La posizione dell’Italia sulla Direttiva europea sul Copyright non cambia, “resta assolutamente contraria a questa impostazione perché si sta trattando del diritto dell’editore e non del diritto dell’autore”. Il sottosegretario all’Editoria, Vito Crimi, ribadisce il punto di vista del governo italiano a margine di un convegno di presentazione della proposta di legge di Luigi Gallo (M5S) sull’open access per le ricerche scientifiche.

DIRETTIVA UE SUL COPYRIGHT

Il sottosegretario all’editoria, a margine del convegno, si collega anche alla Direttiva sul Copyright in discussione in Europa e su cui è stato raggiunto un accordo che trova in disaccordo l’Italia. “Parliamo di due cose diverse. Nel caso della legge dell’Open Access si tutela il diritto dell’autore della ricerca scientifica che oggi viene vincolato dagli editori a pubblicare in una determinata rivista. Con questa legge si rende libero l’autore di utilizzare liberamente il frutto della propria ricerca”.

Il diritto d’autore in discussione in ambito europeo, spiega Crimi, “è invece il ‘diritto dell’editore’, una cosa molto diversa. Si tratta di una norma totalmente sbagliata che porterà danni e conseguenze agli editori stessi che la stanno sostenendo. Con gravi ripercussioni anche sugli autori”. Secondo il sottosegretario, questa direttiva “non è sbagliata solo nei principi, ma anche le conseguenze saranno nefaste. Google ha infatti già annunciato che farà accordi con chi vuole e quando vuole”. Per Crimi, questo “vuol dire che i piccoli editori saranno fatti fuori e solamento gli editori ‘big’ potranno discutere con Google la collocazione delle proprie notizie. Per i piccoli editori, invece, sarà la morte”.

È per questo, ribadisce Crimi, che “il voto dell’Italia resta assolutamente contrario a questa impostazione”.

LA PROPOSTA DI LEGGE SULL’OPEN ACCESS

Crimi si sofferma poi sulla legge sull’Open Access della ricerca scientifica che “è una legge che tutela gli autori delle ricerche. Essa tuttavia – spiega il sottosegretario – tutela anche i cittadini, tutela la libertà e la circolarità delle informazioni. Oggi il risultato di una ricerca viene identificato come il suo prodotto, in realtà deve essere un punto di partenza. E per farlo, questo risultato deve essere messo nella disponibilità di tutti”.

Oggi “purtroppo nella ricerca scientifica, che è spesso finanziata con risorse pubbliche, abbiamo un ruolo degli editori che in qualche modo congela la libertà della circolazione delle informazioni in essa contenute. Quelle dobbiamo liberare. Significa dare anche ai cittadini la capacità di conoscere, affidare uno strumento per ridurre la sperequazione sociale”.

IL RUOLO DELLA RAI

Crimi richiama, infine, il compito che la legge affida alla Rai. L’emittente pubblica avrà “un ruolo nella diffusione della ricerca, riprendendo la sua storia di servizio pubblico consegnando ai cittadini la possibilità di essere informati. Quindi tecnologia, ricerca, informazione sono tutti elementi che riducono le differenze sociali”.

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