Nonostante i Paesi più colpiti dai furti di opere d’arte siano quelli devastati dalle guerre, come Iraq, Afghanistan, Siria e Libia, l’Italia rimane uno dei primi Paesi non solo per numero di sottrazioni e trafugamenti, quantificabili nel novero delle migliaia l’anno, ma anche per il ritrovamento di dipinti, sculture e oggetti religiosi rubati. Comincia così un articolo a firma di Stefano Opilio, direttore dell’Ufficio II – Cooperazione internazionale del Ministero della Giustizia su www.gnewsonline.it, il quotidiano web del Ministero.

Dalle numerose indagini della magistratura e dalle banche dati di Interpol – prosegue Opilio -, l’Organizzazione internazionale di polizia criminale che si occupa, tra l’altro, di raccogliere continuamente i dati sui furti di opere d’arte, e del Nucleo Carabinieri per la Tutela del Patrimonio Culturale Italiano (NCTP), che opera anche mediante il sistematico monitoraggio dei siti di vendita di opere d’arte on line, emerge la dimensione di un fenomeno criminale di ampia portata e in continua espansione, che si articola in numerosi canali di scambio e che colpisce indifferentemente musei, luoghi di culto e abitazioni private. Per loro natura i furti di opere d’arte si inseriscono pienamente nella criminalità transnazionale. Mentre, infatti, i beni culturali di scarso valore vengono solitamente venduti in Italia in negozi di rigattieri o nei mercatini dell’antiquariato, le opere d’arte di alto valore, spesso trafugate su commissione, vengono ripulite e affidate alla criminalità organizzata, la quale, attraverso circuiti ristretti di trafficanti, le piazza sul mercato illecito internazionale, ove è più facile la vendita e più difficile la loro identificazione.

Le numerose indagini della magistratura italiana evidenziano transiti di opere d’arte rubate verso Svizzera, Germania, Austria, l’Est Europa e i Paesi Balcanici, dove i beni vengono venduti o smistati in tutto il mondo.

Che fare, dunque, per recuperare le opere trafugate in Italia? L’estensione globale del fenomeno, analogamente a quanto avvenuto con fenomeni criminali transnazionali quali il terrorismo, la criminalità mafiosa e il traffico di migranti, ha imposto l’esigenza di adottare efficaci strumenti di cooperazione multilaterale e bilaterale che consentano di superare gli ostacoli presentati dall’eterogeneità delle legislazioni penali nazionali e di adeguare, a livello europeo e internazionale, gli strumenti normativi alle capacità delle organizzazioni criminali di operare con sempre maggiore disinvoltura senza barriere né frontiere, movimentando le opere d’arte a una velocità decuplicata rispetto alle attività di indagine della magistratura e delle forze dell’ordine. Il sistema della cooperazione giudiziaria internazionale per il recupero delle opere d’arte trafugate (ma non solo, ovviamente), può essere definito a “a geografia variabile”, nel senso che la fonte giuridica e lo strumento utilizzabile dalla magistratura italiana cambiano a seconda del Paese in cui il bene può essere presumibilmente rinvenuto.

A livello europeo lo strumento da utilizzare per le attività di indagine (tra gli altri, accertamenti bancari, audizione di testimoni, perquisizioni) e il sequestro probatorio è oggi l’Ordine Europeo di Indagine, introdotto con il decreto legislativo 21 giugno 2017, n. 108 a partire dal 28 luglio 2017, destinato a sostituire la tradizionale richiesta di assistenza giudiziaria (cosiddetta rogatoria) e in generale tutti gli strumenti esistenti nel settore. Per i sequestri a fini di confisca e i provvedimenti di confisca continua a trovare applicazione il decreto legislativo 7 agosto 2015 n. 137, che attua la Decisione Quadro dell’Unione Europea 2006/783/GAI.

Se l’opera d’arte, al contrario, si trova in Albania, Armenia, Azerbaijan, Montenegro, Russia, Serbia, Svizzera, Turchia o Ucraina, la rogatoria per il suo recupero trova fondamento sulla Convenzione europea di assistenza giudiziaria in materia penale del Consiglio d’Europa, del 20 aprile 1959.

Numerose sono poi le Convenzioni multilaterali (UNESCO 1954, UNESCO 1970, UNIDROIT 1995, UNESCO 2001) e bilaterali in materia di assistenza giudiziaria stipulate dall’Italia con Paesi latinoamericani, Stati Uniti, Canada, Cina e altri Paesi extra UE, trattati la cui ampiezza consente di contrastare in modo efficace l’importazione e l’esportazione di beni culturali e facilitarne il recupero e la restituzione.

D’altro canto i successi, nelle attività investigative italiane all’estero, di certo non mancano. Anche grazie alla specializzazione di Carabinieri e magistrati diverse rogatorie hanno consentito di individuare vere e proprie strutture criminali transnazionali operanti sul mercato e di recuperare e rimpatriare centinaia di beni culturali di provenienza italiana. Tra le più recenti si veda la restituzione, il 19 novembre 2016, delle 17 opere d’arte – tra le quali capolavori di Rubens (la “Dama delle licnidi”) e diverse tele del Tintoretto -, rubate al Museo di Castelvecchio (Verona), ritrovate in Ucraina e sottoposte a sequestro a seguito di specifica richiesta di cooperazione internazionale formulata dalla Procura della Repubblica di Verona.

 

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