Il ministero dei Beni culturali assuma iniziative per ripristinare quanto prima, o per lo meno in tempo utile al fine di celebrare dignitosamente la Giornata dei giusti, lo svolgimento dei lavori di riqualificazione, già autorizzati, presso il Giardino dei Giusti di Milano. E’ quanto chiede il deputato Emanuele Fiano (Pd) in un’interrogazione indirizzata al Mibac.

“Da notizie a mezzo stampa si è appreso che il ministero per i Beni culturali avrebbe sospeso i lavori di riqualificazione già autorizzati dal comune di Milano, con il parere positivo della soprintendenza, al Giardino dei Giusti, luogo simbolico destinato a celebrare i giusti di tutto il mondo. Tali lavori, infatti, autorizzati dalla soprintendenza a dicembre 2018, erano iniziati nel mese di gennaio 2019 e, secondo quanto riportato da alcuni organi di informazione, riguardavano un progetto approvato tre volte dalla giunta di Milano e tre volte dalla Commissione servizi del consiglio comunale della stessa città, la cui validità era stata confermata anche dall’esito di un ricorso presentato al Tar”.

“La decisione di sospendere i lavori, in particolare, solleva dubbi di legittimità, in quanto finisce per rimettere in discussione retroattivamente un parere positivo, sul piano tecnico, già concesso dalla soprintendenza nel mese di dicembre 2018”.

“Ciò che ha destato maggior preoccupazione è che secondo quanto riportato da alcuni articoli di stampa il blocco dei lavori sarebbe derivato dall’apposizione del vincolo di tutela sul Monte Stella e sul progetto di Bottoni, mentre appare evidente che bloccare i lavori a tre settimane della Giornata dei Giusti vuol dire semplicemente impedire la possibilità di svolgere una così importante iniziativa”.

“Come rilevato anche dal fondatore del Giardino dei Giusti, Gabriele Nissim, è un brutto segno che un Ministro come quello per i beni e le attività culturali consideri un giardino dei giusti dell’umanità un luogo che deturpa l’ambiente; l’insensibilità verso un sito che ricorda gli uomini migliori dell’umanità è un segno di una deriva morale; l’educazione al dialogo e alla responsabilità può per alcuni diventare fastidiosa; chi teme il bene non ama la bellezza. E un vero Ministro per i beni e le attività culturali dovrebbe essere il primo a capirle”.

Conclude Fiano: “Quanto riportato costituisce senza dubbio un atto politico di enorme gravità, che segnala peraltro una rilevante ingerenza da parte dell’amministrazione centrale dello Stato sulle decisioni autonomamente prese dagli organi esecutivi e dalle commissioni consiliari del comune di Milano, con il parere positivo della Soprintendenza”.

 

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