“Anche sul terreno della valorizzazione culturale e della partecipazione dei cittadini nella promozione della cultura il nostro Paese è inadempiente”. Lo dichiara Francesca Chiavacci, presidente nazionale Arci, commentando la sospensione dell’esame della Convenzione di Faro in Aula del Senato.

“Non è possibile che il nostro Parlamento non riesca ad approvare il provvedimento di ratifica della Convenzione di Faro (che riguarda la valorizzazione del patrimonio culturale) calendarizzato e rinviato per l’ennesima volta. Si tratta di un testo importante e innovativo, redatto dal Consiglio d’Europa nel 2005, sottoscritto dal nostro Paese nel 2013 e mai ratificato da una legge dello Stato, che rinnova profondamente il concetto stesso di patrimonio culturale”.

“La Convenzione di Faro – continua Chiavacci – si basa infatti sul principio che il patrimonio culturale di un paese sia in tutto e per tutto una eredità che le popolazioni identificano, indipendentemente da chi ne detenga la proprietà, come riflesso ed espressione dei loro valori, credenze, conoscenze e tradizioni, in continua evoluzione. È sulla base di questo principio che le comunità devono prendersi cura di tale patrimonio per ‘sostenerlo e trasmetterlo alle generazioni future’, rendendolo accessibile a tutti. Ma il provvedimento, messo all’ordine del giorno della discussione al Senato , è stato rinviato per la quarta volta”.

“Il motivo ufficiale è quello della necessità di ‘ulteriori approfondimenti’. Ma quando ci sono in gioco i diritti culturali e di accesso alla conoscenza e alla cultura di tutti i cittadini e le cittadine, è necessario essere rapidi ed efficaci per dare maggiore forza e concretezza alle politiche culturali. Anche nel nostro Paese”.

“Chiediamo quindi che il provvedimento venga ratificato il più presto possibile. Ci sembra un’urgenza improrogabile in un paese che ha visto troppo spesso negli ultimi anni il proprio patrimonio artistico e archeologico minacciato da incuria, negligenza e mancanza di investimenti pubblici per preservarlo in maniera dignitosa”.

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