Primo appuntamento pubblico da ministro della Cultura del governo Conte per Dario Franceschini che, proprio come il 23 febbraio del 2014, ha scelto di dare il via alla sua (nuova) esperienza al Collegio Romano dal Museo della Liberazione di via Tasso. “Ho scelto anche questa volta di venire nel mio primo giorno da ministro dei Beni culturali in un Museo fortemente simbolico, quello di via Tasso”, ha sottolineato Franceschini.

“Questo luogo è carico di valori, di simboli e di memoria. Qui furono torturate persone innocenti, antifascisti e persone che erano solo colpevoli di avere una religione diversa. Credo che in questo momento in cui troppe volte si tenta di trasformare le paure delle persone in odio, fosse importante - proprio come ministro della Cultura – partire da qua, perché non si perda la memoria dell’antifascismo, la memoria del rispetto delle religioni, delle pelli e delle culture diverse. Questo è quello che ha caratterizzato l’Italia per 70 anni”.

“Allontanandosi il periodo del ventennio fascista – ha aggiunto - si rischia infatti di smarrire quel ricordo, cancellare quei valori condivisi che sono stati i valori di avversari politici che si scontravano duramente ma che sapevano riconoscere un tessuto di valori condiviso, basato sull’antifascismo e sul rispetto delle diversità. Quando si comincia ad indicare le persone nemiche per la loro pelle, per la loro religione e per la loro provenienza, c’è qualcosa di pericoloso che va contrastato e per questo penso sia giusto che chi si occupa di cultura nel nostro paese cominci dal Museo di via Tasso”, ha concluso il titolare del Collegio Romano.

 

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