Il governo Conte è arrivato al capolinea con le dimissioni del premier martedì 20 agosto. Sebbene l'ipotesi di un nuovo esecutivo (con l'accordo con il Pd) sia al momento l'ipotesi più accreditata, l'eventualità di elezioni anticipate è ancora in campo. In uno scenario di questo tipo molti provvedimenti fermi in Parlamento subirebbero un arresto inevitabile. AgCult ha quindi preparato delle schede sulle principali proposte di legge in ambito culturale a rischio. 

Presentato il 29 maggio e assegnato alla Commissione Cultura del Senato il 10 luglio, il disegno di legge che contiene due deleghe al governo che intervengono, una, sul settore dello spettacolo dal vivo e, l’altra, sul Codice dei Beni culturali, inizierà il suo iter a Palazzo Madama dopo l’estate. Lo aveva assicurato ad AgCult il ministro dei Beni culturali Alberto Bonisoli dopo che il provvedimento ha incassato il via libera della Conferenza Unificata il 1 agosto accogliendo alcuni emendamenti presentati da Regioni e Comuni, prima però che si aprisse la crisi di governo. Sul testo, in via preliminare, si è già espressa la Commissione Bilancio del Senato oltre ad aver già ricevuto l’ok delle relazioni tecnico-normative, di costituzionalità e dell’analisi di impatto della regolamentazione. 

Una volta approvato il ddl, il governo avrà tempo due anni per scrivere e approvare i decreti legislativi previsti dalle deleghe. Al momento, entrambe non comportano nuovi o maggiori oneri per le finanze pubbliche. Nel caso in cui uno o più decreti attuativi comportino impiego di nuove risorse, essi potranno entrare in vigore solo dopo l'adozione di provvedimenti legislativi che prevedano gli opportuni stanziamenti. Per la scrittura dei decreti attuativi, il ministro Bonisoli ha già detto che verrà istituita una cabina di regia con il supporto degli enti territoriali.

LE MODIFICHE DELLA CONFERENZA UNIFICATA

Nel dettaglio, le proposte approvate dalla Conferenza Unificata hanno puntato ad aggiungere la previsione di interventi sul riordino delle norme contrattuali e il rafforzamento delle tutele sociali dei lavoratori dello spettacolo; la semplificazione degli iter autorizzativi e degli adempimenti burocratici relativi allo svolgimento delle attività di spettacolo; il riconoscimento del ruolo dell’associazionismo nell’ambito della promozione delle attività di spettacolo; l’estensione del sostegno statale all’arte di strada, al circo contemporaneo e alle musiche della tradizione popolare italiana.

LE DELEGHE

SPETTACOLO DAL VIVO - Per quanto riguarda la prima, le disposizioni tengono conto della mancata adozione dei decreti legislativi di riordino del settore per i quali vi era una delega analoga nel Codice dello Spettacolo adottato alla fine del 2017 dal precedente Parlamento, che recava appunto ‘Disposizioni in materia di spettacolo e deleghe al Governo per il riordino della materia’. Scaduti lo scorso dicembre i termini per esercitare la delega, il governo ha optato per una legge nuova. L’iniziativa del governo intende ora intervenire sulle attività teatrali; attività liriche, concertistiche, corali; attività di danza classica e contemporanea; attività musicali popolari contemporanee; attività circensi tradizionali e nelle forme contemporanee del circo di creazione; spettacolo viaggiante; carnevali storici e rievocazioni storiche. La delega richiama espressamente i princìpi elencati nel Codice dello Spettacolo del 2017, che affidano alla Repubblica la promozione dello spettacolo dal vivo, in tutte le sue varianti, quale “fattore di sviluppo, anche economico e non solo culturale, e il riconoscimento del suo valore educativo, nonché della sua utilità sociale”.

Nel nuovo Codice dello spettacolo verrà affrontata anche la questione dell’abolizione degli animali nei circhi. “Vanno tolti perché non hanno niente a che vedere con la cultura e lo spettacolo. E’ una battaglia di civiltà che altri Paesi hanno già intrapreso”, ha detto a più riprese Bonisoli. A quanto apprende AgCult il decreto attuativo per dire stop all’uso degli animali nei circhi sarebbe già pronto.

