“In un momento complicato come questo è importantissimo non cedere alla tentazione di reperire fondi tagliando sulla cultura. È un copione che abbiamo visto recitato sin troppe volte. Un copione che la politica non deve ripetere”. Così la vicepresidente del Partito democratico, Anna Ascani, commenta le dichiarazioni dell'ex commissario alla spending review, Carlo Cottarelli, ad Agorà Estate RaiTre (“I 500 euro dati a chi compie 18 anni per comprare cose che sarebbero relative alla cultura io quelli li toglierei”) (leggi).

“Stimo molto Carlo Cottarelli, ma questa volta non sono d’accordo con lui”, spiega la capogruppo dem in commissione Cultura della Camera. “Leggo infatti che proporrebbe di cancellare il bonus cultura destinato ai diciottenni, ritenendolo superfluo”.

MISURA INTRODOTTA ALL’INDOMANI DEL BATACLAN

“Spiego perché la ritengo un’idea profondamente sbagliata. Il bonus cultura per i 18enni – ricorda - è stato introdotto dal governo Renzi all’indomani del terribile attentato del Bataclan come concretizzazione di un’idea importantissima: per combattere il terrorismo non basta spendere risorse per la difesa e l’intelligence, bisogna anche rafforzare la nostra identità finanziando la cultura e in particolare il senso di appartenenza dei più giovani, il loro diritto ad accedere a tutto il patrimonio culturale materiale e immateriale che è parte costitutiva del senso di cittadinanza”.

“Per questo, in un momento nel quale non era semplice reperire risorse, abbiamo scelto di destinare più di 200 milioni ai consumi culturali dei neo maggiorenni. Una misura che, naturalmente, era tesa anche a finanziare in modo virtuoso tutto il circuito della cultura, dalle librerie al cinema, allo spettacolo dal vivo, ai musei, etc”.

“A questo si aggiunge l’intuizione concepita insieme ad Agid di far funzionare il bonus attraverso una app che richiedesse l’iscrizione a spid, il sistema pubblico di identità digitale della pubblica amministrazione: grazie a 18App oltre un milione di ragazzi si sono registrati e hanno oggi un’identità digitale che gli consente e gli consentirà di interagire velocemente e sempre più efficacemente con la PA”.

I RISULTATI

I risultati dei primi anni di applicazione, evidenzia la Ascani, “sono sotto gli occhi di tutti: circa il 70% delle risorse è stato speso per l’acquisto di libri e tutto il circuito della cultura ha tratto grande giovamento dall’introduzione di questa misura che è stata ripresa in Francia da Macron col nome di ‘Pass culture’, a dimostrazione del fatto che le idee quando sono buone finiscono per unire l’Europa più di tante dichiarazioni d’intenti”.

“Per tutte queste ragioni anche il governo gialloverde che in un primo momento aveva pensato di cancellare o rimodulare questo strumento, si è infine convinto anche grazie alla nostra insistenza - e ad una petizione firmata da più di ventimila persone - a mantenerlo”.

“DIFENDEREMO 18 APP AL GOVERNO”

“Difenderemo 18App al governo così come abbiamo fatto in questi 14 mesi di opposizione. E ci impegneremo affinché le risorse destinate alla cultura non vengano mai più viste come spesa improduttiva, ma come investimenti. Soprattutto quando si tratta dei consumi culturali dei ragazzi”.

“In un momento complicato come questo – conclude la vicepresidente Pd - è importantissimo non cedere alla tentazione di reperire fondi tagliando sulla cultura. È un copione che abbiamo visto recitato sin troppe volte. Un copione che la politica non deve ripetere. In fondo la differenza tra tecnica e politica sta anche qui”.

 

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