La Commissione di studio per il riordino dell’organizzazione del Mibac concluderà i suoi lavori entro la fine di febbraio concentrandosi sui meccanismi di funzionamento, nel mese di marzo saranno affrontati – anche con i tecnici – punti specifici dei processi interni e a maggio sarà pronto il pacchetto di modifiche all’organizzazione del ministero. Il ministro dei Beni culturali, Alberto Bonisoli, traccia le tappe che da qui a pochi mesi vedranno il Mibac cambiare faccia con “un approccio non ideologico, non calato dall’alto, condiviso e discusso con chi questa nuova organizzazione dovrà viverla e metterla in pratica”. In una lunga intervista in esclusiva ad AgCult, il ministro Bonisoli si sofferma in particolare sulla genesi e sul funzionamento della Commissione interna che dovrà fare la ‘radiografia’ ai meccanismi del Mibac rispondendo, nei fatti, anche a quanti ne avevano criticato la composizione e la mission.

Questa commissione tecnica rappresenta solo “un momento di un processo più ampio”, all’interno del quale le sensibilità, i punti di vista, le opinioni di chi si occupa di un determinato aspetto “verranno assolutamente sentite”. “Ma non prima di avere in mano le ‘analisi’, perché senza le analisi diventa una discussione di tipo ideologico che non aiuta nessuno”. Usa più volte una metafora “medica” Bonisoli, spiegando il ruolo e i compiti che la commissione da lui voluta avrà nel formulare proposte di riordino della struttura e nella redazione di proposte di modifica del regolamento di organizzazione.

LA COMMISSIONE DI STUDIO SULLA RIFORMA

La commissione è presieduta dal segretario generale del ministero Giovanni Panebianco. Ne fanno parte i consiglieri del ministro, Alfredo Moliterni (consigliere giuridico) e Maurizio Decastri (consigliere per l’analisi, l’identificazione delle direttrici dello sviluppo organizzativo del Mibac). Gli altri membri sono: il capo della comunicazione del Mibac Giorgio Giorgi, il capo dell’Ufficio legislativo Lorenzo D’Ascia e il direttore generale Organizzazione, Marina Giuseppone.

Questa Commissione, sottolinea il ministro, “è la più tecnica possibile. È una sorta di laboratorio di analisi. Inutile avere medici esperti di una patologia se prima non si capisce qual è questa patologia. È per questo che ho voluto dei ‘tecnici di laboratorio’. Sono loro che faranno la ‘risonanza magnetica’, l’analisi del sangue: infatti è una commissione interna composta da professionisti che lavorano al mio fianco cui ho chiesto di approfondire determinati temi”. L’unico esterno, spiega, “è un collega della Bocconi (Maurizio Decastri, ndr) che è una delle persone che stimo di più per quello che riguarda i sistemi di motivazione e compensazione. È una commissione d’indagine, che dovrà entrare nel merito di alcune situazioni per poi illustrare esattamente che cosa non funziona e quali eventualmente possano essere delle criticità”.

GLI INCONTRI DELLE PROSSIME SETTIMANE

In questa fase, quindi, non si parla ancora di temi come le soprintendenze uniche. “Siamo a un livello sotto, stiamo parlando di meccanismi, di ingranaggi. Ho chiesto alla commissione di darmi le indicazioni di quelle che sono le analisi delle aree di criticità a inizio di marzo, quindi non andiamo tanto in là. Successivamente, convocherò tutte le componenti”. Con i sindacati l’incontro è già fissato per il 20 di febbraio, “ma poi faremo incontri specifici per entrare nel merito, con archeologi, studiosi dell’arte, con chi si occupa di biblioteche e così via. Perché a differenza di quello che è successo prima, mi piacerebbe molto che qualsiasi cosa venga fuori sia prima condivisa e spiegata. La condivisione è fondamentale in una struttura complessa come il Mibac, se vogliamo che funzioni. E io voglio che funzioni”.

