“Non derogare i fondamentali principi che compaiono nella disciplina della Fruizione e della Valorizzazione” del Codice dei Beni Culturali e del Paesaggio. Questo il monito lanciato da Mariarita Signorini, presidente nazionale di Italia Nostra, nel corso di un’audizione in commissione Cultura del Senato dedicata al volontariato e alle professioni nei beni culturali.

“Processi integrati tra presenza pubblica e privata devono sempre partire dalla salvaguardia dei principi contenuti nel Titolo II” del Codice dei Beni Culturali e del Paesaggio che “a tal punto diventa sempre più un presidio imprescindibile all’esorbitante forza dell’imprenditoria di tipo economico”, ha sottolineato Signorini che ha poi aggiunto: “Le nuove Odv (Organizzazioni di volontariato) o le Aps (Associazioni di promozione sociale) devono disporsi verso una titolarità di ‘competenza’ tradizionalmente associata al mondo delle professioni, con strutture in grado di partecipare alle progettazioni e ad espletare ruoli collaborativi delle istituzioni”.

Signorini si è poi soffermata sulle più recenti riforme riguardanti i beni culturali. “Fino ad oggi tutte le positive analisi si sono basate sull’incremento degli ingressi, dei biglietti e degli incassi. Tuttavia, scorporando i trenta musei dotati di autonomia con la Riforma Franceschini, diretti da dirigenti di prima e seconda fascia del Ministero o da esterni, dai restanti medi e piccoli musei, aree archeologiche o compendi monumentali affidati ai Poli regionali e diretti da funzionari interni, gerarchicamente subordinati a dirigenti ministeriali di seconda fascia, si è osservata in molti casi una flessione sia negli ingressi che negli incassi”. 

“Viene subito da domandarsi – ha affermato la presidente di Italia Nostra - se i positivi risultati dei ‘magnifici trenta’ dipenda da fattori interni, tipo autonomia gestionale, nuovo status giuridico ed economico, nuovi direttori reclutati con selezioni internazionali, o più semplicemente da fattori esterni, cioè il costante aumento dei flussi turistici. Di sicuro i trenta costituivano le mete culturali privilegiate dei consueti tour turistici già prima delle riforme”. 

“Diagnosi opposta, ovvero negativa – ha proseguito Signorini -, riguarda invece i Poli chiamati a gestire il restante molteplice e variegato patrimonio culturale pubblico diffuso nel territorio costituito da piccoli e grandi musei, ville, monasteri, conventi, certose, chiese, palazzi, isolati monumenti o aree archeologiche messi al traino di poche autosufficienti realtà turistiche. Dal trasferimento ai Poli regionali non sembra che abbiano tratto sensibili benefici neanche significative realtà museali, che continuano a rimanere ai margini di importanti flussi turistici determinati da forti e consolidati attrattori turistici”.

“Allo stato delle cose – ha osservato Signorini - qualsiasi progetto di valorizzazione che coinvolga il Terzo settore richiederebbe una riorganizzazione delle strutture centrali e periferiche del Ministero, di non facile attuazione considerato il poco tempo trascorso dalle ultime riforme che ha stressato in particolare modo le Soprintendenze. Per non rischiare di collassare la struttura occorre procedere con cautela e cambiare l’indispensabile, azzerando le storture più evidenti. Le riforme non hanno tenuto in alcuna considerazione gli aspetti logistici, le esigenze dei cittadini considerati solo in quanto fruitori, attuali o potenziali, dei beni culturali, le professioni del settore, interne ed esterne, attinenti la tutela e la conservazione, infine le esigenze inderogabili della tutela”. 

“Un auspicabile coinvolgimento del Terzo settore – ha dichiarato la presidente di Italia Nostra - non potrà avere effetti positivi ed evitare storture già emerse in altri contesti, senza la risoluzione delle permanenti criticità di un vasto ventaglio di riforme della P.A. attinenti in particolare le professionalità del settore e di leggi dello Stato rimaste incompiute”.

Signorini, nel rimarcare il lavoro svolto negli anni da Italia Nostra, ha poi affermato: “L’impegno profuso dai nostri volontari è sicuramente ammirevole ma, nonostante gli incentivi sulle donazioni liberali, non appartiene ancora alla cultura del nostro Paese la propensione al ‘dono’. Il mecenatismo deve quindi, in qualche modo, essere veicolato nei comportamenti dei nostri cittadini e quest’attività se fosse concertata con il sostegno del Ministero a livello soprattutto di ‘comunicazione-progresso’ potrebbe facilitare moltissimo diverse esperienze”. 

