Prosegue il dialogo tra Betlemme e Parma nell’ottica di un gemellaggio tra Capitali della Cultura. L’idea di far incontrare e dialogare due mondi – quello occidentale e quello arabo – è stata lanciata nelle scorse settimane nell’ambito dell’International School on “Culture and Development” dell’Università di Betlemme, diretta da Giorgio Andrian, esperto internazionale di cultural heritage ed ex funzionario Unesco.

Si è tenuto così a fine giugno in Italia un primo incontro tra il sindaco di Betlemme, Anton Salman, e il primo cittadino di Parma, Federico Pizzarotti, per iniziare a stilare un programma condiviso. A questo, è seguito negli scorsi giorni un nuovo incontro a Betlemme tra il sindaco Salman e Andrian per discutere proprio di come dare seguito all’idea di formalizzare un gemellaggio tra capitali culturali del 2020.

La visita di Salman a Parma, spiega Andrian, “ha infatti fornito spunti interessanti all’amministrazione di Betlemme per mettere a punto un programma importante per il 2020 all’insegna del dialogo tra le culture. Si tratta di una prima mondiale in un momento storico nel quale più che mai le culture sono chiamate a dialogare piuttosto che confliggere. Molto rimane da fare ma siamo tutti convinti di essere sulla strada giusta”.

STUDY TOUR NEI TERRITORI PALESTINESI

Ed è proprio sul tema del dialogo tra mondo arabo e mondo occidentale che è stato incentrato lo study tour del Master in Human Rights and Multilevel Governance dell’Università di Padova (https://www.unipd.it/en/human-rights-and-multi-level-governance). Il viaggio studio di questa edizione del Master - che si è svolto dal 16 al 25 luglio - è nato infatti dall’idea di ‘declinare’ il set dei diritti umani in termini di diritti alla cultura e di andare a visitare direttamente come questo sia vissuto nei Territori Palestinesi, ricchi di storia e di cultura come anche di conflitti e di costante violazione dei diritti umani.

“Ci si accorge – sottolinea Andrian - come la cultura sia un incredibile motore di sviluppo locale anche – e soprattutto – in condizioni di estrema difficolta come quelle dei territori palestinesi; come lavorare assieme (meglio se in gruppi internazionali) sul proprio patrimonio culturale sia un motivo di orgoglio come anche una fonte di ispirazione per attività future. Insomma lavorare assieme per il patrimonio culturale funziona come antidoto alla rassegnazione o – peggio ancora – alla voglia di pericolose vendette armate”.

 

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