A due anni dalla sua istituzione, il Consiglio superiore del Cinema e dell’audiovisivo viene cancellato con un emendamento al Ddl Semplificazioni in corso d’esame al Senato. La proposta arriva dai senatori della Lega in Commissione Affari Costituzionali e Lavori pubblici (le due commissioni cui è affidato l’esame congiunto in sede referente del provvedimento). La prima a intervenire e a sollevare il caso è stata Rosa Maria Di Giorgi (Pd) che nella passata legislatura è stata relatrice al Senato della Legge sul Cinema del 2016. L’emendamento interviene anche su altri due aspetti di quel provvedimento.

Viene, infatti, eliminato innanzitutto l’obbligo di assegnare i contributi selettivi in via prioritaria alle start-up, alle micro imprese e alle piccole sale di provincia (Comuni sotto i 15mila abitanti). Inoltre, le ristrutturazioni di sale esistenti non saranno più tra le voci per cui è possibile accedere ai contributi a fondo perduto previsti dal Piano straordinario per il potenziamento del circuito delle sale cinematografiche e polifunzionali.

Il sottosegretario ai Beni culturali, Lucia Borgonzoni (che ha la delega al cinema e all’audiovisivo), assicura ad AgCult che – per questi due interventi – si tratta di disposizioni tecniche, delle vere e proprie semplificazioni richieste dagli uffici del ministero che non comportano cambiamenti rilevanti. Sicuramente meno tecnico e più di metodo è invece la cancellazione del Consiglio Superiore. “Quell’organo rappresentava solo una parte – spiega il sottosegretario -, ora potremo ascoltare tutti”.

L’EMENDAMENTO

La modifica, approvata nella seduta notturna del 22 gennaio, interviene sull’articolo 11 della Legge sul Cinema (220/2016) sostituendolo integralmente con questo testo: “Il ministero, nella fase preparatoria di atti e provvedimenti normativi e amministrativi, sulla base di criteri e parametri definiti con decreto del ministro, consulta le associazioni di categoria del settore cinematografico e audiovisivo, le organizzazioni professionali e sindacali e altri soggetti pubblici e privati che abbiano interessi nel medesimo settore”.

In sostanza, la nuova formulazione affida al ministro (dei Beni culturali) l’adozione di un decreto che stabilirà “criteri e parametri” per consultare i soggetti che hanno interesse nel settore del cinema e dell’audiovisivo in occasione della preparazione “di atti e provvedimenti normativi e amministrativi”.

Di conseguenza, l’emendamento interviene sopprimendo anche tutti i riferimenti al Consiglio Superiore che erano contenuti nella Legge del 2016.

BORGONZONI: ASCOLTEREMO TUTTI, NON SOLO UNA PARTE

Un intervento che convince il sottosegretario Borgonzoni che spiega ad AgCult: “Il Consiglio Superiore è un organo collegiale che rappresenta solo una parte del mondo del cinema e dell’audiovisivo. Invece un meccanismo che coinvolge tutti – istituzionalizzando gli incontri con tutti i portatori di interesse – può essere solo una cosa positiva. Un modo di lavorare che peraltro è già stato avviato negli ultimi mesi”.

“Fin da quando sono arrivata al Ministero, infatti, mettiamo in campo questi tavoli allargati. Questa norma ora dà un ruolo istituzionale a un metodo che coinvolge tutti gli interessati”. Una modalità di lavoro che, sottolinea Borgonzoni, “ha prodotto già dei risultati che sono stati ampiamente condivisi da tutti gli interessati. Non c’era solo la voce di alcuni rispetto ad altri. Per me più soggetti vengono coinvolti, meglio è”.

I CONTRIBUTI SELETTIVI

L’emendamento del Carroccio interviene anche sull’articolo 26 della Legge sul Cinema che prevede “contributi selettivi per la scrittura, lo sviluppo, la produzione e la distribuzione nazionale e internazionale di opere cinematografiche e audiovisive”. In particolare, viene abrogato il comma 3 che dava priorità nell’accesso ai contributi alle start-up, micro imprese e le piccole sale cinematografiche ubicate nei comuni con popolazione inferiore a 15.000 abitanti.

