Dal nostro inviato a Reggio Emilia – La cultura ha un suo valore intrinseco, ma ha anche un volto di fattore determinante, all’interno di una società avanzata e complessa, di sviluppo economico e occupazionale. Lo ha affermato con determinazione l’assessore alla Cultura e alla Legalità della Regione Emilia Romagna, Massimo Mezzetti, intervenuto ai lavori del primo congresso di CulTurMedia dell’Emilia Romagna che si è tenuto al Tecnopolo di Reggio Emilia. Seguiranno altri 15 congressi regionali che si concluderanno a febbraio con il congresso nazionale a Genova.

Mezzetti ha ricordato come in questi anni l’amministrazione regionale ha messo in campo una strategia col primo obiettivo di “sdoganare l’idea che della cultura ha la maggioranza dei cittadini della Regione e dell’Italia. Di un settore che ha a che fare solo col tempo libero, col diletto personale. Anche chi lavora nel campo della cultura è ritenuto di serie B. L’idea generale è che lavorare in campo culturale non dà da vivere”. Spiega l’assessore: “La competizione invece oggi si fa sul sapere, sull’innovazione. E si fa se si costruisce un ‘ambiente intelligente’ in cui operare”.

Mezzetti ha poi ricordato brevemente “gli assi strategici che abbiamo cercato di tradurre in norme. Ad esempio la Legge sul cinema con una logica intersettoriale di filiera. Va dalla formazione professionale, alla produzione, alla distribuzione e promozione internazionale. Poi la legge sulla musica che ha la stessa logica, andando a intercettare i progetti che alcuni territori hanno sviluppato per conto loro”.

L’idea che ha guidato la Regione Emilia Romagna e stata quella che “per secoli il centro della nostra vita è stata occupata dall’economia finendo per condizionare tutto. Noi abbiamo la presunzione invece – ha detto Mezzetti – che la cultura, la conoscenza e i saperi siano al centro di sviluppo economico, urbanistico e ambientale. Per farlo bisogna che chi opera nella cultura faccia massa critica. Dobbiamo unire un mondo tradizionalmente atomizzato. Dobbiamo ovviamente seguire questa strada senza comprimere autonomia e indipendenza”. Bisogna inoltre “affermare l’esigenza della conoscenza e del sapere come riscatto sociale”.

In conclusione, ha sottolineato l’assessore alla Cultura, “l’investimento in cultura è un investimento produttivo e non improduttivo. In regione Emilia Romagna siamo riusciti a far passare questa idea. Bonaccini aveva promesso di raddoppiare le risorse per la cultura. Questo risultato con l’ultimo bilancio è stato raggiunto”.

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