Il ministero dei Beni culturali assuma iniziative al fine, in particolare, di rendere tutti i musei statali della città di Venezia competitivi sul piano dell'attrazione del pubblico e dell'offerta culturale, nonché permettere un loro coordinamento anche in funzione della regolazione dei flussi turistici. Lo chiede il deputato Nicola Pellicani (Pd) in un’interrogazione indirizzata al Mibac.

Per effetto del decreto del Presidente del Consiglio dei ministri del 19 giugno 2019, n. 76, recante “Regolamento di organizzazione del Mibac, degli uffici di diretta collaborazione del Ministro e dell'Organismo indipendente di valutazione della performance” e del decreto firmato dal Ministro per i beni e le attività culturali Alberto Bonisoli il 14 agosto 2019, prot. n. 22975, che va a modificare il decreto ministeriale del 23 dicembre 2014, recante “Organizzazione e funzionamento dei musei statali” - spiega - "verranno cancellati i poli museali regionali, sostituiti in alcune regioni dalle Direzioni territoriali delle reti museali, su base regionale o interregionale".

“La quasi totalità dei musei statali e gli istituti di cultura facenti parte del polo museale del Veneto – ricorda il deputato dem - confluiranno in una nuova direzione che accorpa i poli museali di Veneto e Lombardia. A Venezia, con l'assegnazione della Galleria Giorgio Franchetti alla Ca’ d'Oro alle Gallerie dell'Accademia, museo dotato di autonomia speciale, si verranno a formare due sottogruppi di istituti, il primo comprendente i musei già citati, il secondo comprendente il Museo archeologico nazionale, il Museo di Palazzo Grimani, il Museo d'arte orientale e il Museo archeologico nazionale della Laguna, attualmente in fase di allestimento, che sarà afferente alla nuova direzione”.

L'accorpamento delle reti museali venete e lombarde sotto un'unica direzione “complicherà la gestione delle stesse e il coordinamento degli istituti non dotati di autonomia speciale sia sul piano amministrativo, sia in tutte le relative attività di valorizzazione: la riforma istituisce reti museali disomogenee dal punto di vista della storia, dell'architettura e del patrimonio collezionistico artistico e archeologico dei musei ad esse afferenti, che insistono in territori distanti non solo sul piano geografico, ma soprattutto per storia e tradizione”.

Prosegue Pellicani: “Tali modifiche al tempo stesso creano disparità profonde, dal punto di vista gestionale, tra musei statali di una stessa ‘sottoarea’ territoriale; queste criticità si acutizzano a Venezia, in quanto: a) aumenterebbe ulteriormente la frammentazione di musei statali che invece sono caratterizzati da una spiccata omogeneità sul piano storico-collezionistico e da una storia pluriennale di offerta culturale integrata, anche sul piano della riconoscibilità da parte del pubblico; b) i musei statali veneziani in futuro appartenenti alla rete museale dipenderanno da un ufficio periferico che dovrà coordinare e gestire istituti di un territorio più vasto di quello del Polo museale del Veneto, con conseguente minore possibilità di intervento in un'area così peculiare come la città di Venezia”

“Il Museo archeologico nazionale e il Museo d'arte orientale, che restano alla rete museale, sono inseriti in due differenti circuiti di bigliettazione integrati con musei non statali, mentre il Museo di Palazzo Grimani, gode di un riuscito (in termini di flusso di visitatori) biglietto integrato con la Galleria Giorgio Franchetti alla Ca’ d'Oro che, con il passaggio di quest'ultima alle Gallerie dell'Accademia, potrebbe essere messo in discussione. Quest'ultimo museo, aperto nel 2008 dopo l'acquisto del palazzo da parte dello Stato e un costoso restauro, è stato oggetto di importanti investimenti sul piano della valorizzazione che hanno permesso un esponenziale aumento dei visitatori, rischia ora un declassamento, se non addirittura una trasformazione in fondazione privata”, conclude Pellicani.

 

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