“Le Fondazioni lirico-sinfoniche e i loro amministratori hanno il dovere storico di salvaguardare la storia culturale italiana. È inammissibile considerare musica e opera lirica arti da sovvenzionare ed il balletto un costo da eliminare. Non è così che dice la legge”. Lo ha detto Luciano Cannito, presidente dell’Associazione nazionale coreografi italiani, nel corso di un’audizione in commissione Cultura del Senato dedicata al Fondo unico per lo spettacolo.

Cannito ha illustrato “il cortocircuito che attualmente sta attraversando il mondo del balletto classico italiano”, fino ad oggi rappresentato a livello nazionale ed internazionale dai corpi di ballo delle Fondazioni lirico-sinfoniche. “Il 47 per cento del Fus – ha ricordato – è oggi dedicato alle Fondazioni lirico-sinfoniche che usufruiscono della metà di tutti gli stanziamenti statali dello spettacoli italiano perché la loro funzione è quella di preservare, tutelare, produrre e promuovere le arti di eccellenza della musica, della lirica e del balletto italiani. Le stagioni di questi teatri si chiamano infatti ‘Stagione d’opera e di balletto’. Quello che nessuno comprende è perché le orchestre ed i cori sono tutti ancora operativi, ma la maggior parte dei corpi di ballo è stata dismessa o licenziata. Nessuno ha saputo dare una risposta a tale quesito”.

Per Cannito il caso italiano “è l’unico esistente in Europa e forse nel mondo, se si esclude la distruzione di Palmira. E se ci scandalizziamo per Palmira, forse dovremmo scandalizzarci anche per la distruzione del balletto in Italia. A Palmira hanno distrutto teatri di pietra, da noi si distruggono gli artisti che fanno i teatri vivi. Ci sono circa due milioni di giovani che sognano di diventare ballerini, ma i loro sogni non sono evidentemente ritenuti degni di rispetto e considerazione al pari di quelli che studiano musica e canto”.

Lo Stato italiano, sostiene Cannito, “sta chiudendo i corpi di ballo dei grandi Teatri d’opera e balletto che per legge dello stesso Stato sono sovvenzionati proprio per tutelare e incentivare la nostra tradizione culturale. Senza i corpi di ballo delle Fondazioni lirico-sinfoniche non esisterà più il balletto classico in Italia. Perché di queste tre arti di eccellenza eliminare il balletto? Chi l’ha deciso? Dove, quando e con quale autorità? Erano 13 i corpi di ballo delle 14 Fondazioni lirico-sinfoniche. Ora sono rimasti in quattro. In Germania sono 50, in Francia oltre 90 e nei paesi asiatici, pur non avendo nessuna tradizione di balletto, stanno aprendo innumerevoli corpi di ballo nei grandi teatri. Da noi facciamo il contrario. Eppure in Italia ci sono sono due milioni di giovani che studiano danza, mentre, ad esempio, sono circa 800 mila gli iscritti alle scuole di calcio e poco più di 9 mila gli studenti di canto lirico”.

Le Fondazioni che hanno chiuso i corpi di ballo, evidenzia Cannito, “acquistano quasi sempre gli spettacoli di balletto dall’estero, utilizzando, dunque i soldi dei contribuenti italiani per finanziare e produrre i corpi di ballo russi, francesi, tedeschi, americani, estoni, inglesi. Le Fondazioni nell’80 per cento dei casi, invitano le grandi produzioni di balletto dall’estero e così italiane si trovano di fatto a sovvenzionare e produrre la cultura di danza e balletto non italiana con i fondi pubblici dei contribuenti italiani”.

Cannito offre poi alcuni dati economici. “Se ci fossero dieci Fondazioni lirico-sinfoniche con dieci corpi di ballo di 50 ballerini l’una, incluso direttori, maîtres de Ballet, assistenti e collaboratori, costerebbero complessivamente circa 20 milioni di euro lordi l’anno. Il che ovviamente significa 10 milioni di euro di spesa reale in quanto circa il 50 per cento ritorna allo Stato in contributi e tasse. Come è possibile che non si trovino 10 milioni di euro per 500 artisti che con la loro attività farebbero rinascere un’arte e tutto il suo immenso indotto, fatto di 20 mila scuole di danza sparse su tutto il territorio nazionale, laboratori di scenografie, sartorie, industrie di abbigliamento specializzato, maestri, coreografi, pianisti? Sono cifre ridicole rispetto agli sprechi e ai disastri manageriali che sono giornalmente sotto gli occhi di tutti”.

Il balletto, ha concluso Cannito, “è un nostro patrimonio culturale, dal momento che è un’arte nata nel nostro Paese e che abbiamo poi esportato nel resto del mondo. La stessa parola, usata in tutto il mondo per indicare l’arte coreutica, è nata in Italia circa due secoli prima che i francesi ed i russi creassero le loro famose scuole di ballo. Dovremmo essere orgogliosi e tutelare le nostre tradizioni storiche. Oggi gli spettacoli di balletto fanno quasi sempre tutto esaurito, sono amatissimi dai giovani e il 52 per cento degli introiti della Siae, sezione Lirica, deriva dagli spettacoli di danza e balletto”.

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