BENI CULTURALI - La delega sul Codice dei Beni culturali punta a un riordino sistematico della materia, di particolare complessità tecnica, anche al fine del necessario adeguamento alle importanti riforme intervenute successivamente all'emanazione del codice (Codice dei contratti pubblici e Codice del Terzo settore), nonché al diritto internazionale (si citano nella relazione al testo, come esempio, la ratifica della convenzione La Valletta in materia di archeologia, o la convenzione di Nicosia contro il traffico illecito e la distruzione di beni culturali). Il governo intende inoltre rafforzare la tutela del patrimonio culturale e paesaggistico, trattandosi di “valori primari potenzialmente compromettibili, al fine di evitare o contenere il più possibile effetti lesivi, quali la perdita del patrimonio culturale, che non sono più rimediabili”.

CODICE DELLO SPETTACOLO DAL VIVO

L’obiettivo della delega sullo spettacolo è quello di “conferire al settore un assetto più efficace, organico e conforme ai princìpi di semplificazione delle procedure amministrative e ottimizzazione della spesa e volto a migliorare la qualità artistico-culturale delle attività, incentivandone la produzione, l'innovazione, nonché la fruizione da parte della collettività”.

Per quanto riguarda i settori oggetto della delega, sono definiti sia i princìpi e i criteri direttivi validi per l'intero settore, sia i princìpi e i criteri direttivi specifici per le fondazioni lirico-sinfoniche da una parte e, dall'altra, per il teatro, la musica, la danza, il circo e lo spettacolo viaggiante, i carnevali storici e le rievocazioni storiche.

FONDAZIONI LIRICO-SINFONICHE - In particolare, con riguardo alle fondazioni lirico-sinfoniche, da un lato i decreti legislativi dovranno assicurare una razionalizzazione della governance, specificando i requisiti minimi che devono essere posseduti da tali soggetti, rafforzando le competenze e le responsabilità del soprintendente e precisando, infine, le forme di controllo, di vigilanza e di eventuale commissariamento da parte del Ministero; dall'altro, i decreti dovranno specificare i criteri di assegnazione del finanziamento pubblico alle fondazioni lirico-sinfoniche al fine di stimolare il miglioramento della qualità artistica dei programmi di spettacolo e dei risultati relativi alla gestione economico-finanziaria, ma anche al fine di favorire la realizzazione di coproduzioni internazionali e nazionali per la promozione e la diffusione della cultura lirica e il reperimento di ulteriori finanziamenti rispetto a quello statale.

GLI ALTRI SETTORI - Con riguardo agli altri settori dello spettacolo, i decreti legislativi dovranno innanzitutto riordinare la disciplina di alcuni soggetti che operano stabilmente nel settore dello spettacolo (teatri nazionali, teatri di tradizione, teatri di rilevante interesse culturale, istituzioni concertistico-orchestrali), razionalizzando gli spazi e le modalità di intervento del Ministero per i beni e le attività culturali. In secondo luogo, dovranno precisare le forme di finanziamento, le tipologie di attività e di soggetti ammessi a presentare domanda per ciascuno dei diversi settori, al fine di stimolare la massima pluralità, qualità e professionalità dell'offerta su tutto il territorio nazionale; specifiche disposizioni dovranno regolare, tra l'altro, le modalità e i criteri di estensione delle misure di sostegno alle attività musicali popolari contemporanee e provvedere alla revisione e razionalizzazione delle disposizioni relative al settore delle attività circensi e dello spettacolo viaggiante, anche al fine di assicurare il parziale o totale superamento dell'utilizzo degli animali.

