La crisi di governo è aperta e il futuro dell’attuale esecutivo è ormai segnato. Tra le ipotesi di soluzione in campo, la più accreditata - o almeno quella ‘pretesa’ dalla Lega che ormai di fatto è diventato il partito di maggioranza relativo - è quella di andare alle urne il prima possibile, già a ottobre di quest’anno. Questa scelta, oltre ad interrompere l’azione di governo, avrà ricadute inevitabili sui provvedimenti in ambito culturale che hanno già cominciato il loro percorso parlamentare e che andranno persi, salvo poi dover ricominciare da capo il loro iter nella nuova eventuale legislatura che si aprirà dopo il voto. 

Di iniziative legislative in ballo ce ne sono e alcune non sono di poco conto. Tra quelle che hanno già ricevuto il via libera di una delle due Camere c’è quella sulla promozione della lettura, approvata a metà luglio da Montecitorio e in attesa di sbarcare al Senato. Come del resto stesso percorso hanno fatto la proposta sull’Open Access a prima firma del cinquestelle Luigi Gallo, presidente della commissione Cultura della Camera, e quella sui Reati contro il patrimonio, firmata dagli ex ministri pd  Andrea Orlando e Dario Franceschini che il governo aveva detto di voler abbinare alla ratifica della Convenzione di Nicosia che interviene sugli stessi temi della pdl. 

Pensando alle ratifiche di Convenzioni non può venire in mente la Convenzione di Faro che certo non si può dire che abbia goduto di molte fortune nel suo percorso parlamentare. Si tratterebbe in questo caso della seconda legislatura passata senza che la ratifica trovi compimento nonostante, a parole, tutte le forze politiche si siano dette a più riprese concordi nell’approvarla. Sul disegno di legge su Faro al momento pesa uno stop imposto proprio dalla Lega al Senato, il che non farebbe ben sperare neanche per il suo futuro. Sempre restando nell’ambito delle ratifiche ci sono in ballo anche alcuni accordi internazionali di cooperazione in ambito culturale che aspettano l’ok del Parlamento.

Capitolo a parte poi per le due deleghe al governo che intervengono sul Codice dello spettacolo e sul Codice dei Beni culturali. Il disegno di legge del governo era appena approdato al Senato dove era pronto a partire dopo aver ricevuto anche il via libera della conferenza Unificata il 1 agosto. Senza contare infine i prossimi interventi annunciati dal ministro a cominciare dalla riforma delle fondazioni lirico-sinfoniche che sarebbe dovuta avvenire attraverso la Legge di Bilancio 2020 e altri provvedimenti ad hoc e che la crisi di governo mette seriamente a rischio. Nota positiva: nessuna conseguenza invece sul concorso per 1052 assunzioni al ministero, già pubblicato in Gazzetta.

 

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