L’Italia è un paese ricco di patrimonio culturale, nella sua nuova accezione più ampia, tuttavia proprio il nostro patrimonio culturale è ampiamente sottoutilizzato. Ecco allora che “la cooperazione si candida affinché questa grande risorsa sia una leva, uno dei principali motori di sviluppo sostenibile in tutto il paese”. Giovanna Barni, presidente di CoopCulture e vice presidente vicario di CulTurMedia, ha aperto i lavori della tavola rotonda su “Partenariati innovativi e filiere cooperative: una via sostenibile per la messa a valore del patrimonio culturale, la rigenerazione urbana e lo sviluppo dei territori”.

Il focus sui partenariati pubblico-privati si è tenuto a Genova nel corso del Primo congresso nazionale di CulTurMedia che raccoglie le cooperative aderenti a Legacoop nei settori della Cultura, del turismo e della comunicazione. Barni ha ricordato come la cooperazione possa portare “tantissime e bellissime testimonianze di realtà cooperative, da nord a sud, impegnate nel fare del patrimonio culturale” una delle risorse più importanti per lo sviluppo del paese.

Introducendo gli interventi di quattro esperienze territoriali, Barni ha ricordato come una battaglia importantissima condotta dalla cooperazione (in forma unitaria) insieme a Federculture è stata quella “dell’affermazione e del riconoscimento dell’impresa culturale e creativa e il suo perseguimento dell’interesse pubblico”.

LE ESPERIENZE COOPERATIVE

A raccontare la propria esperienza di imprese culturali tra pubblico e privato sono state chiamate quattro realtà cooperative. Emanuela Presciani ha descritto l’attività del Teatro tascabile di Bergamo, il primo partenariato speciale pubblico-privato, sollevando il problema dell’accesso al credito “che consentirebbe di realizzare prima e meglio i nostri progetti”. Fernando Di Fabrizio ha presentato il Consorzio De Rerum Natura, una rete cooperativa per le aree protette in Abruzzo. Antonio Baldi, di Officina delle Idee, ha raccontato Matera 2019 Storytelling, un progetto a costo zero che utilizza la leva del turismo esperienziale e la cultura per costruire un’offerta turistica di qualità e innestare uno sviluppo dei territori. Infine, Giacomo Caldarelli, di Anonima Impresa Sociale, ha descritto l’esperienza del Cinema di Comunità PostModernissimo a Perugia, che ha messo in relazione la comunità cittadina con l’impresa e il progetto.

Esperienze, ha commentato Barni, che “hanno in comune la passione, la cooperazione – ovviamente, ma non è secondario -, il prendersi cura del territorio e delle comunità, sono intersettoriali. In fondo hanno anche un altro tema in comune: l’innovazione, modelli nuovi di fare cooperazione che assume un significato nuovo”.

I RELATORI ISTITUZIONALI

Il focus, dopo le esperienze territoriali, ha girato i problemi emersi ad alcuni relatori istituzionali, partendo dal tema dei partenariati pubblico-privato. “Faremo molto su questo ambito – ha annunciato Barni -. Chiediamo quindi di essere un interlocutore privilegiato per il Mibac, anche in una fase di raccolta di idee che possono venire dai territori”. Barni ha poi enunciato tre ostacoli in questo percorso. “Il primo ostacolo è la frammentazione istituzionale e la frammentarietà delle politiche. Parliamo di progetti che partono dai fabbisogni delle comunità”. Il secondo tema “è la scarsità delle risorse per investire in questi progetti di lunga durata. In questo settore sono state tantissime le risorse, specialmente al sud, frammentate e destinate spesso solo ai beni e non alla gestione”. Infine, quel “velato pregiudizio nei confronti del privato. Iniziative come queste in cui la cooperazione si presenta come soggetto affidabile possono contribuire affinché quel velato pregiudizio possa essere superato con una nuova forma di collaborazione tra pubblico e privato”.

Alla tavola rotonda hanno partecipato Daniela Tisi, consigliera del ministro dei Beni culturali, Vincenzo Santoro, responsabile cultura dell’Anci, Ugo Bacchella, presidente di Fitzcarraldo, Maurizio Davolio, presidente dell’Associazione italiana Turismo responsabile, Luigi Morgano, membro della Commissione Cultura del Prlamento europeo e Francesca Chiavacci, presidente nazionale di Arci.

DANIELA TISI – La prima a intervenire è stata Daniela Tisi, consigliere del ministro dei beni culturali per la gestione complessa del patrimonio culturale attraverso reti e sistemi museali territoriali. Secondo la consigliera del ministro, “ascoltare queste esperienze di vitalità dal territorio mi farà riflettere sui lavori della commissione che presiedo”. Il ministro Bonisoli “ha caro questo argomento tanto che stiamo pensando di organizzare una giornata di confronto proprio su questo argomento”.

Uno dei compiti che spetta alla Commissione presieduta dalla Tisi è quello di fornire linee guida a Bonisoli, entro settembre, su quali possono essere queste forme di gestione integrate del patrimonio.

La premessa, spiega Tisi, è che esiste ed è forte “la sensibilità da parte del ministro e del governo di andare verso i territori. Noi dovremo attivare questa sinergia. La commissione dovrà illustrare su come le sinergie potranno dare risultati efficaci. La frammentazione istituzionale, certo, è un problema. Ma il ruolo del privato è altrettanto importante rispetto a quello del pubblico. Quando si parla di politiche territoriali sono necessarie tutte e due le parti. Dobbiamo mettere a frutto tutte le nostre competenze per valorizzare il patrimonio culturale per la comunità che ne usufruisce”.

È importante, infine, “raccogliere tutte le esperienze, aspetti positive e criticità, perché è su quelle che lavoreremo per superarle. C’è la volontà di andare oltre le linee guida, attivando progetti pilota di valorizzazione e gestione integrata sui territori in una seconda fase. E questi avranno maggior senso se potranno essere attivati nelle zone con maggiori sofferenze”.

VINCENZO SANTORO – Per Vincenzo Santoro, responsabile Cultura e Turismo dell’Anci, “il partenariato pubblico privato è un tema strategico anche per salvare il patrimonio culturale”. Santoro ha poi sottolineato come “questo paese abbia vissuto e vive una stagione di grande disponibilità di risorse, in grandissima parte però per le ristrutturazioni. Il tema è che mancano risorse per la gestione e la valorizzazione del patrimonio. Risorse che poi vengono assegnate mediante appalti” e non nella progettazione integrata e partecipata.

La frammentazione istituzionale è un tema complicato. Santoro si concentra in particolare sul ruolo dei “poli museali statali che devono diventare il luogo dove i territori costruiscono progetti di rete. Se c’è un limite della riforma è stato proprio questo”. Infine, un riferimento all’Art Bonus che “è un elemento importantissimo per costruire l’implementazione iniziale sia per la sostenibilità a lungo termine”.

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