Il Bonus cultura va allargato anche agli abbonamenti di giornali e riviste. E’ una delle proposte avanzate, nel corso di un’audizione in commissione Cultura del Senato, dalla Federazione carta e grafica che giudica positivamente l’impatto della 18App dal punto di vista economico e culturale. “Nel 2017, i 132 milioni di euro spesi da diciottenni per i libri hanno rappresentato un 6,3 per cento del fatturato totale del nostro settore”, ha detto Maurizio D’Adda, direttore di Assografici, una delle associazioni che nel 2017 ha dato vita alla Federazione carta e grafica. “Dal 2017, primo anno di vita del Bonus cultura, è tornato anche a crescere l’indice di lettura della fascia d’età 18-24 anni che calava da tempo”, ha aggiunto D’Adda.

Oltre agli effetti economici, ha evidenziato l’esponente della Federazione carta e grafica, “il Bonus cultura ha prodotto anche un’importante conseguenza qualitativa, riportando il libro e la lettura al centro dei giovani come area di investimento e di sviluppo del capitale umano” permettendo “alle fasce meno abbienti di dotarsi di strumenti scolastici più ricchi e aggiornati”. Facendo un raffronto tra il 2017 e il 2018, ha detto D’Adda, “salta all’occhio il numero di 18enni che si sono registrati: il primo anno erano sotto il 50 per cento, nel 2018 il numero è cresciuto sensibilmente. Questo significa che c’è stato un effetto ‘esperienza’ e dimostra che è stato fatto un buon lavoro in termini di comunicazione”.

D’Adda ha suggerito quattro interventi per migliore il Bonus cultura. “Innanzitutto, concentrarsi sulla comunicazione: visto che si regalano 500 euro dovremmo raggiungere il 90 per cento del target dei diciottenni, ed è quindi importante la collaborazione col Miur”. In secondo luogo, dare una strutturalità agli interventi perché “se una cosa funziona, vale la pena di svilupparla”. Terzo aspetto è quello di ampliare le categorie di spesa. “Dal Bonus cultura sono rimasti fuori gli abbonamenti di giornali e riviste, sono invece categoria che speriamo siano incluse dal 2020”. Infine, lavorare sul fronte di offerte più attraenti, quali “corner in librerie e la creazione di una sorta di e-commerce legata al sito del Bonus”.

D’Adda ha inoltre auspicato che vengano forniti dati più approfonditi. “Sarebbe importante – ha detto – vedere i flussi mese per mese, se ci sono differenze territoriali, di genere tra maschi e femmine nell’acquisto di prodotti, gli ordini scolastici, analizzare il comportamento dei diciottenni su come stanno spendendo. Insomma, sarebbe utile entrare nei dettagli del Bonus cultura”.

Se il Bonus cultura “è uno strumento efficace e utile”, il gap culturale dell’Italia “riguarda però tutti”, ha sottolineato D’Adda che in conclusione del suo intervento ha rilanciato una proposta “storica” della Federazione carta e grafica: concedere una detrazione nella dichiarazione dei redditi per l’acquisto di libri e giornali, esattamente come avviene per le spese mediche e di istruzione. “Crediamo che la lettura sia un bene pubblico di eguale valore alla salute e dell’istruzione -ha spiegato D’Adda -. Si tratta di un impatto che necessita di una copertura di circa 200 milioni di euro annui, una somma non certo improponibile”.

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