Il percorso parlamentare di ratifica della Convenzione di Faro sta diventando ogni giorno più accidentato. Una sorte sfortunata per un provvedimento che ha cominciato il suo iter parlamentare quasi due anni fa e che l’anno scorso era arrivato a un passo dall’approvazione (praticamente all’unanimità), salvo poi cadere sotto la ghigliottina della chiusura anticipata della legislatura. E ora che, col nuovo Parlamento, il suo iter era ripreso (apparentemente) spedito verso la ratifica, è arrivato un nuovo stop. Uno stallo, tuttavia, sulle cui motivazioni e durata c’è al momento grande riserbo. A quanto apprende AgCult, inoltre, i tempi potrebbero non essere così brevi come molti si sarebbero augurati. Un nodo politico esiste, è evidente.

Il ministro dei Beni culturali Alberto Bonisoli è favorevole a una ratifica della Convenzione in tempi rapidi, nel rispetto delle prerogative del Parlamento, cui questo atto spetta. Le opposizioni, in particolare il Pd, restano (per ora) in attesa di capire quale sia l’intenzione del governo e gli sviluppi delle prossime settimane. Il Movimento 5 Stelle, da sempre tra i principali sostenitori di questa Convenzione, ufficialmente non commenta il rinvio, ma i suoi membri in Commissione Esteri sono i primi a chiedersi quale sia la motivazione. Resterebbe quindi solo la Lega, i cui esponenti al momento tuttavia non parlano e quindi non confermano se effettivamente la richiesta sia partita da loro. Intanto dal calendario del Senato (aula e commissioni) la Convenzione di Faro è sparita. Per ora quindi è possibile solo mettere in fila gli elementi disponibili in attesa che sia la conferenza dei Capigruppo convocata per martedì a Palazzo Madama a sciogliere qualche nodo. Almeno sui tempi.

IL MINISTRO BONISOLI

Dal Collegio romano, AgCult apprende che l’auspicio del ministro Bonisoli è che il Parlamento ratifichi al più presto la Convenzione sul valore del patrimonio culturale per la società, con un iter che sia il più rapido possibile. Una questione, è il pensiero del ministro, che “è comunque di competenza delle Camere e su cui il Parlamento sta lavorando”.

IL CALENDARIO DEL SENATO

Passi in avanti, però, almeno nella prossima settimana, non sono previsti. Il calendario dei lavori di Palazzo Madama, infatti, non contempla alcun esame del testo, né in Aula né in 3a commissione. Qualche novità potrebbe emergere dalla capigruppo convocata dalla presidente del Senato, Maria Elisabetta Alberti Casellati, martedì 15 gennaio alle 13. Il Pd, in quell’occasione, è pronto a mettere nuovamente sul tavolo la questione chiedendo una nuova calendarizzazione.

PERCHÉ UN NUOVO STOP?

L’annuncio dell’ennesimo rinvio per la Convenzione di Faro è arrivato improvviso lo scorso 8 gennaio in commissione Esteri, quando il presidente della 3a, Vito Rosario Petrocelli (M5S) ha informato i commissari che era emersa nelle ultime ore la necessità “di svolgere un’ulteriore riflessione sulla ratifica della Convenzione” per la quale peraltro i due relatori avevano predisposto un testo unificato fatto proprio dalla commissione (partendo dai due testi di Marcucci, Pd, e di Montevecchi, M5S). Un’esigenza di approfondimento nata dal governo, spiegava Petrocelli, dal quale si è ancora “in attesa di un orientamento”. Nella stessa seduta il senatore Alberto Airola (M5S) ha chiesto di “comprendere le motivazioni del suddetto rinvio” e il relatore di minoranza Alfieri ha espresso “l’esigenza di addivenire in tempi rapidi alla conclusione dell’iter legislativo” della Convenzione.

