Avete presente quella fotografia che spesso rispunta sui social network, che ritrae un gruppo di adolescenti al Rijksmuseum di Amsterdam? Quella immagine che, ogni volta che viene ripescata da qualcuno, provoca l’inevitabile ridda di commenti ostili all’utilizzo dei dispositivi elettronici nei luoghi della cultura perché, come dimostrerebbe la foto, rendono i ragazzi asociali e disinteressati? 

Ebbene, quella immagine è stata spiegata e ritrae una scolaresca alle prese con l’utilizzo della app del museo olandese al fine di approfondire la comprensione del dipinto “The Night Watch” di  Rembrandt. Ecco, il libro di Nicolette Mandarano, Musei e media digitali, ci aiuta ad aggiornarci sul rapporto tra questi due mondi e magari, la prossima volta, a non emettere sentenze affrettate su una fotografia come quella del  Rijksmuseum.

Citando la museologa Silvia Mascheroni, Nicolette Mandarano parte da alcune considerazioni. Innanzitutto che il mondo dei musei rimane ancora sostanzialmente autoreferenziale, garantendo la piena comprensione di ciò che 'acquisisce, conserva, e comunica e specificatamente espone per scopi di studio, educazione e diletto' (ICOM, “definizione di museo”) solo a chi possiede già le “chiavi a stella” per decodificare luoghi, collezioni, opere e loro significato.

UN VALIDO AIUTO PER LA NARRAZIONE MUSEALE

Ecco che, secondo Mandarano, le “nuove” tecnologie (che poi nuove non sono più, diciamo piuttosto in costante evoluzione) possono aiutare a rivedere la narrazione museale affinché questa concorra a trasformare i musei in luoghi davvero per tutti e davvero inclusivi. Musei dove analogico e digitale siano tanto integrati da consentire una agevole e accessibile comprensione del singolo manufatto così come del contesto da cui proviene, finanche al senso civico del luogo che lo contiene, 'un’istituzione permanente, senza scopo di lucro, al servizio della società, e del suo sviluppo, aperta al pubblico', stando sempre ad ICOM.

Per provare a dare risposte, il volume manifesta già dall’introduzione la propria intenzione di voler esplorare il dominio dei mezzi tecnologici, ragionando sui motivi della loro scelta in ambito museale, indagando la reale efficacia comunicativa, affrontando il tema dei loro specifici contenuti e della loro strutturazione, ponendosi la questione del dialogo con i visitatori e della risposta ai loro bisogni. Spaziando tra on site  e on line, Mandarano ci offre una rassegna completa, aggiornata e verificabile dello stato dell’arte del rapporto richiamato sin dal titolo.

UN MEZZO, NON UN FINE

E già dal principio l’approccio della umanista digitale si coglie subito: per Mandarano è pacifico che il  digitale sia solo uno strumento al servizio dello scopo del museo, non confondendo mai il mezzo con il fine e rifuggendo per tutta la durata da una tecnofilia tanto di moda negli ultimi tempi, che tende ad attribuire alle tecnologie poteri semi-magici. Quei poteri che sarebbero in grado di risolvere con un colpo di bacchetta gli atavici gap museali, in termini di attrattività (per chi ancora discute ossessivamente di musei come prevalente risorsa turistica), di efficacia educativa, di coinvolgimento di pubblici deboli. 

Quindi Mandarano, pur parlando per tutto un volume di musei e tecnologie digitali, riesce a non indossare mai la veste della tecnofila euforica, riuscendo al contempo a non cadere nell’opposta fazione di una tecnofobia apocalittica ancora persistente tra le istituzioni museali, spesso convinte che il ricorrere a strumenti (a ancor meglio a strategie) digitali possa significare una sostituzione dell’oggetto con effimere rappresentazioni o l’abbandono delle tradizionali forme di mediazione culturale. 

I MUSEI SONO RILEVANTI?

Un volume dunque che bisogna assolutamente leggere: perché, anche se probabilmente gli addetti ai lavori vi troveranno dentro molto di cui già sanno, il libro presenta una sintesi comparativa e transdisciplinare che servirà a stabilire un vero e proprio “Stato Avanzamento Lavori”, sempre utile per poi proiettarsi in avanti e orientare le scelte per il futuro. E poi perché, diciamocelo, non tutti gli addetti ai lavori sono sempre a conoscenza di come la tecnologia si stia mettendo al servizio dei musei. E il volume permette di aggiornarsi in maniera snella ed efficace.

Del resto, i dati che Mandarano cita in apertura sono chiari: solo il 30% delle circa 5000 istituzioni museali italiane offre servizi digitali all’interno del proprio edificio, solo il 57% ha un sito web, solo il 41% svolge attività utilizzando social network. Insomma, da un lato c’è ancora un margine ampio da recuperare nell’assenza digitale; dall’altro, considerato che non sempre le strategie on site e on line adottate siano davvero efficaci in termini di capacità di mediazione dei contenuti, di inclusione e ampliamento dei pubblici, c’è da capire come migliorarle, rendendole efficaci ed anche efficienti.

