L'Associazione Nazionale Archeologi “si opporrà a qualsiasi iniziativa che sostituisca occasioni di lavoro qualificato e retribuito con qualsiasi tipo di volontariato (gratuito o con inadeguati rimborsi, poco cambia)". Lo ha detto il presidente dell’Associazione Nazionale Archeologi (ANA), Alessandro Garrisi, intervenendo a margine dell’audizione che l’Associazione ha tenuto di fronte alla Commissione Cultura del Senato nell’ambito dell'esame del rapporto tra volontariato e professioni nei beni culturali. Garrisi ha definito l’incontro con la settima Commissione del Senato “un ottimo segnale di rinnovata attenzione da parte della politica alla tematica del rapporto tra volontariato e professioni nei beni culturali. Un rapporto che negli anni è diventato molto spesso conflittuale, e non sembra che le recenti normative in materia di organizzazione del Terzo Settore abbiano risolto i nodi che alimentano il conflitto”.

Questo, ha aggiunto Garrisi, “è un paese che ha il dovere di coltivare un interesse strategico nei confronti del proprio vastissimo patrimonio diffuso (il 93% dei comuni italiani ha almeno un bene tutelato nel proprio territorio), ed è un paese letteralmente stracolmo di professionisti in grado di occuparsene facendone la propria attività professionale e fornendo alla collettività un contributo di qualità. Collettività che, attraverso il volontariato, può partecipare alla cura del patrimonio nelle forme di sussidiarietà previste in primis dalla nostra Costituzione”.

Se in passato (soprattutto alla nascita del fenomeno), ha notato Garrisi, “il volontariato ha svolto un meritorio ruolo nella salvaguardia del patrimonio archeologico, oggi la sua attività, prevalentemente legata alla ricerca archeologica (campi  di  scavo/ricognizione), alla didattica e alle attività di  supporto nei servizi di  musei, parchi  e aree archeologiche, entra concretamente in conflitto sia con la professione di archeologo che con le riserve stabilite dalla legge sull'attività archeologica”.

È per questo che l’Associazione Nazionale Archeologi ha consegnato alla Commissione delle linee guida auspicando “la formulazione di appropriate norme e procedure per meglio definire il campo di intervento dei volontari rispetto alle prerogative che la legge riserva alle professioni dei beni culturali”. Innanzitutto è “centrale il ruolo dell’archeologo professionista nella conduzione delle attività archeologiche. E all’archeologo professionista spettano gli interventi operativi di tutela, protezione,salvaguardia, valorizzazione e fruizione dei beni archeologici. Inoltre, la presenza di volontari in campo archeologico debba essere ricondotta a un’interpretazione autentica del principio di sussidiarietà (art. 118 della Costituzione della
Repubblica). 

L’Associazione Nazionale Archeologi esprime poi una ferma condanna delle forme volontaristiche che sostituiscono le prestazioni lavorative, avvilendo la professione, ponendola alla stregua di un hobby e riportandola indietro negli anni con un evidente scadimento qualitativo rispetto alla conoscenza prodotta o veicolata. È per questo che gli atti di indirizzo, i documenti di programmazione e quelli di organizzazione emanati dagli organismi e dalle amministrazioni competenti  devono riconoscere i ruoli e armonizzare le competenze specifiche sia della professione archeologica che delle prestazioni volontarie, pur prevedendo margini  ragionevoli  di  flessibilità. 

Il volontariato, secondo ANA, va indirizzato verso la promozione delle comunità territoriali, in cui l'attivismo dei cittadini, attraverso iniziative culturali in senso ampio, sappia trasformare il bene archeologico da “monumento”, nel senso classico, statico e istituzionale del termine, a patrimonio comune. È necessario, infine, promuovere delle buone pratiche di volontariato in archeologia e operare per diffondere presso soggetti pubblici e privati una cultura del volontariato rispettosa del ruolo dei lavoratori.

 

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