Teatro di comunitàLe istituzioni, in primis il Mibac, riconoscano maggiormente, soprattutto dal punto di vista economico, il valore dell’arte di strada. Questa la richiesta proveniente dai rappresentanti dell’Associazione nazionale arti performative (Anap), protagonisti dell’audizione in commissione Cultura del Senato relativa all’indagine conoscitiva in materia di Fondo unico per lo spettacolo (Fus).

MICHELOTTI

“Il teatro di strada, entrato nel Fus nel 2003, prende 94mila euro per la produzione e 112mila euro per i festival. Una somma, insomma, di poco superiore ai duecentomila euro che rappresenta lo 0,16 per cento del comparto prosa e lo 0,025 dell’intero Fus”. Queste le cifre esposte dal direttore dell’Anap, Alessio Michelotti, il quale ha offerto un quadro del settore: “Un sondaggio Ipsos ha individuato come nona attività del tempo libero degli italiani la partecipazione a festival con artisti di strada. La Siae ci inquadra nel comparto dell’arte varia dove, nel 2017, sono state registrate 18mila rappresentazioni per un volume d’affari di 35 milioni d’euro. Nel 2018 abbiamo realizzato 210 manifestazioni e coinvolto 540 compagnie. Il costo dei nostri festival è di 20 milioni di euro e 3,5 milioni sono destinati agli oneri previdenziali”.

Riguardo le fonti economiche, “i primi a sostenere le arti performative sono i Comuni e le Regioni, mentre pochissimo riceviamo dal Mibac”, sottolinea Michelotti che in merito all’accesso ai contributi Fus racconta: “Nel 2013 convincemmo 23 realtà a fare domanda perché il ministero per i Beni culturali ci diceva che arrivano poche richieste dal nostro settore. Ventuno domande furono scartate, decidemmo allora di fare una richiesta di accesso agli atti per capirne le ragioni. Scoprimmo che nell’intero comparto prosa, che aveva in dotazione 62 milioni di euro, le nuove istanze avevano solo 150mila euro. Insomma, uno strumento abbastanza ingessato che non lasciava trasparire il nuovo”.

Con la riforma del Fus e i decreti del 2014 e 2107, afferma il direttore dell’Anap, “qualcosa è cambiato ma rimaniamo sempre nell’ordine di poche centinaia di migliaia di euro: i nuovi non trovano mai spazio”. Il problema, sottolinea Michelotti, “è come viene spacchettato il Fondo unico. Da 30 anni il Fus si mantiene nello stesso indirizzo, non coglie le novità e le trasformazioni che sono avvenute nel mondo dello spettacolo. Negli ultimi dieci anni, come settore, non siamo mai riusciti a incontrare il direttore generale del Mibac, nonostante le tante sollecitazioni che abbiamo fatto, mentre invece a maggio siamo stati ricevuti dal Parlamento europeo”.

LANCIOTTI

“Noi rappresentiamo tutte quelle entità che hanno fatto dell’arte di strada un’attività professionale”, ha dichiarato nel suo intervento il presidente dell’Anap, Carlo Lanciotti, che ha aggiunto: “Rappresentiamo centinaia di artisti costretti a emigrare alla ricerca di maggiori certezze lavorative. Il nostro Paese quando ha bisogno di eventi come la cerimonia d’apertura delle Olimpiadi invernali di Torino o l’Expo di Milano ricorre a compagnie straniere. Forse è giunto il tempo di iniziare a vedere e valorizzare le eccellenze che abbiamo in casa”.

CUCINI

“Bisogna far capire alle istituzioni quanto i nostri festival siano importanti da un punto di vista culturale ma anche di valorizzazione delle città e di indotto economico”, ha ribadito Giacomo Cucini, consigliere dell’Anap, responsabile del settore Festival di spettacolo dal vivo per Anci Toscana, nonché sindaco di Certaldo, paese che da oltre trent’anni ospita il festival Mercantia, una delle più longeve manifestazioni di strada nel panorama internazionale. “I Comuni – ha aggiunto – hanno ancora voglia di sostenere la cultura, non vanno lasciati da soli. L’arte di strada riesce a fare promozione turistica, valorizza i borghi, migliora la tenuta delle città, rappresenta un grande indotto economico per i territori e quindi offre lavoro e prospettiva di crescita”.

RUSSO

“Quella dei festival è una realtà importante, ma facciamo fatica a rappresentare la dimensione del settore. Forse perché molti spettacoli e rassegne sono gratuiti e quindi è difficile avere una contabilità esatta di quanto apportano”. Così Luigi Russo, consigliere dell’Anap e direttore organizzativo del Ferrara Buskers Festival. “Un altro motivo – ha osservato – è che i principali festival si svolgono in piccoli paesi piuttosto che in capoluoghi di provincia. Eppure, nonostante queste ‘limitazioni’, si tratta di manifestazioni importantissime perché l’arta di strada offre forme di promozione territoriale ma anche di coesione sociale, dal momento che impegna giovani e meno giovani e in alcuni casi offre la speranza di fare qualche cosa per il proprio Paese senza dover emigrare. Senza contare che rende le città più amichevoli e accoglienti”. Insomma, ha concluso Russo, “al di là dell’indotto economico che è importante, bisogna sostenere l’arte di strada perché crea valore di tutti i tipi”.

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