"Solo i sempliciotti dicono sempre sì e solo gli ottusi dicono sempre no”. Al Mibac “abbiamo detto tantissimi sì e anche qualche no”. Il ministro dei Beni culturali, Alberto Bonisoli, respinge le accuse di essere il ‘governo dei no’ mosse dal leader della Lega Matteo Salvini nei giorni scorsi. “Beh, non è vero - spiega il ministro -. Eccovi, invece, i tanti ‘sì’ del ministero per i beni e le attività culturali in questi 14 mesi di governo”. A partire “dall’aumento del personale del ministero che si stava letteralmente dissanguando”. Inoltre, “abbiamo detto sì a una scommessa importante sui nostri giovani che potranno entrare per sempre nei musei spendendo 2 euro. Abbiamo detto sì all’aumento delle giornate gratuite che sono passate da 12 a 20. Abbiamo detto sì alle soprintendenze uniche perché è importante che i cittadini abbiano un rapporto semplice e veloce con l’amministrazione. Abbiamo detto sì alla fine del precariato nelle fondazioni lirico-sinfoniche, è primo passo. Abbiamo detto sì alla sicurezza, per la prima volta abbiamo un piano per mettere a posto le normative antincendio in tutti gli edifici del ministero dove spenderemo 109 milioni di euro per 300 interventi”.

E ancora: “Abbiamo detto sì ai musei del design, Milano avrà due musei del design e potrà far vedere al mondo di cosa è capace una capitale del design e abbiamo detto sì a una valorizzazione con grande visione di quello che è il nostro patrimonio museale”. Citando il caso del Cenacolo Vinciano che entrerà a far parte della Pinacoteca di Brera scorporandolo dal Polo Museale della Lombardia, Bonisoli insiste sul fatto che “Milano deve avere un grande attrattore culturale che generi flussi turistici come le grandi città d’arte riscoprendo una vocazione che forse la città aveva perso in questi anni”. 

Ma il ministro ha detto, effettivamente, anche alcuni no. Bonisoli li ricorda: “Abbiamo detto no a quei comportamenti che attraverso finte cooperative si utilizzavano persone all’interno dei musei spendendo il meno possibile e pagandole con stipendi da fame, questo non avverrà più. Abbiamo detto no quando ci sono arrivate richieste di regionalizzazione che abbiamo giudicato eccessive come nel caso del Fus che deve restare nazionale. Infine, abbiamo detto no quando abbiamo visto trattare il patrimonio culturale come fosse merce, come nel caso della ruota panoramica vicina agli scavi di Pompei”. Conclude Bonisoli: “Noi siamo anche pronti ad andare avanti a lavorare, ma è importante che i cittadini sappiano cosa è stato fatto e che finisca questa assurda narrazione che nel governo ci fossero dei ministeri che volevano dire solo dei no”.

 

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