L’improvvisa crisi di governo apre diversi interrogativi in merito ai provvedimenti di ambito culturale che hanno iniziato il loro iter parlamentare. Nel caso la bussola politica segnasse la direzione del voto anticipato, queste iniziative legislative avrebbero il destino segnato: cadrebbero automaticamente e dovrebbero ricominciare da capo il loro percorso nella prossima legislatura.

Scenario incerto, invece, se la crisi si risolvesse senza il ricorso alle urne. Una riconferma della maggioranza M5S-Lega, magari dopo un ampio rimpasto ministeriale, garantirebbe l’arrivo a destinazione dei provvedimenti già avviati? Oppure in un nuovo accordo di governo giallo-verde verrebbero riviste, se non addirittura cassate, alcune di queste iniziative legislative?

Incognite che restano valide anche nella circostanza che la legislatura proseguisse con una maggioranza diversa da quella attuale. Anzi, se alla fine fosse proprio questo l’esito della crisi, alle diverse ipotesi sul tavolo se ne dovrebbe aggiungere un’altra: il possibile “scongelamento” di alcuni provvedimenti che, in questi mesi di governo M5S-Lega, sono finiti su un binario morto.

Un caso, quest’ultimo, che potrebbe riguardare, ad esempio, la tanto agognata ratifica della Convenzione di Faro sul valore del patrimonio culturale per la società. Nella scorsa legislatura tutte le forze politiche si erano espresse favorevolmente su un testo che arrivò a un passo dall’approvazione definitiva. Solo la fine anticipata della legislatura ne impedì il via libera. Con l’attuale Parlamento l’iter era ripreso, per poi arenarsi all’inizio di quest’anno fino a scomparire definitivamente dai radar lo scorso marzo.

UN ITER ACCIDENTATO

Questo, per sommi capi, l’accidentato percorso in cui è incappata la ratifica della Convenzione di Faro nel 2019. Sul tema erano stati presentati due disegni di legge: il n. 257, primo firmatario il capogruppo Pd al Senato, Andrea Marcucci e il n.702, prima firmataria la vicepresidente della commissione Cultura di Palazzo Madama, Michela Montevecchi (M5S). In commissione Esteri, i senatori Stefano Lucidi (M5S) e Alessandro Alfieri (Pd), rispettivamente relatori di maggioranza e minoranza, erano riusciti a preparare un testo unificato che, una volta arrivato nell’Aula del Senato, il 9 gennaio, si è bloccato.

Lo stesso giorno, infatti, la maggioranza ha deciso di riportare il provvedimento in commissione Esteri per un esame più approfondito e accurato. Una posizione, questa, ribadita da un vertice tenutosi il 5 febbraio al quale hanno partecipato, tra gli altri, i capigruppo M5S e Lega di Palazzo Madama e il sottosegretario ai Beni culturali, Lucia Borgonzoni. “La Lega ha espresso delle perplessità, vuole capire perché non tutti i Paesi coinvolti abbiano ratificato la Convenzione di Faro”, le parole del presidente dei senatori pentastellati, Stefano Patuanelli che aveva sottolineato l’estraneità del M5S riguardo lo slittamento: “Da parte nostra non c’era alcun problema ad andare in Aula subito, del resto il provvedimento porta la firma anche della senatrice Montevecchi”.

Il 7 febbraio si è dimesso il senatore Lucidi da relatore di maggioranza del testo unico. Il 27 febbraio nuovo tentativo di approdo in Aula e nuovo stop: l’Assemblea di Palazzo Madama, infatti, ha approvato con 139 voti favorevoli, 95 i contrari e 16 astenuti, una richiesta di sospensiva presentata dai capigruppo di maggioranza Massimiliano Romeo (Lega) e Patuanelli. Contro la sospensione, in disaccordo col proprio gruppo, hanno votato le senatrici pentastellate Montevecchi e Bianca Laura Granato, attuale capogruppo M5S in commissione Cultura.

Così Romeo aveva spiegato la posizione della Lega: “Riteniamo opportuno un ulteriore periodo di approfondimento, perché ci sono alcune questioni all’interno della Convenzione che riteniamo debbano essere approfondite per evitare ambiguità anche per quanto riguarda la traduzione stessa della Convenzione, che potrebbe dare adito a male interpretazioni e quindi creare dei problemi”. Sul versante opposto categorica la posizione del Pd: “Rinunciare alla ratifica della Convenzione di Faro? Non la lascerò stare mai”, aveva tuonato in quei giorni il presidente dei senatori dem, Marcucci. “Ogni tanto ci viene dato il contentino di calendarizzare la ratifica della Convenzione di Faro ma poi ci si rifiuta ogni volta di discuterla”.

