Persone, patrimonio di passione e competenze e cultura come motore di cambiamento. Cooperazione come forma di impresa sostenibile e base di un modello economico fondato sulla condivisione, e nel lavoro dignitoso come strumento per migliorare la vita delle persone, le comunità e il mondo. Innovazione che coniuga cultura, creatività e interazione. CoopCulture riassume in cinque parole i valori che hanno portato a un 2018 "straordinariamente positivo, un anno di consolidamento e di crescita grazie all'innovazione alla sperimentazioni di nuovi modelli di messa a valore del patrimonio culturale ma anche all'incorporazione di altri soggetti cooperativi". Questi valori si rispecchiano nel Bilancio di sostenibilità 2018, diffuso in questi giorni e che raccoglie il racconto per numeri e dati di un anno di lavoro ed evidenzia i risultati ottenuti dai 1025 soci della cooperativa in 15 regioni italiane. Numeri importanti: quasi 70 milioni di euro del valore della produzione, in crescita dell'8,6% rispetto al 2017 e del 40% rispetto al 2016, con una redistribuzione sul personale di quasi 40 milioni e di oltre 100 milioni sulla comunità. Oltre 51 milioni di valore aggiunto globale netto, in crescita del 5% sul 2017, cinque volte maggiore dell'1% di crescita registrato a livello nazionale nel comparto patrimonio storico artistico. “La cultura è ormai universalmente riconosciuta come moltiplicatore di sviluppo, di identità, di condivisione, crescita e innovazione sociale - spiega la presidente di CoopCulture Giovanni Barni introducendo il rapporto -. Le ricadute e gli impatti del fare cultura sono ampiamente misurabili ed è quello che anche in CoopCulture cerchiamo di realizzare dal 2014 con il rapporto di sostenibilità che è anche il racconto dei traguardi delle tante sfide che ci siamo prefissati negli anni e che siamo riusciti a perseguire con tenacia, perseveranza e professionalità. È un tirare le somme su progetti sperimentali che abbiamo creato, elaborato, realizzato e portato avanti”. 

I NUMERI

Il valore redistribuito va per il 57% al personale (+7% sul 2017). 19milioni vanno invece al pagamento dei fornitori (con un 90% di forniture concentrate su tecnologie, servizi culturali, ricerca e sviluppo con 4 milioni per il comparto culturale e creativo). Crescono gli investimenti per la crescita e cresce il valore redistribuito ai committenti. Territorialmente cresce il peso del Sud che pesa oggi per il 13%, il centro ha il 47%, il Nord il 40%.

Ma complessivamente il contributo di CoopCulture va misurato anche rispetto alla filiera complessiva delle altre aziende con cui ha collaborato (molto spesso cooperative dei territori) e sulle economie delle zone in cui opera: secondo il bilancio l’effetto per il 2018 ammonta complessivamente a 142 milioni contro i 134 dell’anno precedente.

La sostenibilità organizzativa e sociale: CoopCulture conta nel 2018 di 1729 dipendenti di cui 1025 soci (+2%). Si tratta per il 71% di donne, 29% uomini, il 51% è laureato, il 44% diplomato, il 77% è tra i 21 e i 50 anni, il 58% è nella cooperativa da meno 5 anni. Sono stati fatti forti investimenti in formazione. Le linee di sviluppo e l’infrastruttura digitale mirano a dare centralità alle persone  attivando nel contempo percorsi di crescita sia per gli operatori che per i visitatori: una innovazione che mette al centro le persone, non solo tecnologica ma anche sociale e culturale.

CoopCulture non è solo impegnata a migliorare e a far crescere le attività in cui è tradizionalmente impegnata ma anche a trovare strade nuove di sviluppo culturale con esempi di eccellenza come l’esperienza di Palazzo Merulana e l’intreccio tra i luoghi del patrimonio culturale con una sempre più innovativa idea della produzione culturale.