E qui viene fuori un bel tema nel tema: pur d’accordo che la presenza o meno di strategie basate su tecnologie digitali sia un significativo spartiacque per le organizzazioni museali, così come affermato da Marta Coccoluto e riportato nel volume, rimane il fatto che il rischio di irrilevanza dei musei possa andare ben oltre l’assenza di tali strategie, dipendendo più in generale dalla reale capacità e dalla effettiva intenzione di rendere tali istituzioni davvero porose, inclusive, accessibili: rilevanti, appunto.

RIMANE IL RISCHIO DI OBSOLESCENZA

Rimangono alcune questioni aperte, che sapientemente Mandarano richiama costantemente e condivide con il lettore. Come ad esempio l’obsolescenza delle tecnologie, rapidissima e spesso causa di investimenti (anche ingenti) che vanno poi inevitabilmente a scontrarsi con la necessità di sostituzioni o aggiornamenti altrettanto onerosi, pena l’inutilità delle soluzioni precedentemente adottate.

Basti pensare ad esempio al fatto che soluzioni tecnologiche come i siti web prima, i touch screen poi e infine le app abbiano rappresentato dei sostanziali totem sacri per interi cicli temporali successivi, anche destinatari di finanziamenti pubblici rilevanti: per poi assistere al mancato rinnovo dei domini, all’abbandono nei sottoscala dei totem digitali o alla irrilevanza di tante app prodotte in questi anni.

… E DI DIGITAL DIVIDE

Non di meno, il digital divide in Italia non è solo geografico, ma spesso a macchia di leopardo: quanti edifici e spazi pubblici, musei compresi, non mettono a disposizione degli utenti una connessione facilmente utilizzabile e veloce? Tantissimi. La tecnologia rimane spesso ancora una splendida bolla che però, per svariati motivi, non è davvero valicabile da tutti coloro che dovrebbero o potrebbero trarne giovamento.

È in fondo il rammarico che si prova all’indomani della stagione smart cities, paradigma che in parte ha spostato un po’ più in alto l’asticella del divario digitale, ma che non ha transitato definitivamente le nostre città in ambienti davvero aperti alle nuove opportunità offerte dalle tecnologie.

AL CENTRO, IL LAVORO CULTURALE

La lettura del volume ha offerto a chi scrive tanti approfondimenti di esperienze e tecnologie prima sconosciute, ma per chiudere è emblematicamente utile il riferimento ad una app trattata nel libro, le cui caratteristiche peculiari richiamano un altro tema costante affrontato. Il riferimento è ad ASK, l’app del Brooklyn Museum New York. Istallando l’applicazione si può interagire negli orari di apertura del museo con un team che comprende attualmente un archeologo e antropologo, nonché storici ed educatori dell’arte. Persone in carne ed ossa, professionisti che in tempo reale rispondono all’utente in merito alle curiosità e agli approfondimenti stimolati dal museo.

Ecco, riportando questo esempio Mandarano ci aiuta a ricordare che il digitale non è un mondo tecnologico che ci libera dagli umani, ma semplicemente ne trasforma il ruolo. Anzi, per dirla meglio, che ne può trasformare il ruolo nella direzione che gli umani stessi possono progettare. L’app del  Brooklyn Museum ha costi di gestione sicuramente alti (e infatti ha il sostegno di Bloomberg Philanthropies), perché comporta la presenza costante di un team di professionisti invece di fornire risposte preconfezionate (anche se adattive) come le audioguide, i chat bot e altre tecnologie.

Ma, al contrario di queste, ASK si basa un una potenza di calcolo ancora superiore a qualsiasi dispositivo elettronico: l’interazione culturale, l’intelligenza umana, la preparazione scientifica, l’empatia sociale, il senso di missione dell’operatore museale. Ed è proprio a questa categoria che Nicolette Mandarano guarda di continuo, facendoci comprendere assai bene che il lavoro culturale, che sia di un curatore o di un educatore, di un addetto alla sicurezza o di un comunicatore, sarà (dovrà essere) sempre intrinsecamente legato all’evoluzione (irrinunciabile) degli strumenti al servizio dei musei.

Quel lavoro culturale però dovrà altrettanto saper essere capace di trasformarsi pari passo con le nuove esigenze che sono là fuori dai musei: quei bisogni sociali in continua trasformazione che i musei, anche grazie alle tecnologie digitali, potranno sempre più candidarsi ad interpretare, accogliere e mettere in relazione con il proprio bagaglio culturale ospitato. Che sfida.

Abstract: Nicolette Mandarano is the author of a book called "Museums and digital media". In this book she illustrates how digital strategies are evolving in museums. The book presents and discusses the best examples in the world of digital technologies adoption having the objective to allow different types of public to understand the works of art, the museum that contains them, and the context which they come from. A museum cannot be understood only by experts, but by a wider audience: Nicolette Mandarano tells us how museums across the world applied digital technologies, their mistakes and the bets they won. This publication thus represents a handbook for those who want to apply digital strategies in museums, and transform the museums into accessible and inclusive spaces. 

 

Nicolette Mandarano – Musei e media digitali
Carocci, Roma 2019
Pagg. 128, € 12
ISBN 9788843095988
www.carocci.it

 

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