“Una gigantesca Fake news dei Cinque stelle e del governo giallo verde”. Così l’eurodeputata Pd Silvia Costa commenta le dichiarazioni di Vito Crimi, sottosegretario all’Editoria, sulla Direttiva Ue sul Copyright. In particolare Crimi, a margine di un convegno alla Camera sulla proposta di legge Cinquestelle sull’open access, aveva detto che la Direttiva Ue è “una norma totalmente sbagliata che porterà danni e conseguenze agli editori stessi che la stanno sostenendo. Con gravi ripercussioni anche sugli autori”. Secondo il sottosegretario, questa direttiva “non è sbagliata solo nei principi, ma anche le conseguenze saranno nefaste. Google ha infatti già annunciato che farà accordi con chi vuole e quando vuole”. Per Crimi, questo “vuol dire che i piccoli editori saranno fatti fuori e solamento gli editori ‘big’ potranno discutere con Google la collocazione delle proprie notizie. Per i piccoli editori, invece, sarà la morte”.

SILVIA COSTA

Pronta la reazione della deputata europea Silvia Costa: “Basta leggere il testo dell’accordo sulla direttiva e gli atti del parlamento e ai scoprirà che, grazie a noi S&D in commissione cultura e in commissione Juri, è stata inserita la giusta remunerazione sia dei giornalisti (art. 11) sia degli autori (art. 14) accanto al riconoscimento dei detentori dei diritti d’autore, ovvero produttori ed editori da parte dei service providers e delle piattaforme digitali, che sfruttano i contenuti culturali, creativi, audiovisivi, giornalistici prodotti da altri senza riconoscerne il valore né morale né economico”. E aggiunge: “Ma si sa: ai grillini non sta a cuore la tutela del pluralismo dell’informazione e della cultura europea né la professionalità degli operatori e la qualità dei prodotti culturali e giornalistici”.

In nome del cosiddetto “popolo della rete” in realtà – prosegue Costa – “stanno difendendo lo squilibrio tra libertà e responsabilità in Internet, il rafforzamento dell’oligopolio degli Over the top, la loro evasione/elusione fiscale, l’abuso della loro posizione dominante nel mercato digitale in Italia e in Europa”. Inoltre, aggiunge, “non dicono che abbiamo ampliato l’accesso libero degli utenti per ragioni di studio ricerca e conoscenza né dicono che le piattaforme non commerciali (come Wikipedia) non rientrano nella azione della direttiva o che per le start up online ci sono doveri mitigati se sono sotto i 10 milioni di fatturato annuo”.

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