PALAZZO MERULANA

Fra tutti, Barni cita l’esperienza straordinaria di Palazzo Merulana, inaugurato nel maggio 2018, che “in pochi mesi è riuscito a diventare un luogo aperto dove la cultura si fruisce, si fa, si condivide e si co-crea. Esperienza perfettamente in linea con la strategia di CoopCulture nei confronti dei pubblici dei musei, verso i quali da molti anni rivolge iniziative di ingaggio e fidelizzazione, e anche nei confronti delle comunità locali e degli attori del territorio”. 

“Ci piacerebbe che ogni luogo, museo, biblioteca, area archeologica diventasse un laboratorio di innovazione partecipata, ma anche una palestra di formazione in cui sviluppare ed esercitare nuove competenze afferenti al mondo della cultura. Proprio a Merulana, oltre a dare occupazione qualificata a molti under 40, abbiamo messo a valore nuove professioni con un team composito, giovane dinamico e creativo, che vanta - per la prima volta in una istituzione culturale - un network manager, in grado di animare i processi partecipativi e di inclusione. Il community engagement e il networking territoriale che trovano realizzazione anche nei vari concept store realizzati, come ad esempio, La Bottega dei Trinci a Foligno e in quelle delle programmazioni partecipate e nelle reti territoriali sperimentate sia a Palazzo Merulana che al Museo archeologico regionale A. Salinas di Palermo”. Il successivo passaggio “vorremmo fosse l’infrastrutturazione digitale di tali nuovi esperienze affinché il modello possa estendersi su scala nazionale ed europea e diventare sempre più accessibile e collaborativo”. 

RAPPORTI DI SOSTENIBILITA’ AD HOC

Il 2018 ha inoltre visto per la prima volta la realizzazione di rapporti di sostenibilità ad hoc per alcune eccellenze gestionali, in particolare Palazzo Merulana e il Parco Archeologico della Valle dei Templi di Agrigento: “in entrambi casi il modello gestionale inclusivo sperimentato, che ha coinvolto i partner territoriali che a loro volta hanno saputo coinvolgere nella produzione di valore diversi soggetti esterni, ha generato ricadute inimmaginabili per una istituzione sola. Il 2018 è stato anche l’anno di importanti eventi che mirano a rendere sempre più accessibile e coinvolgente la fruizione del patrimonio, tra i tanti, le visite all’Alba alla Valle dei Templi che uniscono in una sola passeggiata archeologia, mitologia, canto e teatro o agli Atelier alla Pinacoteca Albertina di Torino. Unire cultura, creatività e arte per divertire, e sorprendere trasmettendo conoscenza”.

L’APPROCCIO GREEN

È stato anche un anno che ha visto un grande impegno nella progettazione e nella partecipazione a un numero considerevole di gare, e che ha visto porre le basi per una serie di attività che hanno preso forma poi nel 2019, tra cui “l’avvio di un approccio green che vogliamo diventi tratto distintivo del nostro operare. La partecipazione dei soci ad eventi della cooperativa è considerevolmente aumentata, frutto dell’impegno e del consolidamento delle attività e opportunità offerte da #EssereSocio. E sono state pianificate una serie di azioni per un potenziamento della formazione mirate alla Digital Transformation e all’Evoluzione 4.0 della cooperativa”. 

UN PATRIMONIO ACCESSIBILE E GODIBILE

Lo sguardo di CoopCulture quindi, spiega Barni, “è sempre rivolto al futuro, l’attenzione è costantemente rivolta alle persone e alle comunità, la propensione è a potenziare le forme collaborative in un’ottica innovativa e consapevole, il respiro è sempre più europeo”. Come ha recentemente affermato il neo presidente del Parlamento Europeo David Sassoli nel suo discorso di insediamento, “cultura, lingua, arte, paesaggio” sono un grande patrimonio, e rappresentano caratteri inimitabili e inconfondibili della nostra comunità e dei paesi che la compongono. “Noi siamo da sempre impegnati nella valorizzazione del patrimonio culturale affinché esso sia reso accessibile e godibile da un numero sempre più grande di cittadini, in una gestione sostenibile e aperta nella convinzione che la cultura sia un indispensabile motore della crescita sociale, intellettuale, creativa di tutti i cittadini. Per noi sapere che il Parlamento Europeo e chi lo presiede hanno a cuore questi stessi valori, è di grande incoraggiamento”.

 

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