Il tema è stato toccato poche settimane dopo anche alla Camera, grazie a un’interrogazione presentata dal deputato Alessandro Fusacchia (+ Europa) al ministro per i Beni culturali, Alberto Bonisoli. “Il contenuto della Convenzione di Faro è ovviamente condivisibile – aveva risposto il 27 marzo nell’Aula di Montecitorio il titolare del Mibac -. Parliamo del valore del patrimonio culturale e della possibilità di considerarlo come parte integrante dell’identità nazionale, il diritto al patrimonio culturale, lo sviluppo sostenibile, il dialogo e le aperture tra culture. Questi sono princìpi che noi cerchiamo di inserire quotidianamente nella nostra attività ministeriale”.

LE POSIZIONI DEI PARTITI

Da allora non si sono registrate novità. La conferenza dei capigruppo del Senato non ha più affrontato la questione e tra i lavori dalla commissione Esteri non è più apparso il provvedimento che attende di essere nuovamente calendarizzato. Solo il Pd è tornato di recente a farne menzione. “Noi non ci siamo dimenticati della Convenzione di Faro. C’è qualcosa che non va bene o che dobbiamo correggere? Perché tutte le volte che vado all’assemblea parlamentare del Consiglio d’Europa mi chiedono perché l’Italia non l’abbia ancora ratificata. E’ arrivato il tempo di riprendere il tema”. Così, lo scorso 24 luglio, il senatore dem Roberto Rampi intervenendo nell’Aula di Palazzo Madama sul decreto Cultura.

Sul tema, insomma, le posizioni dei tre principali partiti sono ben delineate: nettamente a favore della ratifica il Pd; contraria la Lega (se non dopo un approfondimento del testo, che però fino a oggi non è sembrato di certo tra le sue priorità); M5S tendente a un “sì” tenuto a freno, in questi mesi, solamente per evitare che cadesse altra benzina sul fuoco nei difficili rapporti con l’alleato di governo. Alla luce di quanto avvenuto nella scorsa legislatura e agli atteggiamenti e alle dichiarazioni degli ultimi mesi, non è quindi azzardato affermare che un’ipotetica nuova maggioranza, della quale facessero parte M5S e Pd, potrebbe ridare slancio alla ratifica della Convenzione di Faro.

RATIFICHE E CONTENUTI

La Convenzione quadro del Consiglio d’Europa sul valore del patrimonio culturale per la società, adottata a Faro, in Portogallo, il 27 ottobre 2005, è entrata in vigore nell’ottobre 2011. Il documento è stato ad oggi firmato da 24 paesi membri del Consiglio d’Europa (ultima la Spagna il 12 dicembre 2018) e ratificato da 18 Paesi: Armenia, Austria, Bosnia-Erzegovina, Croazia, Georgia, Lettonia, Lussemburgo, Montenegro, Norvegia, Portogallo, Moldova, Serbia, Slovacchia, Slovenia, ex Repubblica Jugoslavia di Macedonia, Ucraina e Ungheria. Ultima è stata la Finlandia (maggio 2018).

Manca quindi la ratifica di Albania, Belgio, Italia (che ha firmato nel 2013), Spagna, Bulgaria e San Marino. Tra i paesi che non hanno né firmato né ratificato ci sono, fra gli altri, la Francia, la Germania, il Regno Unito e la Federazione Russa.

Questi gli obiettivi della Convenzione di Faro:

  • riconoscere che il diritto all’eredità culturale è inerente al diritto a partecipare alla vita culturale, così come definito nella Dichiarazione universale dei diritti dell’uomo.
  • riconoscere una responsabilità individuale e collettiva nei confronti dell’eredità culturale.
  • sottolineare che la conservazione dell’eredità culturale, ed   il suo uso sostenibile, hanno come obiettivo lo sviluppo umano e la qualità della vita.
  • prendere le misure necessarie per applicare le disposizioni di questa Convenzione riguardo: al ruolo dell’eredità culturale nella costruzione di una società pacifica e democratica, nei processi di sviluppo sostenibile e nella promozione della diversità culturale; a una maggiore sinergia di competenze fra tutti gli attori pubblici, istituzionali e privati coinvolti. 
 

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