Altrettanto importante, “per superare le varie problematiche che interessano i musei civici e i musei nazionali”, sarebbe “elaborare dei protocolli specifici con il mondo del volontariato e delle associazioni di promozione sociale che però siano garanzia della qualità scientifica e professionale del personale coinvolto”. L’obiettivo “sarebbe quello di creare una ‘rete’ di competenze e lettura dei valori del territorio per rendere il museo non solo il luogo della memoria, ma spazio fisico ‘vivo’ e in continuo rapporto con la comunità locale e gli organi istituzionali privati e pubblici a cui è attribuita la delega della valorizzazione e dei contenuti identitari culturali”. 

Signorini ha poi auspicato il riconoscimento e il supporto da parte del Mibact alla “formazione dei giovani e degli adulti mediante la stipula di protocolli e di accordi attuativi per valorizzare ed incrementare le attività di educazione al patrimonio culturale, azione propedeutica alla conoscenza, alla salvaguardia e alla fruizione consapevole del nostro Patrimonio, e trasformare i cittadini tutti da ‘consumatori’ a ‘protettori”.

Sul capitolo riguardante il Terzo settore e la valorizzazione culturale e sociale dei beni culturali, la presidente di Italia Nostra ha dichiarato: “La definizione di assegnazione attraverso bandi deve essere adeguata alle caratteristiche dei soggetti del Terzo settore e del loro ruolo di attivatore delle comunità. In ragione di ciò l’affidamento della gestione diviene non il fine ma lo strumento di attivazione dei soggetti no profit e di tutela e di conservazione del bene nel contesto di una più vasta azione di valorizzazione non esclusivamente economica degli stessi. Il Terzo settore diviene l’attore protagonista della formazione delle comunità, il soggetto che sostiene la predisposizione di strumenti operativi e verifica la qualità dell’intervento. Anche in questo caso importantissimo il coinvolgimento di personale altamente qualificato a livello scientifico”.  

“Il tema della qualità nel nostro campo è fondamentale. Sia gli interventi da sostenere che il personale coinvolto devono garantire un alto livello culturale e scientifico”, ha evidenziato Signorini che aggiunto: “Crediamo sia arrivato il momento di dire basta alla combinazione ‘volontario uguale operatore culturale tout cure’. Chi opera professionalmente nell’ambito dei beni culturali deve essere garante di qualità culturale dei contenuti ancor più quando opera professionalmente per il Terzo Settore. Il livello di professionalità unito al codice etico che caratterizza molto da vicino gli enti di Terzo Settore devono essere di garanzia per tutti i livelli e nei rapporti con le Amministrazioni e lo Stato. L’intervento del no profit può in questo modo diventare realmente un sostegno per la manutenzione/conservazione, valorizzazione e gestione dei beni culturali e paesaggistici del nostro Paese a loro affidati”.

"Gli enti di Terzo settore – ha inoltre osservato Signorini - possono avere un’elevata capacità di comunicazione sia attraverso la mobilitazione dei propri soci, sia attraverso le strutture operative e i canali dei media: mettere in rete le organizzazioni e le amministrazioni vuol dire mettere “in comunicazione” le varie emergenze culturali, operare perché la progettazione conservi l’alto livello organizzativo e contenutistico, ma anche comunicare i risultati raggiunti”.

Indicativo in tal senso è il tema della qualità culturale delle attività e servizi collegato ai flussi turistici. “Un Paese ricco di emergenze culturali come l’Italia – ha messo in guardia Signorini - rischia ogni giorno di più di assecondare i principi imposti dalla globalizzazione: valorizzare ad un basso standard culturale il patrimonio ‘più’ conosciuto e dimenticare/abbandonare quello considerato ‘minore’, perché espressione ‘tutta italiana’ della storica tradizione artigianale/artistica dei territori e quindi meno facile da comunicare/interessare per un turista ‘mordi e fuggi’”. 

Italia Nostra, ha ricordato Signorini, “lavora per i suoi soci e simpatizzanti alla scoperta, o riscoperta, di percorsi culturali lontani dal turismo globalizzato o di massa, costruendo itinerari culturali che valorizzano centri storici minori, tragitti sostenibili su vecchi tracciati ferroviari, ciclovie, o cammini, individuando tematiche originali come quelle degli ipogei che uniscono tante piccole e grandi città, la scoperta delle città sotterranee, o l’Italia dei castelli o delle ville settecentesche, in sintesi tanti percorsi che uniscono il Paese dal nord al sud, su contenuti culturali che arricchiscono i nostri cittadini”. 

Il Mibact, ha concluso Signorini, “può essere determinante e cambiare le politiche del governo. Una scelta in questa direzione può attribuire nuova linfa vitale a tutte quelle attività di piccola imprenditoria e artigianato che in Italia sono collegabili alla valorizzazione dei nostri beni culturali meno conosciuti e alla riconoscibilità e bellezza del paesaggio italiano”. 
 

 

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