“Credo fortemente nella centralità degli archivi nell’ambito di questa Amministrazione. È un’attenzione che ho potuto esercitare direttamente nel breve periodo in cui ho avuto l’onore e il piacere di essere direttore della struttura”. Così il Segretario generale del Ministero per i Beni culturali, Giovanni Panebianco, in apertura dei lavori della seconda sessione della giornata di studi “La conservazione archivistica nell’era del GDPR: il nodo degli archivi privati e dei dati penali”, organizzata dalla Direzione generale Archivi del Mibac, dall’Associazione nazionale archivistica italiana e dall’Istituto centrale per gli archivi.

“È un mondo questo in cui le energie non sono solo quelle consapevoli, come il tutelare il dato, il conservare ciò che di archivistico e bibliografico si possiede ma è un settore in cui molte sono le energie da mobilitare e le sfide da cogliere in un ottica di futuro”. Quello degli archivi, secondo Panebianco, è infatti “il settore che più di ogni altro coniuga passato con futuro”.

DIGITALIZZAZIONE: TRAIT D’UNION TRA PASSATO E FUTURO

Cosa permette al Mibac di collegare passato e futuro nell’ambito della catalogazione e archiviazione? “In questo ministero – secondo il segretario generale – il trait d’union è dato dalla digitalizzazione”.

“Una delle novità nell’assetto delle attribuzioni volute da questo governo, infatti, è stata individuare una delega specifica in materia di digitalizzazione del comparto dei beni culturali”. Una delega, continua il Segretario generale, che dimostra “un’attenzione nuova che va nel senso di un voluto investimento in questa prospettiva”. Perché “il libro è importante ma l’archivio è il dato nella sua essenza, qualcosa che non necessita di aggettivi, che è perché è la verità. E questo dato rimanda al concetto di democrazia e libertà”.

Per il Segretario generale del Mibac, “la giornata odierna rappresenta l’esempio dell’approccio dinamico tra tutela e valorizzazione, una nuova concezione di tutela che vede lo Stato e i privati incontrarsi in un ottica non di conflitto ma di dialogo e condivisione delle competenze”.

IL RIASSETTO MINISTERIALE: NUOVE RISORSE E NUOVI STRUMENTI

In un’ottica di evoluzione nel settore, Panebianco specifica che “le Soprintendenze archivistiche e bibliografiche possono esercitare in vario modo il loro ruolo ma c’è bisogno di strumenti per poterlo fare. Si tratta di uno sforzo che stiamo cercando di svolgere nell’ottica dello sviluppo organizzativo del ministero che il ministro Bonisoli ha voluto e avviato”.

“È in corso una riflessione – continua il Segretario generale – sul nuovo assetto ministeriale. Non si pensa a una controriforma perché le riforme ripetute nell’ambito di stretti margini temporali stressano le organizzazioni e chi ci lavora. Pensiamo ad un assestamento organizzativo, piuttosto, e stiamo affrontando questo parallelamente ai fabbisogni assunzionali attraverso lo strumento dei concorsi”.

E riferito alla Direzione generale Archivi, sottolinea: “Intendiamo assicurare a questo comparto nuove risorse ma anche interventi formativi per una professione, quale quella archivistica, centrale”. Infatti, secondo Panebianco “il settore archivistico ha numerosi esempi che dimostrano come la tutela si eserciti al meglio quando ci sono professionalità al lavoro”. Professionalità non solo quindi come nuove leve ma soprattutto come frutto di processi formativi. “Sanzionare comportamenti scorretti che possono aver portato alla perdita di un bene culturale – ha concluso nel merito il Segretario generale – sarebbe un’azione incompleta se non si coniugasse con gli sforzi necessari a fornire un’adeguata formazione professionale”.

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