Nella settimana dall’8 al 10 ottobre sarà discusso dall’Aula del Senato il Disegno di legge di ratifica della Convenzione di Faro. Lo ha annunciato in Assemblea a Palazzo Madama, il vice presidente Roberto Calderoli informando sulle decisioni prese dalla Conferenza dei capigruppo sull’ordine dei lavori del Senato. 

Nella scorsa legislatura tutte le forze politiche si erano espresse favorevolmente su un testo che arrivò a un passo dall’approvazione definitiva. Solo la fine anticipata della legislatura ne impedì il via libera. Con l’attuale Parlamento l’iter era ripreso, per poi arenarsi all’inizio di quest’anno fino a scomparire definitivamente dai radar lo scorso marzo.

Sul tema erano stati presentati due disegni di legge: il n. 257, primo firmatario il capogruppo Pd al Senato, Andrea Marcucci e il n.702, prima firmataria la vicepresidente della commissione Cultura di Palazzo Madama, Michela Montevecchi (M5S). In commissione Esteri, i senatori Stefano Lucidi (M5S) e Alessandro Alfieri (Pd), rispettivamente relatori di maggioranza e minoranza, erano riusciti a preparare un testo unificato che, una volta arrivato nell’Aula del Senato, il 9 gennaio, si è bloccato.

Lo stesso giorno, infatti, la maggioranza ha deciso di riportare il provvedimento in commissione Esteri per un esame più approfondito e accurato. Una posizione, questa, ribadita da un vertice tenutosi il 5 febbraio al quale hanno partecipato, tra gli altri, i capigruppo M5S e Lega di Palazzo Madama e il sottosegretario ai Beni culturali, Lucia Borgonzoni. “La Lega ha espresso delle perplessità, vuole capire perché non tutti i Paesi coinvolti abbiano ratificato la Convenzione di Faro”, le parole del presidente dei senatori pentastellati, Stefano Patuanelli che aveva sottolineato l’estraneità del M5S riguardo lo slittamento: “Da parte nostra non c’era alcun problema ad andare in Aula subito, del resto il provvedimento porta la firma anche della senatrice Montevecchi”.

Il 7 febbraio si è dimesso il senatore Lucidi da relatore di maggioranza del testo unico. Il 27 febbraio nuovo tentativo di approdo in Aula e nuovo stop: l’Assemblea di Palazzo Madama, infatti, ha approvato con 139 voti favorevoli, 95 i contrari e 16 astenuti, una richiesta di sospensiva presentata dai capigruppo di maggioranza Massimiliano Romeo (Lega) e Patuanelli. Contro la sospensione, in disaccordo col proprio gruppo, hanno votato le senatrici pentastellate Montevecchi e Bianca Laura Granato, attuale capogruppo M5S in commissione Cultura.

Così Romeo aveva spiegato la posizione della Lega: “Riteniamo opportuno un ulteriore periodo di approfondimento, perché ci sono alcune questioni all’interno della Convenzione che riteniamo debbano essere approfondite per evitare ambiguità anche per quanto riguarda la traduzione stessa della Convenzione, che potrebbe dare adito a male interpretazioni e quindi creare dei problemi”. Sul versante opposto categorica la posizione del Pd: “Rinunciare alla ratifica della Convenzione di Faro? Non la lascerò stare mai”, aveva tuonato in quei giorni il presidente dei senatori dem, Marcucci. “Ogni tanto ci viene dato il contentino di calendarizzare la ratifica della Convenzione di Faro ma poi ci si rifiuta ogni volta di discuterla”.

Il tema è stato toccato poche settimane dopo anche alla Camera, grazie a un’interrogazione presentata dal deputato Alessandro Fusacchia (+ Europa) al ministro per i Beni culturali, Alberto Bonisoli. “Il contenuto della Convenzione di Faro è ovviamente condivisibile – aveva risposto il 27 marzo nell’Aula di Montecitorio il titolare del Mibac -. Parliamo del valore del patrimonio culturale e della possibilità di considerarlo come parte integrante dell’identità nazionale, il diritto al patrimonio culturale, lo sviluppo sostenibile, il dialogo e le aperture tra culture. Questi sono princìpi che noi cerchiamo di inserire quotidianamente nella nostra attività ministeriale”.

 

Articoli correlati