Primo incontro tra sindacati e il ministro dei Beni culturali Dario Franceschini dopo l’insediamento suo e del nuovo staff politico. Secondo quanto riportato dalle tre sigle sindacali (FP Cgil, Cisl FP e Uil Pa) “il Ministro ha garantito il suo impegno per mantenere le politiche culturali al centro dell’azione di governo” e ha reso noto di non voler procedere a “una controriforma della riforma Bonisoli”. 

NESSUNA CONTRORIFORMA

Franceschini, spiegano i sindacati, ha preannunciato che “non farà una controriforma della riforma Bonisoli, limitandosi a correggere gli aspetti organizzativi che non condivide (accorpamenti interregionali dei Segretariati e dei Poli, l’abolizione dei COREPACU, l’eccessiva centralizzazione della tutela e degli Uffici Esportazione). Nel frattempo il ministro ha dichiarato che non condivide alcuna marcia indietro su un paio di aspetti, quali l’abolizione delle Soprintendenze uniche – che a suo avviso potrebbero essere in numero maggiore se ci fosse adeguato organico dei dirigenti – e la riunificazione delle funzioni di tutela con quelle della valorizzazione. Condivide, però, la necessità di un ragionamento condiviso sull’effettiva funzionalità dei Poli e la loro articolazione sul territorio. Alla luce di tutto questo il ritiro dei DM attuativi della riforma Bonisoli ha avuto prevalentemente carattere cautelativo, anche in attesa di un confronto con le parti sociali”. 

IMPEGNI ECONOMICI

Dal punto di vista economico a fronte dei fondi implementati per il patrimonio culturale durante il suo scorso mandato, Franceschini ha stigmatizzato - riferiscono i sindacati - “la scarsa capacità di spesa di alcuni dirigenti; motivo per il quale esiste il serio rischio che i fondi non spesi vadano in perenzione, vanificando di fatto l’impegno nel procacciamento dei fondi stessi”. 

Per questo mandato il Ministro intende “focalizzare la sua azione nei concorsi e nel capitale umano, così da consentire un miglior funzionamento della macchina ministeriale, e valorizzare anche dal punto di vista salariale il personale MIBACT”. 

LE RICHIESTE DEI SINDACATI

Sul fronte economico, le tre sigle hanno sottoposto le seguenti esigenze: “Incremento del Fondo Risorse Decentrate almeno di ulteriori 10 milioni di euro, sulla falsariga di quanto avviato da Bonisoli; equiparazione della indennità del MIBACT a quella del Ministero della Giustizia all’interno del contratto Funzioni Centrali; certezza e puntualità nei pagamenti delle competenze accessorie al fine di evitare di ricadere nelle graziose concessioni del MEF”. 

Inoltre, i rappresentanti dei lavoratori hanno insistito “affinché il Ministro prosegua il percorso già avviato sulle assunzioni – anche per il comparto Dirigenza, che merita un incremento dell’organico, da quantificare almeno nelle 30 unità promesse dal ministro Bonisoli, e la stipulazione di un Contratto Integrativo dedicato – tramite un piano straordinario finalizzato all’intera copertura del turn over, un impegno sulla situazione del personale a tempo determinato e su tutta la partita della riqualificazione del personale interno”. 

Necessario poi, secondo i sindacati, “un intervento regolatorio sulla questione dei lavori insalubri e usuranti, visto che la normativa di settore è ferma agli inizi del secolo scorso e non consente il riconoscimento ai fini pensionistici, sollecitando con altrettanta forza la risoluzione della vertenza attualmente ferma al Ministero del Lavoro. Abbiamo richiesto un impegno per la risoluzione della vicenda che vede una differenza di trattamento fra operatori e assistenti, sulla revisione dei profili nonché la possibilità di verificare una mobilità straordinaria per i neoassunti interni, in considerazione di una graduatoria unica che ha generato molteplici problemi”. 

Infine, è stato sottolineata “la necessità di rendere operativo il fondo di 109 milioni di euro stanziato per la sicurezza nei nostri siti facendo chiarezza sulla tipologia degli interventi che si intende mettere in atto; lo stesso Ministro ha ravvisato la necessità di reperire ulteriori risorse. La replica del Ministro è stata improntata ad una estrema cautela sulla possibilità di ottenere le risorse necessarie e dare concreto riscontro alle nostre istanze. Verificheremo nel merito già a partire dal prossimo Ddl Stabilità 2020”. 

 

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