“Spesso si mette in contrapposizione chi fa volontariato e chi è archeologo professionista. In realtà questa sorta di sovrapposizione è forse più apparente che reale”. Lo ha detto Giuseppina Ghini, rappresentante dei Gruppi archeologici d’Italia, nel corso di un’audizione in commissione Cultura del Senato dedicata al volontariato e alle professioni nei beni culturali.

“Da parte dei volontari non c’è mai stato l’obiettivo di sostituire chi lavora nel campo come professionista e questo lo dico da ex funzionaria di Sovrintendenza che conosce entrambe le situazioni”, ha sottolineato Ghini che ha poi aggiunto: “Posso inoltre aggiungere la mia esperienza di direttrice di due musei: l’utilizzazione di volontari è stata esclusivamente di supporto al personale in occasioni di manifestazioni o eventi particolari, ma mai in alternativa o in sostituzione. Questo, chiaramente, soprattutto per una evidente questione giuridica. La qualità, insomma, è sempre stata garantita”. 

L’attività dei volontari dei Gruppi archeologici d’Italia, “un’associazione di volontariato tra le più vecchie nel Paese”, ha rimarcato Ghini, “è sempre stata condotta in collaborazione con le Sovrintendenze, senza sostituzioni di professionisti o volontà di sovrapporsi a loro.  Anche perché molti, nella propria attività, sono professionisti archeologi e quindi non c’era conflitto di competenze”. In merito al problema della scarsa retribuzione degli archeologi, Ghini ha affermato: “E’ vero che sono sottopagati, ma questo non dipende dall’‘antagonismo’ con i volontari, quanto dal fatto che esiste un problema generale di retribuzioni inadeguate”. 
 

 

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