La Riforma del Ministero dei Beni culturali messa a punto dal ministro Alberto Bonisoli entrerà in vigore il 22 agosto. Ma non tutte le norme previste saranno subito operative. Molte, soprattutto le maggiori novità organizzative introdotte rispetto all’assetto attuale (le direzioni territoriali delle reti museali, la nuova Dg Contratti, i segretariati distrettuali, gli uffici esportazioni, etc), necessitano di disposizioni aggiuntive per andare a regime. Così è stato anche per il precedente regolamento targato Franceschini quando i decreti attuativi richiesero qualche mese prima di essere emanati. Ma come incide la crisi di governo aperta dalla Lega sul destino della riforma del Mibac? 

Il rischio è che, nel caso in cui si optasse per la scelta di elezioni rapide o di un nuovo governo, il ministro Bonisoli non faccia in tempo a emanare i decreti necessari all’entrata in vigore completa del provvedimento. Infatti, se alcune norme da regolare successivamente presentano una natura strettamente tecnica, alcune riguardano invece scelte politiche ben precise che difficilmente gli uffici del ministero potranno prendere in assenza di un ministro a pieni poteri. La palla potrebbe passare quindi a un eventuale successore di Bonisoli.

Subito operativa sarà la soppressione delle figure dei direttori dei tre musei autonomi: Gallerie dell’Accademia di Firenze, Parco archeologico dell’Appia Antica e Museo Etrusco di Villa Giulia. Cadrà cioè il presupposto giuridico perché loro possano avere un contratto. E anche su questo punto il ministero dovrà intervenire a breve per definire il futuro degli istituti e dei loro direttori. Come del resto saranno operative le novità che riguardano la Dg Archeologia, Belle Arti e Paesaggio, la soppressione delle commissioni regionali, le norme sui prestiti perché, come detto, intervengono su settori esistenti. Per i nuovi uffici, invece, ci sono le norme transitorie che fanno salve le strutture esistenti fino al decreto attuativo. Un decreto che dovrà determinare alcuni aspetti tecnici come la graduazione delle posizioni retributive che andrà fatta per tutti i nuovi uffici di livello non generale. Ma anche - e soprattutto -, ci sono molte altre scelte da compiere politicamente molto significative: ci sono ad esempio oltre 90 caselle che devono essere distribuite tra segretariati distrettuali, direzioni territoriali delle reti museali, uffici esportazioni e soprintendenze. 

Insomma, la partita della riforma è tutt’altro che chiusa e la crisi di governo potrebbe renderla ancora più ingarbugliata a meno che al ministero non abbiano già pronti i decreti attuativi da emanare in tempi brevi. Anzi, brevissimi. 

 

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