Il ministro per i Beni culturali, Alberto Bonisoli, ha approvato la programmazione degli interventi finanziari del Mibac a favore del “proprietario, possessore o detentore del bene culturale per l’anno 2019 ai sensi degli articoli 31, 35 e 36 del Codice dei beni culturali e del paesaggio”, per un importo complessivo di 60.167.301 euro. La cifra risulta essere pari a quella stanziata per l’anno 2018 e quasi sei volte più grande rispetto a quella stanziata nel 2017 (10.167.301 euro).

Si tratta dei contributi che il Ministero assegna annualmente per i restauri e gli altri interventi conservativi su beni culturali ad iniziativa del proprietario, possessore o detentore a qualsiasi titolo autorizzati dalle soprintendenze e ormai conclusi e collaudati. Con il decreto Spending Review i contributi erano stati sospesi fino all’esaurimento dei debiti pregressi. Con la legge di Bilancio 2018 il governo ha ripristinato i contributi dal 2019 e stanziato 150 milioni di euro per il saldo del pregresso.

COME SI ASSEGNANO I CONTRIBUTI

Il Codice dei Beni culturali stabilisce che i soggetti pubblici e privati hanno l’obbligo di garantire la conservazione dei beni culturali di loro proprietà. Di conseguenza, i costi ricadono su di loro. In particolari circostanze, le spese sostenute dal proprietario, possessore o detentore per interventi conservativi (volontari o imposti) possono essere, in tutto o in parte, a carico del Ministero dei beni e delle attività culturali. Gli interventi conservativi volontari (quelli oggetto di questo decreto) devono essere prima autorizzati dal Soprintendente che, in quella circostanza, accerta se vi sono le condizioni che permettono il contributo pubblico.

Il Codice assegna infatti al Ministero la facoltà “di concorrere alla spesa sostenuta dal proprietario, possessore o detentore del bene culturale per l’esecuzione” degli interventi conservativi e di restauro. L’ammontare del contributo non può essere “superiore alla metà” del costo sostenuto. Se gli interventi sono di particolare rilevanza o riguardano beni in uso o godimento pubblico, “il Ministero può concorrere alla spesa fino al suo intero ammontare”. Il contributo, chiarisce il Codice dei Beni culturali, è concesso dal Ministero a lavori ultimati e collaudati sulla spesa effettivamente sostenuta dal beneficiario. Possono essere erogati acconti sulla base degli stati di avanzamento dei lavori regolarmente certificati.

Può richiedere il contributo chi è responsabile della conservazione del bene. Anche chi ne ha il possesso o la detenzione (usufrutto, uso, diritto di abitazione, comodato, locazione) può farlo. Possono richiedere un contributo: privati, Enti, Enti ecclesiastici, Società, Condomini.

GLI INTERVENTI NEL DETTAGLIO

I 60 milioni di euro per l’anno 2019 sono ripartiti in 15 regioni, a fronte delle 16 a cui erano rivolte le risorse nel 2018. La ripartizione viene effettuata a fronte della spesa totale sostenuta per i lavori conservativi e di restauro. Questa risulta essere pari a 322 milioni di euro con una media, quindi, di contributo ministeriale pari al 22,27% degli importi degli interventi.

Analizzando gli importi aggregati per regioni, anche per il 2019, le richieste che ricevono il maggior importo sono quelle provenienti da Toscana, Emilia Romagna e Piemonte. In Toscana, sono dirottati più di 10 milioni euro con una percentuale rispetto agli importi presentati del 21,91%. Seguono l’Emilia Romagna con 6.680.304,30 euro e una percentuale del 20,89% e il Piemonte con 6.011.368,95 euro e il 21,19%. Subito dietro il Veneto con 5.961.744,42 euro e una percentuale del 17,87% e la Liguria con 5.654.858,72 euro e il 23,81%. Molise e Sardegna non ricevono contributi di alcun tipo, pur essendo inseriti nell’elenco pubblicato dal Mibac. Calabria e Friuli Venezia Giulia invece si collocano tra le regioni che ricevono il minor contributo con 769.816,75 euro la prima (38,46% degli importi presentati) e 504.096,49 euro la seconda (31,35% degli importi presentati).

Approfondimenti:

Decreto di programmazione degli interventi

 

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