CulTurMedia Dal nostro inviato a Reggio Emilia – Siamo in una regione che ha fatto dell’investimento sulle industrie culturali e crestive una politica d’avanguardia. Qui c’è una scelta strategica della Regione che ha posto le icc come uno degli asset strategici di sviluppo regionale. Lo ha detto Roberto Calari, presidente di CulTurMedia nazionale che raccoglie i settori della cultura, della comunicazione e del turismo di Legacoop, aprendo i lavori del primo congresso dell’Emilia Romagna che si è tenuto al Tecnopolo di Reggio Emilia. Seguiranno altri 15 congressi regionali che si concluderanno a febbraio con il congresso nazionale a Genova.

Calari, introducendo la sua relazione ha sottolineato che non si tratta di “una liturgia interna, ma è un modo di confrontarci sui temi importanti per le cooperazione e il paese. Siamo nel cuore della cooperazione italiana”.

In poco tempo, ha aggiunto Calari, Culturmedia “ha associato circa mille cooperative con un trend tuttora in crescita. Siamo interlocutori significativi e riconosciuti a livello nazionale e internazionale nei nostri settori. Non per celebrarci, ma come punto di partenza di un ragionamento”.

SVILUPPO SOSTENIBILE DEL PAESE

Un ragionamento che parte “dall’idea che la cultura rappresenta un fattore rilevante dello sviluppo sostenibile del Paese Italia. Prendendo le mosse dalla funzione strategica della cultura e della sua trasversalità. Che si lega alla constatazione che la cooperazione è parte profonda e radicata dei territori”. La cultura rappresenta inoltre “un elemento centrale nella progettazione e nella pratica di politiche di inclusione sociale, dando centralità alle persone. La cultura è anche fattore fondamentale per affermare visioni e pratiche di legalità e di contrasto alle mafie”.

LE INDUSTRIE CULTURALI E CREATIVE

Da quando esiste CulTurMedia, “ci siamo sforzati di descrivere gli ambiti che sono rilevanti per far crescere l’importanza delle ICC e indirizzare le politiche di sviluppo economico. A livello europeo, con l’Anno Europeo del Patrimonio 2018, si è concluso un percorso che si era aperto nel 2005 con il Trattato di Lisbona in cui venne attribuito per la prima volta un valore sociale alla cultura e riconosciuta l’importanza per la diffusione di quei valori che stanno alla base dell’identità europea più profonda. A questo valore sociale ed identitario della cultura si è aggiunto in modo crescente negli ultimi anni, il riconoscimento di una funzione economica trainante e strategica di essa nel welfare, nel PIL e nelle relazioni internazionali.

IN EMILIA ROMAGNA – In questa regione “siamo in una regione che ha fatto dell’investimento sulle industrie culturali e creative una politica d’avanguardia. Qui c’è una scelta strategica della Regione che ha messo le ICC come uno degli asset strategici di sviluppo regionale. C’è un trend della crescita dell’economia arancione molto più positivo rispetto ad altri settori. Il settore in Emilia occupa circo 80mila persone in 30mila imprese”.

Tee le industrie culturali e creative dell’Emilia Romagna “esiste un grande orientamento all’internazionalizzazione. Occorre sempre più fare rete. Il settore ha rapporti più solidi con università e centri di ricerca. Qui ci sono le condizioni per attrarre gli investimenti della grande industria. Ne è un esempio l’investimento di Palomar proprio qui a Reggio Emilia. Siamo di fronte a investimenti infrastrutturali e strategici per lo sviluppo territoriale. La cooperazione tutta può essere su questa lunghezza d’onda”.

UNA SCOMMESSA COMUNE

“Vogliamo operare per progetti e per lavori comuni su politiche che contribuiscano a valorizzare il ruolo della cultura, del turismo e della comunicazione per favorire uno sviluppo sostenibile dei territori”, ha proseguito il presidente di CulTurMedia.

C’è una scommessa comune che è il lavoro in termini strategici. Occorre “unire le forze per creare un nuovo lavoro professionale, tutelato e riconosciuto nel settore e nuove opportunità di sviluppo. La cooperazione in questi settori è presente e radicata e capace di nuove aggregazioni sociali. Scommettiamo insieme sulla capacità di competere e rinnovarsi mantenendo radicati e saldi i valori etici. Abbiamo bisogno di equità e di condivisione. Su qesto elemento, insieme alle competenze, la cooperazione puo costruire il proprio futuro”.

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