Innovazione, digitalizzazione, territorio e cultura. Sono le parole chiave utilizzate dal presidente della Commissione Cultura della Camera dei deputati, Luigi Gallo, nel suo intervento a Genova in occasione del Primo congresso di CulTurMedia, l’associazione che riunisce le cooperative aderenti a Legacoop che operano nel settore della cultura, del turismo e della comunicazione.

INFRASTRUTTURE IMMATERIALI

“Il dibattito del paese – ha ricordato Gallo conversando con AgCult a margine dell’evento di CulTurMedia – è piegato sulle infrastrutture materiali ma poco si ragiona su quelle immateriale, che poi sono il nostro tessuto sociale, la capacità di costruire una comunità che funziona. Su questo c’è un impegno forte del governo”. A cominciare dalla digitalizzazione del patrimonio culturale. “Nella legge di Bilancio è stata finanziata con 4 milioni di euro la digitalizzazione culturale che significa costruire il piano di beni culturali del Paese. Una volta costruita, questa infrastruttura può essere utile alle imprese culturali: attraverso questa struttura possono sviluppare la loro creatività”.

LE CONCESSIONI

Un altro fronte è quello rappresentato dalle concessioni. “L’obiettivo è intervenire per concludere tutte le proroghe che ci sono nel campo della gestione dei musei e siti culturali e poter dare spazio all’innovazione e riaccendere la creatività dell’impresa. Creatività, digitale, innovazione e comunicazione sono infatti quegli assi che creeranno più occupazione nel futuro e lo hanno già fatto in passato quando nei momenti di crisi si cresceva dello 0,7% all’anno. A maggior ragione lo faranno nel futuro coniugandolo col digitale e l’innovazione”.

I LAVORI DELLA COMMISSIONE CULTURA

Il presidente Gallo, nel suo intervento di fronte all’assemblea dei delegati di CulTurMedia, ha ripercorso il lavoro fatto dalla Commissione Cultura della Camera in questi mesi di attività. Dalla risoluzione su Pompei (“Dobbiamo diffondere sul territorio la capacità attrattiva degli scavi archeologici”) alla proposta di legge sull’Open Access (“Cerchiamo di portare l’idea che la ricerca scientifica sia patrimonio dei cittadini”) toccando il tema del rapporto tra pubblico e privato nella gestione della cultura: “Lo stato fa le infrastrutture, i privati partecipano con progetti educativi e sociali. Dobbiamo mettere il settore culturale nelle condizioni di svilupparsi e promuovere quel fermento necessario in un settore culturale e creativo”.

IL PRIVATO NELLA CULTURA

Ad AgCult ha poi aggiunto: “Il privato ha il compito di elaborare sviluppo innovativo dal punto di vista culturale. Ad esempio, una volta definito dal pubblico la concessione di un servizio o di una gestione deve competere con l’innovazione e con il prodotto di qualità. Quindi non con un adagiamento sulle condizioni del passato. Oggi dobbiamo offrire anche delle esperienze in più, dobbiamo riuscire a catturare nuovi cittadini appassionati di cultura. La visita a un museo non sarà più semplicemente una visita, ma un’esperienza sensoriale. Dovranno – ha concluso Gallo – esserci imprese capaci di realizzare tutto questo”.

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