"Un Patrimonio UNESCO non è un vezzo di cui vantarsi, né una medaglia al numero di riconoscimenti che si possono contare, peggio se rispetto ai riconoscimenti di altri Stati parte una competizione, anche solo verbale, che non ha alcuna ragione di esistere sul tema del patrimonio culturale". Patrizia Nardi, ideatrice della Rete delle grandi Macchine a spalla italiane - modello e fonte d'ispirazione per l'UNESCO - e responsabile nazionale del neonato Comitato scientifico di ICOMOS Italia per il patrimonio culturale immateriale, parte dall’episodio di cronaca dell’esclusione del Parco geominerario della Sardegna dalla lista UNESCO per allargarsi a delle considerazioni generali sulla necessità di una gestione attenta e continua del nostro patrimonio. 

"Ci riempiono di orgoglio i 55 siti italiani del patrimonio mondiale - spiega Nardi ad AgCult -, così come i 9 elementi di patrimonio immateriale che testimoniano il genio italiano, la nostra creatività, la capacità di ‘fare’ comunità, il modo caleidoscopico di esprimerci fin dalle origini della nostra civiltà mediterranea, ma gli stessi numeri ci dicono che ancora più grande è la nostra assunzione di responsabilità rispetto a ciò di cui siamo eredi e strumento di trasmissione alle generazioni future. Perché di questo, in sostanza, si tratta: un'assunzione di responsabilità che passa per i piani di gestione e di salvaguardia e che deve necessariamente coinvolgere, contestualmente, decisori politici, istituzioni scientifiche, "imprenditori" della cultura, comunità in percorsi che siano strategici, circolari e condivisi".

I RISCHI

"Parliamo, ancor più in sostanza, di una governance univoca e chiara che manca e di una propensione, molto italiana, a confondere le funzioni e a non mettere in atto le azioni di monitoraggio e verifica, a livello centrale e periferico, che sole garantiscono l'integrità del patrimonio così come rappresentato e narrato nei dossier di candidatura. In questi anni si è scritto e parlato spesso di ‘rischio’ a carico di diversi siti italiani - Pompei piuttosto che Vicenza, Villa Adriana, Venezia con le sue mega navi da crociera, la stessa vite di Pantelleria tra i riconoscimenti di immateriale fino ad arrivare al primo vero e proprio ritiro del prestigioso riconoscimento che si è consumato a carico del Geoparco della Sardegna - rischio legato a limiti, anche finanziari, nella pianificazione gestionale ma anche ad omissioni consapevoli e inconsapevoli nell'attuazione di misure ed azioni di tutela, salvaguardia, valorizzazione, promozione e trasmissione che restano in carico ad istituzioni e comunitá, in ogni caso.

UNA CABINA DI REGIA

"Servirebbe, in realtà, una cabina di regia nazionale, che coinvolga tutti gli attori a diversi livelli e con diverse competenze e funzioni (dai ministeri di riferimento alla CNIU, dalle sedi ministeriali regionali alle università, da ICOMOS Italia alle ONG di settore, alle istituzioni territoriali, dagli esperti in materia alle comunitá dei territori), un luogo in cui ragionare plurale sul l'attuazione delle Convenzioni a partire proprio da quelle "promesse di tutela e salvaguardia" che sono parte integrante dei dossier per spingersi oltre, verso una concezione quanto più possibile allargata, che guardi certo al patrimonio come luogo di identità e integrazione sociale, ma anche come possibile e concreto veicolo di sviluppo sostenibile dei territori. Un Patrimonio UNESCO è un'opportunità straordinaria di crescita, soprattutto per comunità e luoghi più periferici e marginali rispetto ai circuiti consolidati della promozione. E, soprattutto, a quanto sembra, un Patrimonio UNESCO non è per sempre".

 

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