Per quanto riguarda la norma sui contributi, “si tratta di una linea di credito che non è mai partita perché di difficile applicazione pratica.Tuttavia le stesse esigenze sono coperte da aliquote maggiori nei crediti di imposta. Quando è stata fatta la legge si sono pensate delle cose ‘sulla carta’, poi nell’applicazione pratica ci si è accorti che si presentavano dei problemi o che delle risorse non venivano spese. Per questo si interviene oggi”, spiega il sottosegretario.

LE RISTRUTTURAZIONI DELLE SALE

Inoltre, la proposta leghista mette mano anche al Piano straordinario per il potenziamento del circuito delle sale cinematografiche e polifunzionali (già finanziato fino al 2021). Con il provvedimento in discussione al Senato viene soppressa la categoria relativa alla “ristrutturazione e all’adeguamento strutturale e tecnologico delle sale; all’installazione, alla ristrutturazione, al rinnovo di impianti, apparecchiature, arredi e servizi complementari alle sale”.

Anche in questo caso ci troviamo di fronte a un intervento tecnico. “Abbiamo tolto un contributo selettivo che non era mai partito – sottolinea il sottosegretario -, 900 mila euro che ora possono andare al d’essai, e una linea straordinaria con una dotazione di 3 milioni che vengono ora dirottati sulle altre tre linee, con il tax credit pienamente operativo. Insomma, uno spostamento all’interno del piano per riuscire a spendere risorse altrimenti inutilizzate”.

LA COMMISSIONE PER LA TUTELA DEI MINORI

Altro intervento tecnico richiesto dagli uffici e recepito nell’emendamento della Lega è la norma che interviene sul decreto legislativo del dicembre del 2017 attuativo della delega sul cinema nella parte che stabilisce la composizione della Commissione chiamata a valutare le opere cinematografiche in relazione alla tutela dei minori. In questo caso per sbloccare l’iter della Commissione, si elimina la componente dei sociologi e si aggiungono sette membri alla componente rappresentativa degli esperti con competenze sugli aspetti pedagogico-educativi.

IL CONSIGLIO SUPERIORE DEL CINEMA

In base a quanto previsto dalla normativa attuale, il Consiglio superiore svolge compiti di consulenza e supporto nella elaborazione ed attuazione delle politiche di settore, nonché nella predisposizione di indirizzi e criteri generali relativi alla destinazione delle risorse pubbliche per il sostegno alle attività cinematografiche e dell’audiovisivo.

LA COMPOSIZIONE – Il Consiglio è composto da otto personalità del settore cinematografico e audiovisivo di “particolare e comprovata qualificazione professionale e capacità anche in campo giuridico, economico, amministrativo e gestionale” nominate, nel rispetto del principio dell’equilibrio di genere, dal Ministro, due delle quali su designazione della Conferenza unificata. Altri tre membri sono scelti dal Ministro nell’ambito di una rosa di nomi proposta dalle associazioni di categoria maggiormente rappresentative del settore cinematografico e audiovisivo.

LA REAZIONE DEL PD

A sollevare la questione sono stati i parlamentari delle Commissioni Cultura di Camera e Senato del Partito Democratico che hanno rivolto un appello al ministro Alberto Bonisoli affinché non consenta la cancellazione del Consiglio Superiore. Deputati e senatori Pd si sono “indignati” per “un emendamento inserito all’interno di un provvedimento omnibus esaminato non dalla commissione di merito, ossia la Cultura, ma dalle commissioni riunite Affari Costituzionali e Lavori Pubblici”.

L’organo del Mibac, spiegano i parlamentari dem, “era un importante organo di indirizzo e controllo sulla destinazione delle risorse pubbliche e totalmente a costo zero. Un’opportunità, votata in modo bipartisan nella scorsa legislatura, per poter porre fine alla discrezionalità nell’attribuzione dei fondi a sostegno dell’industria cinematografica e audiovisiva. L’articolo soppresso assegnava al Consiglio la definizione di linee guida condivise tra le categorie del settore per la distribuzione dei fondi a carattere selettivo e automatico”.

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