Salta l’emendamento al Dl semplificazioni che di fatto cancellava alcune novità introdotte dalla Legge sul Cinema del 2016, come il Consiglio Superiore del Cinema e dell’Audiovisivo e la priorità d’accesso ai contributi per le piccole sale di provincia e per le start-up e i fondi per le ristrutturazioni delle sale cinematografiche.

La proposta di modifica presentata dalla Lega non è stata ammessa alla discussione in Aula, come annunciato dalla presidente di Palazzo Madama, Elisabetta Alberti Casellati. “Risultano in primo luogo improponibili gli emendamenti che prevedono il conferimento di deleghe legislative”, ha spiegato. “Sono state inoltre ritenute estranee all’oggetto del decreto-legge le proposte di modifica recanti disposizioni che non si traducono in misure di semplificazione o sostegno, ovvero che non siano riconducibili ad uno dei contenuti già disciplinati dal decreto-legge o alla sua ratio complessiva”.

In ogni caso, l’intenzione del governo – a quanto apprende AgCult – è quella di ripresentare questa norma (insieme alle altre giudicate inammissibili) in un altro provvedimento che recupererà tutte le misure estromesse dal Dl Semplificazioni.

LA REAZIONE DEL PD: PERICOLO SCAMPATO

Soddisfatto il senatore dem Francesco Verducci, vicepresidente della commissione Cultura del Senato, che ad AgCult dichiara: “Scampato pericolo, alla fine ha prevalso il monito del Quirinale su un decreto che era diventato pieno zeppo di cose improponibili e pericolose, come l’emendamento che avrebbe scardinato la Legge sul Cinema, cancellando di fatto il Consiglio Superiore e paralizzando l’attività del settore”.

Una proposta di modifica, aggiunge, “che avrebbe inoltre messo in serio pericolo i fondi importantissimi per i giovani che fanno start-up per l’audiovisivo e per le sale cinematografiche”. La Legge sul Cinema, sottolinea Verducci, “sta infatti permettendo a un settore così strategico per il paese di tornare ad avere un incremento di pubblico e di partecipazione da parte dei più giovani”.

IL GOVERNO: MISURA IN UN ALTRO PROVVEDIMENTO

Nonostante l’esultanza del Partito democratico, la norma è tutt’altro che accantonata. Da quanto apprende AgCult infatti, il governo – incassato questo primo stop – starebbe comunque pensando di ripresentare la misura in un altro provvedimento che recupererà le misure estromesse dal Dl Semplificazioni.

COSA PREVEDEVA L’EMENDAMENTO DEL CARROCCIO

L’emendamento interveniva innanzitutto sull’articolo 11 della Legge sul Cinema (220/2016) sostituendolo integralmente con questo testo: “Il ministero, nella fase preparatoria di atti e provvedimenti normativi e amministrativi, sulla base di criteri e parametri definiti con decreto del ministro, consulta le associazioni di categoria del settore cinematografico e audiovisivo, le organizzazioni professionali e sindacali e altri soggetti pubblici e privati che abbiano interessi nel medesimo settore”.

In sostanza, la nuova formulazione avrebbe affidato al ministro (dei Beni culturali) l’adozione di un decreto che stabilirà “criteri e parametri” per consultare i soggetti che hanno interesse nel settore del cinema e dell’audiovisivo in occasione della preparazione “di atti e provvedimenti normativi e amministrativi”.

Di conseguenza, l’emendamento avrebbe soppresso anche tutti i riferimenti al Consiglio Superiore che erano contenuti nella Legge del 2016.

I CONTRIBUTI SELETTIVI

L’emendamento del Carroccio interveniva anche sull’articolo 26 della Legge sul Cinema che prevede “contributi selettivi per la scrittura, lo sviluppo, la produzione e la distribuzione nazionale e internazionale di opere cinematografiche e audiovisive”. In particolare, veniva abrogato il comma 3 che dava priorità nell’accesso ai contributi alle start-up, micro imprese e le piccole sale cinematografiche ubicate nei comuni con popolazione inferiore a 15.000 abitanti.

LE RISTRUTTURAZIONI DELLE SALE

Inoltre, la proposta leghista metteva mano anche al Piano straordinario per il potenziamento del circuito delle sale cinematografiche e polifunzionali (già finanziato fino al 2021). Con il provvedimento in discussione al Senato sarebbe stata soppressa la categoria relativa alla “ristrutturazione e all’adeguamento strutturale e tecnologico delle sale; all’installazione, alla ristrutturazione, al rinnovo di impianti, apparecchiature, arredi e servizi complementari alle sale”.

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