Brexit

Il settore museale inglese lancia un grido d’allarme sul pericolo di una Brexit senza accordo. La Museums Association (MA) – l’associazione di categoria del personale dei musei britannici fondata nel 1889 – è infatti “seriamente preoccupata” per “l’impatto dannoso” che un No deal avrebbe sui musei, sul personale e sulle comunità. “Esortiamo il governo britannico e i politici del Regno Unito a prendere tutte le misure necessarie per evitare questo scenario”, si legge in un appello che l’Associazione ha lanciato nei giorni scorsi.

L’IMPATTO ECONOMICO E SULLE COMUNITA’

La Museums Association (che vanta oltre 10mila iscrizioni, dai piccoli musei alle grandi istituzioni) entra poi nel dettaglio esponendo le “preoccupazioni più urgenti” di un eventuale No deal. Prima di tutto l’impatto economico e gli effetti sulle comunità. “Il governo del Regno Unito prevede fino al 10% in meno di crescita del PIL nei prossimi 15 anni in caso di una Brexit senza accordo. Ciò – sottolinea l’Associazione – avrebbe un impatto dannoso e divisivo su molte comunità che i musei servono. Inoltre, il settore dei musei del Regno Unito si trova già in una fragile situazione finanziaria dopo un decennio di austerità e potrebbe lottare con le sostanziali perdite finanziarie derivate dalla perdita di reddito, di filantropia e di finanziamenti pubblici in caso di un No deal”. A preoccupare è la “prospettiva di ulteriori chiusure” e la riduzione di “orari di apertura, di personale e dell’offerta pubblica” proprio in un momento in cui “le comunità hanno bisogno dei musei”.

COSA SUCCEDEREBBE AL CONFINE?

La prospettiva di “notevoli ritardi nell’importazione e nell’esportazione di merci e nel movimento di persone attraverso il confine”, inoltre, solleva una serie di rischi per il settore museale. C’è il pericolo – riflette la Museums Association – che “un aumento della sicurezza e dei controlli alle frontiere comporti una diminuzione dei visitatori nel Regno Unito dall’UE”. “Gli oggetti che vengono prestati o presi in prestito da musei nel Regno Unito per esposizioni saranno probabilmente trattenuti alla frontiera per lunghi periodi, aumentando i rischi di sicurezza e conservazione per queste opere”, prosegue l’Associazione esprimendo preoccupazione anche per la “sostanziale incertezza sul futuro del regolamento sulle licenze di esportazione nell’UE in assenza di un accordo”.

In pratica – è la denuncia della Museums Association – la combinazione di “interruzione dei trasporti e mancanza di chiarezza sulla regolamentazione” porterà alcuni musei a “decidere di non prestare o prendere in prestito da partner europei, riducendo così la qualità delle mostre che i musei del Regno Unito sono attualmente in grado di offrire”. E ancora: “Siamo preoccupati per le interruzioni delle catene di approvvigionamento che consentono ai musei di rimanere aperti e fornire un servizio di alta qualità al pubblico”.

LA PERDITA DEI FINANZIAMENTI EUROPEI

C’è poi un altro versante da prendere in considerazione: la partecipazione del Regno Unito ai programmi faro per cultura e giovani dell’Unione europea. “Siamo preoccupati – si legge ancora nell’appello dell’Associazione – per la perdita di finanziamenti europei nell’ambito di uno scenario No deal, in particolare per Horizon 2020 ed Europa Creativa, che forniscono finanziamenti vitali per ricerca, mostre, sviluppo e coinvolgimento della comunità nei musei del Regno Unito”. C’è anche un’ulteriore preoccupazione per i musei universitari, secondo i quali “la perdita di accesso ai finanziamenti europei destinati alla ricerca comprometterà la loro capacità di fornire progetti basati sulle collezioni”.

IL PERSONALE EUROPEO

Il settore dei musei del Regno Unito, inoltre, ha legami con le organizzazioni partner europee e impiega un gran numero di cittadini dell’UE. La Museums Association ritiene che “la confusione sul sistema di regolamento dell’UE sia inaccettabile. Una Brexit senza accordo accrescerebbe le preoccupazioni del nostro personale dell’UE e renderà più difficile per i musei nel Regno Unito mantenere il personale europeo con specifiche aree di competenza”.

Per approfondimenti:

L’appello della Museum Association

Leggi anche:

Brexit nel settore culturale, se i primi a temerla sono proprio gli inglesi

Brexit, Ue ribadisce: Capitale della Cultura 2023 non in UK (Irlanda del Nord compresa)

Capitale europea Cultura 2023: Gb esclusa causa Brexit, interrogazione a Commissione Ue

Rispondi