CONSIGLIO SUPERIORE DELLO SPETTACOLO - Si prevede inoltre che i decreti legislativi di riordino della materia dello spettacolo intervengano altresì a modificare la disciplina del Consiglio superiore dello spettacolo. Al riguardo, sono stabiliti due specifici criteri e princìpi direttivi, riferiti alla composizione di tale organo, per cui si prevede la presenza di diritto del Ministro per i beni e le attività culturali, nonché alla razionalizzazione dei relativi poteri, al fine di ridurre i rischi di mancato coordinamento e/o di sovrapposizione con le specifiche attribuzioni e valutazioni tecnico-amministrative affidate al Ministero e alla direzione generale per lo spettacolo dal vivo.

CONTRASSEGNO SIAE - La delega prevede anche il progressivo superamento dello strumento del contrassegno SIAE per quanto concerne la registrazione di opere musicali. La relazione tecnica non segnala un aumento di oneri per la finanza pubblica, in quanto “il contrassegno non è una tassa e non rappresenta un ricavo diretto per lo Stato ma un introito per la Siae (circa 3 milioni di euro nel 2017) cui è connesso un costo di gestione”. La relazione aggiunge che “il superamento dello strumento è ritenuto opportuno anche in quanto esso rappresenta oggi uno strumento superato dall’evoluzione dei supporti e dei consumi. Si consideri in particolare che la maggior parte dei consumi - e anche l’eventuale fruizione abusiva - di opere musicali avviene online, ove, evidentemente, non si applica il contrassegno SIAE. Tale strumento strumento risulta essere oggi un onere imposto ai produttori che non determina significativi effetti positivi in termini di lotta alla contraffazione”. Infine, si segnala “che Italia, Portogallo e Romania, sono gli unici Paesi europei ove l’obbligo di apposizione del contrassegno non sia stato abolito”.

I TEMPI E L’ITER DELLA DELEGA - Per quanto riguarda il procedimento per l'adozione dei decreti legislativi attuativi delle deleghe in esame, essi sono adottati entro due anni dalla data di entrata in vigore della legge in esame, previa acquisizione dell'intesa della Conferenza unificata e dei pareri del Consiglio di Stato, della Commissione parlamentare per la semplificazione e delle Commissioni parlamentari competenti per materia e per i profili finanziari che si pronunciano entro il termine di quarantacinque giorni dalla data di trasmissione. 

CODICE DEI BENI CULTURALI

La delega al Governo prevede l'adozione di uno o più decreti legislativi recanti disposizioni modificative del Codice dei beni culturali e del paesaggio. Le modifiche introdotte dovranno, in particolare, essere finalizzate a rafforzare “gli strumenti di tutela del patrimonio culturale e del paesaggio, anche al fine di assicurare la trasmissione di valori riconosciuti come primari dalla Costituzione alle generazioni future, nel rispetto dei princìpi di proporzionalità e adeguatezza; ad assicurare la conservazione e la fruizione del patrimonio culturale pubblico; a rafforzare la tutela degli archivi pubblici e privati; a razionalizzare le modalità di partecipazione dei privati alla fruizione pubblica, nel rispetto del codice dei contratti pubblici; a coordinare la normativa con i trattati internazionali stipulati in materia culturale; ad assicurare una maggiore efficacia ed efficienza dell'attività di controllo della circolazione dei beni, anche fuori dai confini nazionali; a meglio coordinare l'espropriazione culturale con le norme generali sull'esproprio; a razionalizzare la concessione in uso dei beni culturali; a potenziare la valorizzazione dei beni culturali pubblici; a rinforzare la tutela dei beni paesaggistici, nelle more dei procedimenti dichiarativi; ad aggiornare le norme regolamentari attinenti alla materia, anche mediante l'abrogazione di fonti regolamentari molto risalenti nel tempo”.

I TEMPI E L’ITER DELLA DELEGA - Per quanto riguarda il procedimento per l'adozione dei decreti legislativi attuativi delle deleghe in esame, essi sono adottati entro due anni dalla data di entrata in vigore della legge in esame, previa acquisizione dei pareri della Conferenza unificata, del Consiglio di Stato, della Commissione parlamentare per la semplificazione e delle Commissioni parlamentari competenti per materia e per i profili finanziari che si pronunciano entro il termine di quarantacinque giorni dalla data di trasmissione.

 

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