Il Consiglio di Stato esprime un giudizio “perplesso” sulle modalità amministrative utilizzate per articolare lo schema di DPCM che regola la riorganizzazione del Ministero delle politiche agricole alimentari, forestali alla luce del trasferimento del Turismo dal Mibac al Mipaaf e ritiene opportuna “una ulteriore riflessione da parte della Presidenza del Consiglio”.

Ovviamente il Consiglio di Stato, nel parere formulato al testo del governo, non interviene nel merito della decisione politica del trasferimento, ma sui modi e sugli strumenti adottati affinché questo trasferimento sia effettivo. A non convincere i giudici di Palazzo Spada è l’aver attribuito al neonato Dipartimento dedicato al turismo competenze (anche amministrative) proprie del Mipaaf e non congruenti con la scelta adeguata al ruolo trasversale del turismo rispetto alle altre amministrazioni pubbliche. Secondo i giudici amministrativi, non si può trattare il turismo come “un aggregato della funzione riguardante l’agricoltura e le foreste” con il risultato che il Dpcm “sembra essere caratterizzato da una funzione servente del turismo a favore dello sviluppo delle attività agricole, alimentari e forestali”. Pertanto, sarebbe necessario riallocare le competenze spurie all’interno delle direzioni del Mipaaf.

IL TURISMO

I giudici di Palazzo Spada partono dal presupposto che, per il turismo, “è doverosa un’attività promozionale unitaria che contrasti la frammentazione dell’offerta turistica italiana e che per ciò solo si giustifica una chiamata in sussidiarietà orizzontale dello Stato nei confronti della competenza residuale delle regioni”. Inoltre, l’attività turistica – notano ancora i giudici – diviene uno degli snodi centrali sia dell’economia nazionale sia dello stato sociale latamente inteso, avendo infatti a riferimento, sul primo versante, una dimensione “passiva” (relativa all’offerta di beni e servizi “turistici”) che crea comunque ricchezza economica, e sul secondo versante una dimensione “attiva” (relativa all’attività del turista), che si riconnettono entrambe a finalità, interessi diffusi e diritti condivisi dall’intera collettività, e dunque a molteplici interessi pubblici e privati.

E ben comprende il Consiglio di Stato che l’obiettivo del legislatore è quello “di trasformare l’esercizio delle attività agricole, alimentari ma soprattutto forestali, in una opportunità anche turistica utilizzando la grande potenzialità del territorio italiano e del made in Italy apprezzato anche, e soprattutto, nel settore alimentare. Ciò nonostante, non appare congruente con l’impianto costituzionale, oltre che legislativo primario, trattare il turismo come un aggregato della funzione riguardante l’agricoltura e le foreste, come sembra emergere dall’articolato”.

In altri termini, l’impianto ministeriale che ne deriva “sembra essere caratterizzato da una funzione servente del turismo a favore dello sviluppo delle attività agricole, alimentari e forestali, piuttosto che dalla istituzione di un luogo amministrativo di gestione del turismo italiano (per la competenza statale), come sicuramente era l’intenzione del Legislatore”.

IL DIPARTIMENTO

Per queste ragioni, il turismo merita un ruolo di coinvolgimento trasversale nelle politiche statali. Da cui deriva come sensata la scelta di un Dipartimento dedicato. Tuttavia, non sembra “congruente e conseguente”, l’attribuzione al Dipartimento “di funzioni correlate alla amministrazione attiva propria del Ministero, obliterando del tutto la visione trasversale e strategica del Dipartimento il quale dovrà necessariamente svolgere le funzioni proprie della materia “turismo” anche nei confronti delle restanti amministrazioni italiane”.

I giudici amministrativi rilevano inoltre che la scelta di creare un Dipartimento non può rivelarsi “una mera sommatoria di competenze spostate tra direzioni generali quasi con la tecnica del ‘copia incolla’ ma non esattamente corroborate da una visione strategica d’insieme che vada oltre la visione settoriale propria del ministero. In parole povere, non sembra opportuno ‘riempire’ il Dipartimento con competenze varie per giustificarne il rango, comunque voluto dal Legislatore primario”.

A suscitare perplessità è anche “la commistione in un unico dipartimento di funzioni proprie della materia turismo e funzioni proprie di politica agricola, alimentare e forestale, sembra andare esattamente nella direzione opposta a quella indicata dalla giurisprudenza costituzionale, quasi vincolando il turismo all’offerta correlata alla sola attività agricola, alimentare e forestale”.

Sembra, infine, “piuttosto evidente che in luogo di una compagine ministeriale specializzata nella cura dell’interesse nazionale nel settore del turismo (perché tale è la figura del Dipartimento come è stata descritta con i riferimenti alla interpretazione costituzionale) sia stata creata una struttura amministrativa a servizio di un particolare target turistico, quello rappresentato appunto dalla utilizzazione come mezzo di produzione e promozione turistica delle sole attività agricole, alimentari e forestali”.

CONCLUSIONI

In conclusione, il Consiglio di Stato suggerisce che “le funzioni non riconducibili alla materia del turismo dovrebbero essere riallocate presso le competenti strutture del Ministero delle politiche agricole alimentari, forestali e del turismo” andando a modificare il decreto agli art. 2 e 3. Spetta, infine alla Presidenza del Consiglio, “cui il provvedimento è amministrativamente e politicamente imputato nella forma del DPCM, valutare nella sua responsabile discrezionalità l’opportunità di una rivisitazione del testo nel senso indicato, nonché l’opportunità dell’ulteriore corso del provvedimento con gli attuali contenuti”.

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