UNA FASE DI ASCOLTO, UNA DI ANALISI E UNA DI CONDIVISIONE DELLE PROPOSTE

Ripercorrendo le tappe che lo hanno portato fino ad oggi, il ministro ricorda come già a luglio nel corso dell’audizione di fronte alle commissioni riunite di Camera e Senato per illustrare le linee programmatiche, parlando dell’organizzazione aveva evidenziato tre aspetti: “Innanzitutto che esiste un problema urgente di personale; in secondo luogo la volontà di affrontare il tema strutturale senza lenti di tipo ideologico (il dibattito ‘pro o contro la riforma Franceschini’ non mi interessa, conta solo capire cosa funziona e cosa no); in terzo luogo che per mettere mano all’organizzazione del ministero avrei usato un metodo graduale che prevedeva una fase di ascolto, una di analisi e una di condivisione delle proposte”.

Il lavoro della commissione, ribadisce Bonisoli, rappresenta ora la fase di analisi cui seguirà quella della condivisione delle criticità e delle proposte.

La fase di ascolto, invece, è cominciata subito dopo l’audizione in Parlamento: “Da settembre in poi ho sentito (in via ufficiale e non) tutte le componenti che sono state coinvolte dai cambiamenti organizzativi avvenuti negli ultimi anni. Ho incontrato tra gli altri i direttori dei musei autonomi, i direttori di tutti i musei, i Poli museali, i responsabili degli archivi e delle biblioteche, i sovrintendenti. L’ultima riunione è quella che si terrà il 19 a Roma con i segretari regionali”. A questo punto, ragiona il ministro, “penso di aver ascoltato tutta una serie di sintomatologie che mi hanno dato un’idea di quelle che potrebbero essere alcune linee patologiche”.

RESPONSABILITA’ TECNICHE E GESTIONALI

Tra queste, spiega a titolo di esempio il titolare del Collegio Romano, “anche se determinate situazioni in questo momento necessitano di un dirigente di prima fascia, di uno di seconda fascia e di un funzionario; se alcune decisioni vengono prese da persone che hanno la competenza per farlo; quali sono i meccanismi di carriera all’interno dell’organizzazione”.

Nota infatti il ministro che “questa riforma ha interrotto alcuni flussi e questo ha generato dei problemi: in una struttura che ha una forte competenza tecnica, dobbiamo sempre ricordarci che ci sono due modi per procedere: uno legato alle responsabilità di tipo gestionale e uno legato alle responsabilità di tipo tecnico. In questo momento queste competenze sono confuse”.

MUSEI AUTONOMI E RUOLO DELLO STATO

In questa fase iniziale, Bonisoli ancora non si sbilancia sulle singole misure che potranno essere contenute nel pacchetto di modifiche all’organizzazione del Mibac cui sta lavorando. Tuttavia, a titolo esemplificativo, si sofferma sul tema dei musei autonomi. Si tratta, secondo il ministro, di “un ambito che deve essere ricondotto all’interno del perimetro statale. Stiamo parlando di realtà che resteranno all’interno dello Stato ed è lo Stato che deve trovare il modo di farle funzionare al meglio, non il contrario. Quando ho visto la riforma, ho avuto l’impressione che ci fosse quasi un punto di vista ideologico: quasi a dire ‘lo Stato più di tanto non può fare quindi mettiamo un po’ di distanza tra lo Stato ed alcune istituzioni affinché queste possano funzionare al meglio’”.

Per Bonisoli, ora “non è più così: è lo Stato che deve trovare modalità per far funzionare al meglio queste istituzioni, ma il loro ruolo e il loro posizionamento devono essere all’interno del perimetro statale. I musei possono anche rimanere autonomi: tuttavia, una delle valutazioni che faremo è ‘quali musei’ e ‘che cosa significa’ essere autonomi”.

PRO O CONTRO LA RIFORMA?

Bonisoli spiega che più che parlare di favorevoli o contrari alla riforma Franceschini, bisogna “guardare all’organizzazione”. Poi se questa organizzazione è stata cambiata due anni fa, quattro anni fa o 20 anni fa, questo non mi interessa. Ci sono degli aspetti da approfondire e altri che, invece, sicuramente, hanno bisogno di un tagliando e di una revisione critica. Più che gli aspetti strutturali veri e propri, sono il modo in cui funzionano”. A cominciare dalla gestione del rapporto tra pubblico e privato, “su cui è già al lavoro una commissione che sta per consegnare le proprie conclusioni”.

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