Nasce a Firenze la rete nazionale delle associazioni, fondazioni e società impegnate nella gestione dal basso del patrimonio culturale italiano. Gli ‘Stati Generali della gestione dal basso del patrimonio culturale’, che si sono svolti sabato scorso nell’ambito di TourismA 2019, hanno visto la partecipazione di un alto numero di rappresentanti di associazioni, fondazioni e società impegnate in tutto il territorio italiano nell’azione di conoscenza, ricerca, tutela, valorizzazione, comunicazione e gestione del patrimonio culturale italiano, con una particolare attenzione alla partecipazione attiva dei cittadini, sulla base del confronto sviluppato a partire dalle tante esperienze diverse.

IL DOCUMENTO FINALE

Al termine dell’incontro, i partecipanti – convocati a Firenze per iniziativa del professor Giuliano Volpe – hanno sottoscritto un documento con cui si dà vita alla rete nazionale, con referenti regionali, e in cui si sottolineano le peculiarità dei soggetti coinvolti e si auspica un loro riconoscimento da parte delle istituzioni e una maggiore collaborazione con il mondo della scuola e con gli uffici del Mibac. Inoltre, si invita il Parlamento, “senza ulteriori indugi e rinvii” a procedere alla ratifica della Convenzione di Faro.

All’incontro ha partecipato anche una delegazione dell’associazione ‘Mi Riconosci? Sono un professionista dei beni culturali’ che nel corso dell’incontro ha voluto mettere in evidenza alcune criticità “In realtà – spiegano – non v’è stata alcuna sottoscrizione, il documento è stato letto ed approvato in 5 minuti con un timido applauso, le richieste di modifica sono state cassate e il tentativo di alcuni dei partecipanti di rifiutare di sottoscrivere il documento è stato ignorato”.

IL RAPPORTO CON LE ISTITUZIONI

Nel documento si auspica che “tutte le istituzioni pubbliche, centrali e periferiche, conoscano, valorizzino e sostengano lo straordinario patrimonio di energie, passioni e competenze presenti nel Paese, impegnate, in varie forme, nella ‘promozione dello sviluppo della conoscenza e della ricerca’ e nella ‘tutela del paesaggio e del patrimonio storico e artistico della Nazione’ (art. 9 della Costituzione)”.

Si chiede, inoltre, “un sempre maggiore rapporto di collaborazione con il mondo della Scuola e dell’Università e con le strutture periferiche del MiBAC, in particolare le soprintendenze, i poli museali e i musei-parchi autonomi, riconoscendo come fondamentale il loro ruolo nella tutela e valorizzazione del patrimonio culturale”.

COINVOLGERE LA SOCIETA’ CIVILE

Nel documento si legge che “un patrimonio così articolato e diffuso come quello italiano non può essere tutelato e valorizzato se non con il pieno coinvolgimento dei cittadini, delle associazioni del terzo settore, delle fondazioni, delle società e dei singoli professionisti dei beni culturali, nel quadro di un’azione pubblica coordinata di indirizzo, valutazione e monitoraggio della qualità dei progetti e dei soggetti proponenti”.

Inoltre, si sottolinea, “la qualità e l’efficacia dell’azione svolta da numerosi soggetti presenti in ogni parte del territorio italiano nel recupero di beni culturali e paesaggistici, spesso condannati all’abbandono e al degrado, nella loro restituzione alle comunità locali, nell’inclusione sociale, nella creazione di occasioni di lavoro qualificato e di promozione di forme di economia sana, pulita e sostenibile, di promozione sociale, anche in termini di sicurezza e di vivibilità di porzioni di città e di territori e di miglioramento della qualità della vita”.

LA CONVENZIONE DI FARO

I soggetti presenti all’incontro invitano, infine, il Parlamento “a ratificare, senza ulteriori indugi e rinvii, la Convenzione di Faro sul valore del patrimonio culturale per la società e soprattutto a fare in modo che i suoi principi ispirino le norme, l’organizzazione e la prassi di tutela e valorizzazione del patrimonio culturale italiano”.

 

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