La proposta dell’Arabia Saudita di donare 15 milioni di euro alla Scala di Milano “non l’ho ancora letta, me la sono fatta mandare ieri sera dal sovrintendente Alexander Pereira. Vedrò questa mattina l’ambasciatore italiano in Arabia Saudita, che è qua a Roma, e faremo il punto della situazione. Non ho ancora fatto una valutazione completa ma sicuramente è un tema di cui bisogna occuparsi con una certa urgenza e anche con una certa attenzione, fermo restando il giusto rispetto per l’autonomia del Consiglio di amministrazione della Scala che ci sarà il 18 marzo”. Lo ha detto il ministro dei Beni culturali, Alberto Bonisoli, a margine della visita a Palazzo Altemps a Roma in occasione dell’avvio della Settimana dei musei.

Il titolare del Collegio Romano spiega che “un conto è una proposta che può essere fatta in assoluta libertà da parte di qualsiasi soggetto – anche internazionale – e alla fine il fatto che qualcuno si interessi alle nostre vicissitudini culturali va benissimo. Ma qui si sta parlando di diplomazia culturale, che è una cosa leggermente diversa e di cui bisogna occuparsene con maggiore attenzione”.

Sull’ingresso di un soggetto straniero, quindi, “dobbiamo fare una riflessione più ampia: ci sono dei meccanismi che noi abbiamo cercato di incentivare di partecipazione come per esempio per le Fondazioni lirico-sinfoniche, per cui in cambio di un importante sostegno economico si lascia la possibilità a soggetti che non sono istituzionali di avere voce in capitolo nel funzionamento di questa istituzione. Sul fatto che questi soggetti siano di proprietà italiana o di proprietà straniera non ci vedo una particolare criticità. Anzi, il fatto che uno straniero decida di venire ad aiutare un bene italiano, perché no. Abbiamo tanti esempi in giro per l’Italia come a Ercolano o Venezia, non dobbiamo avere falsi pudori da questo punto di vista. C’è poi tutta una serie invece di aspetti di natura diplomatica che hanno un’altra connotazione e su cui bisogna fare delle riflessioni più opportune e più curate insieme alla Farnesina”, ha concluso Bonisoli.

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