“La Direzione Generali Archeologia, Belle arti e Paesaggio ha pubblicato un nuovo bando che è l’ennesimo schiaffo in faccia ai professionisti italiani del settore dei Beni Culturali: anziché reclutare, attraverso idonea procedura di selezione, personale retribuito, il MiBAC sceglie la strada, divenuta ormai una pericolosa e lesiva abitudine, del volontariato e del lavoro a basso costo, celato dietro la prestazione d’opera di non meglio precisate associazioni di volontariato senza scopo di lucro”. Lo afferma in una nota l’Associazione Nazionale Archeologi, commentando il bando per la selezione di un’associazione di volontariato senza scopo di lucro per attività di collaborazione con la DG Archeologia del ministero per i Beni culturali. (per approfondimenti leggi: Mibac, bando per attività di collaborazione con la Dg Archeologia, Belle arti e Paesaggio).

“Ancora una volta – continua l’ANA – il Ministero sceglie una scorciatoia per far fronte ai agli endemici buchi di organico, con espedienti che risolvono, semmai, i problemi a breve termine, ma che sulla lunga distanza si dimostrano inefficaci e privi di continuità scientifica, programmatica e occupazionale. E’ amaro constatare che, nonostante ormai da un triennio i numeri confermino la crescita di visitatori e fruitori dei beni culturali, continui a mancare nel MiBAC stesso un piano ben preciso di gestione delle risorse umane e professionali necessarie all’esercizio della tutela e della fruizione del patrimonio culturale”. Secondo l’Associazione Nazionale Archeologi “è inaccettabile continuare a vedere mortificati i professionisti e strangolata l’occupazione, in un Paese che ha fame di cultura e di lavoro. E, ricordiamolo sempre, la cultura è lavoro. Non é accettabile che le università e i centri di ricerca continuino a formare da decenni tecnici e professionisti che poi verranno reclutati per attività specialistiche a costo zero o a rimborso di 6,87 euro l’ora, come nel caso specifico”.

“Anche sul piano giuridico il bando (presente in forma pubblica per poche ore su internet, e poi sparito dalla pubblica disponibilità) solleva palesi incongruenze, poiché in esso si fa riferimento ad associazioni che devono possedere esperienza almeno triennale nel settore della tutela del patrimonio culturale, andando in palese contrasto con l’art 4 del Codice dei Beni Culturali (D. Lgs. 42/2004) che esplicita chiaramente che la tutela è esercitata in via esclusiva dal MiBAC, al massimo con il concorso degli Enti Pubblici, ma non soggetti con ordinamento giuridico differente e privato, come le associazioni”. L’Associazione Nazionale Archeologi “ritiene quindi opportuno, per una corretta tutela di tutto il patrimonio culturale mobile ed immobile, che venisse esteso anche alle attività di catalogazione ed inventariazione quanto espresso nella circolare della stessa Direzione Generale, Circolare DG 4/2019, che nello specifico vieta categoricamente ai volontari l’accesso alle attività di scavo archeologico: sarebbe un bel modo per riconoscere così pari dignità scientifica e professionale alle attività extra scavo”.

 

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