e dei popoli, della convivenza, della lotta all’odio, della pace”. La sua idea di Europa, Antonio la raccontava in radio: con il progetto Europhonica faceva conoscere i valori dell’Unione europea.

GIOVANI PROIETTATI NEL FUTURO

“La prematura morte di Antonio ci insegna molte cose, a me ha insegnato cosa significa essere indirettamente coinvolto in un attentato terroristico. Cosa significa essere dentro questa guerra individuale, di cui ormai siamo tutti parte e che ci ha imposto di vivere costantemente in una sorta di trincea”, afferma ad AgCult Mario Simmaco, studente del magazine studentesco Eutopya. Mario e Antonio si erano sentiti poco prima dell’attentato, per parlare di una futura collaborazione tra Europhonica ed Eutopya. “Eutopya è una rivista studentesca mondiale che si riconosce e si ispira ai valori democratici dell’Unione Europea – prosegue Mario -. Il progetto di Europhonica si sposa perfettamente con il nostro e parlando con Antonio era stata subito chiara la complementarietà. Loro come noi sono giovani, democratici e vivono intellettualmente proiettati nel futuro. Volevamo iniziare una collaborazione per poter diffondere la nostra idea di Europa e coinvolgere sempre più ragazzi nel nostro dibattito”.

LA CULTURA PER DARE VOCE AI GIOVANI

“Il ricordo più vivido che mi è rimasto di Antonio, risale a una telefonata la sera del 7 dicembre, mentre aspettavo l’autobus. Dopo che mi spiegò il suo modo di intendere l’Europa, gli dissi ‘Finalmente ho trovato qualcuno con cui sono veramente d’accordo’ – sottolinea il giovane studente -. Credo che le istituzioni debbano ascoltare, senza paura, sempre di più i giovani come Antonio perché noi siamo il futuro e crediamo ardentemente nella realizzazione del progetto europeo”. Come dare voce ai giovani? “Basta ascoltarli e per ascoltarli basta includerli – risponde Mario -. In un mondo così mutevole e così interconnesso è necessario che il dibattito politico si allarghi e arrivi a superare i limiti di età”. Per raggiungere questo risultato in modo efficace, secondo Mario, “è necessario anche implementare la diffusione e l’accesso alla cultura. L’Unione Europea dovrebbe fornire più strumenti per accedere alla cultura”.

UNA BORSA DI STUDIO E UNA SALA DEL PE PER ANTONIO

Dall’europarlamentare Silvia Costa e dalla delegazione del Pd arrivano due proposte: l’istituzione di una borsa di studio per un giovane giornalista europeo che scriva di Europa e di giovani, e l’intitolazione di una sala del Parlamento europeo. “Due bellissime iniziative – commenta il giovane studente – soprattutto perché proposte dall’On. Silvia Costa, che ha sempre concretamente sostenuto Antonio, e questo lui lo diceva sempre. L’intitolazione di una sala è una proposta molto bella e potrebbe essere un modo per ricordarlo sempre. A mio avviso, però, la più interessante è la proposta della borsa perché farebbe parte di quegli strumenti per poter avvicinare i giovani alla cultura e includerli nel dibattito politico. E dunque iniziare la realizzazione del percorso a cui Antonio ha sempre lavorato”.

SILVIA COSTA SCRIVE A TAJANI

E a un mese dall’attentato Silvia Costa scrive al presidente del Parlamento europeo, Antonio Tajani, chiedendo “quali iniziative intendi prendere per onorare la memoria” di Megalizzi e del suo collega Barto Pedro Orent-Niedzielski, detto Bartek. “A nome della Delegazione PD al Parlamento europeo – si legge nella lettera dell’europarlamentare a Tajani – Ti avevo proposto l’intitolazione di una sala e di una borsa di studio per giovani operatori dell’informazione che parlino dell’Europa ai loro coetanei, proprio come facevano Antonio e Bartek”. “Vorrei sapere, inoltre, se il Parlamento ha in animo altre azioni a concreto sostegno della bella attività di Europhonica, il network delle radio universitarie che vedeva impegnati Antonio e Bartek e che intende continuare la loro ‘missione’ “, conclude Costa.

 

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