Bonisoli MateraIl successo di Matera non si misurerà sulle presenze nel 2019, ma sulla capacità che avrà fra dieci anni di portare visitatori culturali nel capoluogo lucano. E non saranno i numeri in sé a dimostrarlo, ma le esperienze che chi visiterà Matera oggi potrà vivere, ricordare e trasmettere. Il ministro dei Beni culturali, Alberto Bonisoli, ha appena ‘tagliato il nastro’ dell’anno in cui Matera sarà Capitale europea della Cultura e, a conclusione della due giorni lucana, traccia un primo bilancio insieme ad AgCult. Bonisoli parte dalla riflessione sulla partecipazione del territorio alla programmazione culturale e sul fatto che la metà degli eventi sono stati organizzati coinvolgendo le imprese culturali della Basilicata. Un esempio raro, in cui alla scelta di un direttore artistico si è deciso di sostituire una cocreazione col territorio.

“Quando sono arrivato – spiega ad AgCult – questo era l’impianto che ho trovato”. Poi aggiunge: “Noi in Italia ci troviamo davanti a situazioni di discontinuità, anche io vedo di fronte a me casi in cui un cambio di passo è necessario”. Tuttavia, quanto era stato fatto a Matera “aveva un senso. Un progetto ambizioso e lo è ancora. A mio avviso però più che stare a criticare e a cercare il pelo nell’uovo – che si trova sempre -, si trattava di capire se tutto questo era utile alla città (e a mio avviso lo è) e che cosa noi potevamo fare” in più.

Per questa ragione, il ministro ha “confermato tutto quello che si poteva confermare e abbiamo codificato due occasioni in cui era necessario un minimo di nerbo in più”. Bonisoli si riferisce, in particolare, al caso di Cava del Sole e a quello della gestione dei picchi di domanda.

CAVA DEL SOLE

Personalmente, spiega Bonisoli, “ho affrontato questo aspetto con un approccio militare. Ogni settimana chiedevo a che punto eravamo. Se dovevo manifestare il mio ‘disagio’, lo facevo, se dovevo rendere i meriti, rendevo i meriti. Morale: ieri (giorno dell’inaugurazione, ndr) eravamo alla Cava del Sole e, vi assicuro, che a luglio” era improbabile che ciò potesse avvenire. Una riflessione è, secondo il ministro, che queste cose possono accadere all’interno della legalità e spendendo il giusto (5 milioni) anche nel Mezzogiorno. “A chi viene a dire che è impossibile, ora si può dimostrare il contrario”.

PICCHI TURISTICI A MATERA

“A un certo punto – ricorda poi Bonisoli – mi hanno raccontato che le associazioni degli albergatori di Matera erano state coinvolte parzialmente nella programmazione culturale di Matera 2019. Il che va bene. Tuttavia, è giusto il dialogo ma non la delega. In particolare nella gestione dei picchi di domanda, ad esempio”.

Quest’anno è un anno particolare con il problema dei ‘ponti’. “Abbiamo un accumulo di festività e nella seconda metà di aprile avremo infatti un gran numero di persone che si muoveranno”. Per questa ragione, il ministero è intervenuto per evitare fenomeni di sovraffollamento. “Anche solo spostando un paio di inaugurazioni – spiega – siamo più tranquilli che non ci saranno picchi di domanda”. Ma Bonisoli tiene a precisare: questo discorso non ha niente a che vedere “con le deleghe sul turismo né con un ruolo invasivo del governo”.

Ma parte da una constatazione che è anche un pregio della preparazione di Matera 2019. “Una delle cose che mi piace di Matera è che non si è sovradimensionata, non abbiamo visto spuntare alberghi e nuove costruzioni su cui ci saremmo dovuti interrogare sul cosa ne avremmo fatto dopo” (e il rischio c’era). C’è stato invece uno sviluppo di una ricettività alberghiera locale. E “se vogliamo evitare di metterla in difficoltà, questo è un intervento di regolazione che possiamo fare”.

UN’ESPERIENZA POSITIVA

Ma perché questo discorso è importante? “Noi possiamo attrarre tutte le persone che vogliamo, ma quello che dobbiamo assicurare è che queste persone abbiano un’esperienza positiva”, sottolinea Bonisoli. “Noi non avremo grandi numeri a Matera, il successo non si misura sui numeri. Io vorrò vedere piuttosto quanti visitatori arriveranno a Matera interessati a un’offerta culturale tra dieci anni. Se noi vogliamo questo, dobbiamo assicurare che le persone che vengono quest’anno, tornino indietro e raccontino di un’esperienza fantastica”.

Se, invece, chi viene trova “le code per entrare o non trova le stanze, allora non stiamo lavorando nella maniera giusta. Purtroppo Matera non è Venezia o il Colosseo. Ha bisogno di qualcosa da costruire, ma per fortuna partiamo da una buona base. Questo è un cantiere su cui dobbiamo lavorare con determinazione”. Poi, conclude, se “mi chiedete se un ministro dei Beni culturali debba fare tutto ciò, non so”. Tuttavia, “penso che questo sia necessario in questo momento nella gestione dei beni culturali”.

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