LA POSIZIONE DEL PD

Del resto la posizione del Partito Democratico è stata già anticipata mercoledì scorso dal capogruppo a Palazzo Madama, Andrea Marcucci, durante la “toccata e fuga” fatta dalla Convezione in Aula, appena il presidente Petrocelli (M5S) ha chiesto di rinviare l’esame per riportare il provvedimento in commissione per un ulteriore approfondimento. “Non siamo in grado di sapere se ci basterà qualche seduta oppure se sarà necessario qualcosa in più”, le parole di Petrocelli. “Una nuova calendarizzazione decisa dalla capigruppo – la replica di Marcucci – può tornare utile anche al presidente Petrocelli per determinare i tempi dei lavori della sua commissione che dovranno arrivare alla conclusione”.

IL MIBAC INTERVENGA

Allo stato dell’arte, quindi, permangono due punti interrogativi sulla ratifica della Convenzione di Faro. Cosa ha determinato l’improvviso intoppo dell’iter? Quando sarà superata l’impasse? “Fosse per noi, il testo già la prossima settimana sarebbe in Aula. Restiamo in attesa di notizie dalla maggioranza, se abbia il nostro stesso intento”, ribadisce ad AgCult il senatore Alessandro Alfieri (Pd), relatore di minoranza in commissione Esteri, che ripercorre così le tappe: “All’inizio ho notato un po’ di perplessità nella maggioranza perché lo scorso settembre il provvedimento è stato fatto proprio dal Pd. Poi, però, appena ho cominciato a lavorare con il relatore di maggioranza, il senatore M5S Stefano Lucidi, quelle diffidenze iniziali sono state superate e siamo arrivati a redigere senza problemi un testo unitario pronto per andare in Aula”.

Cosa succede adesso? “Petrocelli mi ha detto che avrebbe preso contatti con il Mibac per avere il quadro della situazione e immediatamente dopo mi avrebbe aggiornato -risponde Alfieri -. Resto in attesa di novità”. Per il Pd, sottolinea il senatore dem, “la questione è molto semplice: se non ci sono problemi, l’ok alla ratifica della Convenzione di Faro può arrivare nel giro di pochi giorni. In caso contrario qualcuno del Mibac venga in commissione Esteri a spiegarci quali siano le ragioni dello stop”. L’augurio, conclude Alfieri, “è di chiudere al più presto, perché stiamo facendo un buon lavoro e la Convenzione rappresenta un passo in avanti per la valorizzazione del patrimonio culturale anche come elemento di integrazione positiva tra i popoli”.

IL MOVIMENTO 5 STELLE

Un auspicio, quello di Alfieri, molto simile a quello espresso su Facebook dalla senatrice Michela Montevecchi, capogruppo M5S in commissione Cultura e unica voce, in questi giorni, a uscire allo scoperto nella maggioranza dove a farla da padrone è il “no comment”, soprattutto da parte della Lega che sembrerebbe essere, a quanto apprende AgCult, l’unica forza politica ad aver chiesto un ulteriore approfondimento (anche se non confermato dal Carroccio). Ma sulle motivazioni ufficiali vige ancora un assoluto riserbo.

“Sono molto rammaricata che la ratifica della Convenzione di Faro abbia subìto un’altra battuta d’arresto in Senato”, scrive Montevecchi che aggiunge: “Seppur la Convenzione risalga al 2005 essa è assolutamente attuale e universale nei valori che propugna: primo fra tutti quello di ‘eredità culturale’ come fondamentale per lo sviluppo e la coesione sociale e la costruzione di una società pacifica e democratica che trova unità nella diversità”.

“Se solo dedicassimo 10 minuti al giorno alla lettura di una pagina di storia medievale o moderna o contemporanea – evidenzia Montevecchi -, capiremmo da soli quanto complessa, variegata e interconnessa con quella di altri popoli sia la nostra storia e quindi la nostra cultura e quindi la nostra identità. A me pare poi che in questo momento in cui dividersi sembra più semplice e desiderabile che unirsi, ritengo che il patrimonio culturale e la sua eredità possano naturalmente e facilmente costruire ponti laddove qualcuno vorrebbe scavare trincee o innalzare muri. Ecco dunque – conclude la senatrice M5S- che auspico che la prossima settimana sia quella in cui finalmente il disegno di ratifica giunga in Aula e sia approvato come segnale di civiltà”.

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