Catacombe San Gennaro Gestione La ParanzaIl ministero dei Beni culturali ponga attenzione e “sia alleato” di quelle realtà che gestiscono il patrimonio culturale italiano ‘dal basso’, operando spesso in contesti sociali degradati e dimostrando come la cultura possa contribuire a migliorare la qualità della vita, la rigenerazione e la sicurezza dei territori. Realtà che producono ricchezza e occupazione sana e qualificata. Giuliano Volpe, archeologo, docente universitario, autore di molti saggi e presidente del Consiglio Superiore dei Beni culturali ha preso a cuore queste iniziative e ha deciso, insieme ad ‘altri colleghi e amici’ che operano nel mondo dei beni culturali, di convocare a Firenze il 23 febbraio – nell’ambito di TourismA organizzata da Archeologia Viva – gli Stati generali della gestione dal basso del patrimonio culturale con l’obiettivo di dare vita, nei prossimi mesi, a una vera e propria rete di queste esperienze perché solo “conoscendosi e condividendo i problemi e le opportunità, è più facile per ciascuna di queste realtà avere un futuro”.

COME NASCE L’INIZIATIVA

L’iniziativa degli Stati generali, spiega Volpe ad AgCult, nasce dall’aver osservato negli anni “tante realtà di costruzione del patrimonio dal basso, anche piccole, che si sono lanciate nella gestione di pezzi del patrimonio culturale quasi sempre salvandolo da uno stato di abbandono. Tra mille problemi queste esperienze hanno creato lavoro”. Intorno a questo tema c’è un interesse crescente e ci sono tanti studiosi ed esperti che se ne occupano. A cominciare da Stefano Consiglio, dell’Università di Napoli Federico II, che osserva e studia questo movimento anche dal punto di vista economico con un particolare focus sul Meridione d’Italia.

Tuttavia, il “fenomeno scatenante” nella decisione di convocare questi Stati generali è rappresentato dalle catacombe di Napoli che sono il caso più noto e di maggior successo di queste esperienze. “Quando si è scatenato il contenzioso con il Vaticano con altri colleghi e amici ci siamo schierati a difesa di questa esperienza straordinaria dal punto di vista della cultura e dell’impatto sociale. Abbiamo pensato allora, di trovare un luogo affinché si uscisse dall’isolamento. Queste realtà vivono tanti problemi nella gestione di questi luoghi di patrimonio culturale, in un lavoro quotidiano che non solo non trova il sostegno delle istituzioni pubbliche, ma che quasi incontra ostacoli che derivano proprio dallo Stato. Un modo di approcciare queste esperienze che forse viene dalla scarsa conoscenza di questi fenomeni”.

IL MIBAC SI OCCUPI DI LORO

È da qui, quindi, che nasce la convocazione degli Stati generali e l’esigenza di costruire una rete di queste realtà. “Non per farne un sindacato – scherza Volpe -, ma semplicemente perché conoscendosi e condividendo i problemi e le opportunità è più facile per ciascuna di queste realtà avere un futuro”.

L’obiettivo è anche quello di “presentarle al Mibac e chiedere al ministero, attraverso la rete territoriale, di ‘allearsi’ con queste realtà e di metterle nella condizione di operare al meglio. Rivolgo, in particolare, un invito ufficiale al Ministro Bonisoli a porre attenzione a queste straordinarie energie, competenze e passioni che attendono di essere messe nelle condizioni di operare a favore del patrimonio culturale e di creare occasioni di economia pulita e sana che valorizzi le professioni e le competenze che costruiamo nelle università e di cui il Mibac ha tanto bisogno”.

I CONTESTI IN CUI OPERANO

Una delle caratteristiche peculiari dell’Italia è quella di avere un patrimonio culturale diffuso sul territorio. “È impensabile che questa ricchezza possa essere tutelata solo con le norme e i vincoli, avrebbe piuttosto bisogno di una partecipazione larga con una gestione fatta da persone competenti”.

Proprio una recente ricerca di Stefano Consiglio ha messo in evidenza che, solo a Napoli, “operano circa 60 realtà impegnate nella gestione del patrimonio culturale. Si tratta di 260 persone impegnate nell’attività di gestione con un giro economico di 8 milioni euro lo scorso anno. Una realtà di un certo interesse dal punto di vista sociale ed economico. Si immagini cosa vuol dire se moltiplichiamo questo dato per l’intero territorio nazionale”, nota Volpe.

Queste realtà – sottolinea – operano spesso “in contesti sociali degradati e hanno dimostrato che grazie al patrimonio culturale si può contribuire non solo al miglioramento della qualità della vita ma anche a una migliore sicurezza delle città. Perché attraverso la partecipazione attiva dei cittadini si creano contesti più favorevoli. E’ una lezione importante. Se ci siamo riusciti a Rione Sanità si può fare dappertutto. E con gli Stati generali proviamo a farlo dappertutto”, conclude Volpe.

IL SOSTEGNO DI FEDERCULTURE

L’iniziativa è sostenuta da tanti soggetti a livello nazionale, a cominciare dal FAI e dalla Fondazione con il Sud. Anche Federculture è impegnata in prima linea per la riuscita dell’evento. Partendo dalla vicenda della cooperativa ‘La Paranza’ nelle Catacombe di Napoli, “vogliamo provare a dimostrare come l’intervento dell’impresa culturale determini le condizioni per lo sviluppo del territorio con nuova occupazione e nuove imprese e con un beneficio sociale locale”, spiega ad AgCult Claudio Bocci, direttore di Federculture. L’idea che sta dietro agli Stati generali della gestione dal basso del patrimonio culturale trova il sostegno di Federculture perché ritiene che “sia una linea per far emergere la necessità di appropriate politiche pubbliche che affrontino il tema della gestione come elemento di raccordo tra tutela e valorizzazione delle risorse culturali”.

Rispondi