“Per quanto riguarda le dichiarazioni del ministro Bonisoli non possiamo che contraddirlo con le sue stesse parole: parla di una commissione tecnica che dovrebbe occuparsi di aggiustare gli ingranaggi e verificare quello che va bene e non va bene. Però poi cita dei nomi, tutti rispettabilissimi amministrativi, che il Mibac lo conoscono ben poco”. Lo dichiara ad AgCult il deputato Federico Mollicone (Fdi), capogruppo in commissione Cultura, commentando l’intervista rilasciata dal ministro Alberto Bonisoli (leggi).

“Ci chiediamo – prosegue Mollicone – perché all’interno non ci sia una archeologo, un restauratore, un architetto, tutte quelle figure centrali che poi già gestiscono le soprintendenze e le dirigenze di prima fascia e sono funzionari operativi sul campo. Sono queste le figure che conoscono la macchina e sanno dove stanno gli ingranaggi. Certo non può bastare il fatto che il ministro li abbia auditi, perché certo in un’audizione non si può esaurire un tema così complesso. Siamo molto perplessi. Anche sull’atteggiamento: l’ex ministro Franceschini ha molti demeriti ma ha avuto sicuramente il coraggio politico di dare degli indirizzi precisi. Quindi anche questa sua esaltazione dei tecnici, questo suo dire ‘non m’interessa il tema Franceschini sì e Franceschini no’ ha due aspetti: innanzitutto che non c’è un vero governo del cambiamento, e che molte nomine, molte strutture molte conferme sono rimaste esattamente quelle del governo Pd. E la seconda c’è un’esaltazione della tecnocrazia: la politica deve dare gli indirizzi e governare i tecnici, non farsi dettare dai tecnici gli indirizzi”.

“C’è poi un tema politico: sfidiamo il ministro, lanciando un appello, a rispettare la parola data al Parlamento. Lui venne in estate in commissione Cultura a stragiurare che avrebbe avviato la riforma del Codice dello Spettacolo, del Fus, delle Fondazioni lirico-sinfoniche, attraverso una riforma parlamentare, e poi troviamo nell’articolo 10 del cosiddetto decreto Codificazione, un ddl delirante perché la procedura adottata vuol dire che il Parlamento non potrà esprimere nessuna modifica, se non qualche ordine del giorno e qualche raccomandazione che equivalgono a una pacca sulla spalla”.

“In particolare, l’articolo 10 del Codificazione è tutto sulla cultura, smentisce quello che lo stesso Bonisoli aveva detto davanti al Parlamento. Ci troveremo di fronte a un decreto legge al quale potremo fare solo delle osservazioni consultive che non verranno recepite, che va a riformare il Fondo unico per lo spettacolo radicalmente, le Fondazioni lirico-sinfoniche, il Codice dello spettacolo e addirittura va a eliminare gli spettacoli viaggianti e sta attaccando direttamente il circo con gli animali”.

“Noi, su questo, faremo presto un’iniziativa parlamentare molto forte e molto chiara, fonderemo un intergruppo per lo spettacolo popolare, rievocazione storica e carnevali, proprio per difendere lo spettacolo popolare minacciato da un pensiero radical-chic che attraversa anche la maggioranza che, in nome di un animalismo spesso mal documentato non capisce che si va a minare una tradizione secolare come quella del circo e dello spettacolo dal vivo, come per esempio l’arte equestre”.

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