Dov'è la cultura nella nuova commissione europea? È da nessuna parte o è ovunque. È quanto si è chiesto il KEA European Affairs - il centro di ricerca internazionale specializzato in industrie culturali e creative, sport, educazione e gioventù - che cerca di capire quale potrebbe essere una futura politica culturale europea trasversale sotto la presidenza von der Leyen. Da queste considerazioni prende le mosse il ragionamento di Silvia Costa, ex parlamentare europeo del Partito democratico, ex presidente della Commissione Cultura del Pe e relatrice del programma Europa creativa nella passata legislatura. 

Costa ricorda come “in questi anni abbiamo fatto un grande lavoro per far diventare più centrale, mettere più risorse e articolare meglio la filiera che riguarda le politiche per l’educazione e la cultura e abbiamo sempre auspicato che entrambe fossero più legate alla ricerca. Da questo punto di vista ci sta bene che ci sia una commissaria che ha queste tre competenze, ma il problema è che queste tre competenze non compaiano nel titolo del suo portafoglio. L’assenza di questi riferimenti espliciti potrebbe far pensare che ci sia un minore interesse e che ci sia meno centralità e volontà di andare avanti su queste politiche”.

L’ex commissario per l’economia e la società digitale Mariya Gabriel - ricorda KEA - ha ricevuto il portafoglio “Innovazione e gioventù” che comprende istruzione, ricerca e innovazione insieme a cultura, gioventù e sport. È quindi responsabile della DG EAC, che comprende le componenti culturali e intersettoriali del programma Europa creativa, del Joint Research Centre - che produce ricerche in particolare sulla dimensione culturale delle città e delle regioni europee attraverso il suo Osservatorio delle città culturali e creative - e delle relazioni con l'Istituto europeo di innovazione e tecnologia.

La missione di Gabriel include in particolare l'attuazione della nuova agenda europea per la cultura 2019-2022 e del quadro europeo per il patrimonio culturale; la promozione delle industrie creative come catalizzatore per l'innovazione, l'occupazione e la crescita nell'ambito di un ambizioso programma Europa creativa con un bilancio più consistente; il rafforzamento della dimensione culturale delle relazioni esterne, relativamente assente nell'ambito dell'attuale mandato.

Allo stesso tempo, la capacità delle attività culturali di migliorare il benessere mentale e fisico e di mettere in contatto persone provenienti da contesti diversi è incarnata nella guida del Vicepresidente per la Protezione del nostro stile di vita europeo. La DG Reti di comunicazione, contenuti e tecnologia (DG CNECT) rimane invariata, mantenendo il programma MEDIA Europa creativa e la politica audiovisiva sotto la supervisione di Sylvie Goulard. Al commissario francese è stato affidato un portafoglio importante per il mercato interno, che comprende le DG CNECT, DG GROW e una nuova DG per l'industria della difesa e lo spazio.

“Se da un lato è positivo che ci siano più commissari che hanno nel loro portafoglio i riferimenti a cultura, educazione e ricerca  - prosegue il suo ragionamento la Costa -, non vorrei che la trasversalità del tema si possa tradurre in una sua sostanziale invisibilità e perdita di centralità. Mi auguro che le nostre sollecitazioni siano ascoltate e che i cittadini possano ritrovare anche nei ‘titoli’ le parole che sono alla base del progetto europeo: cultura, educazione e ricerca”.

Silvia Costa segnala anche un altro fronte da tenere sotto controllo ed è il negoziato sui programmi. “Di fronte a una Brexit ‘non deal’ c’è il rischio che si perdano risorse nell’ambito del bilancio europeo pluriennale. Mi auguro che ci sia una contribuzione maggiore dai parte dei Paesi membri nel caso si dovesse arrivare al realizzarsi della minaccia UK di non contribuire ai programmi fino al 2020. Altrimenti si potrebbe concretizzare il rischio di un taglio lineare del 10% su tutti i programmi. Il Parlamento non permetta alla cultura e all’educazione di ridiventare le cenerentole d’Europa”.

 

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