Il 6 ottobre torna "Domenica al museo", l'iniziativa che prevede l'ingresso gratuito in contemporanea in tutti i musei statali italiani la prima domenica di ogni mese. In realtà, fino al mese di marzo anche il Piano varato dall’ex ministro dei Beni culturali, Alberto Bonisoli, stabilisce la stessa cosa. Si tratta della parte del piano Bonisoli che si sovrappone (ma solo da ottobre a marzo) alla formulazione adottata da Dario Franceschini nel luglio del 2014, che prevedeva appunto dodici domeniche gratuite durante tutto l’anno. Al momento, pertanto, è pienamente in vigore la programmazione di Bonisoli che necessiterà di un decreto ministeriale per essere nuovamente modificata. Alla luce del fatto che i due piani coincidono fino a marzo, Franceschini non dovrebbe avere una grande urgenza di intervenire nel caso volesse apportare variazioni al calendario attuale. 

Ma qualche mossa in questo senso potrebbe arrivare. È pure noto, infatti, che l’attuale inquilino del Collegio Romano ha sempre definito un errore l'aver rinunciato all'effetto mediatico della "Domenica al Museo" in contemporanea per tutti i luoghi della cultura. E aver rispolverato il vecchio slogan fa pensare che qualche idea già ce l’abbia. In ogni caso, qualsiasi sia la sua intenzione, il ministro ha adesso a disposizione un pacchetto di 20 giornate gratuite rispetto alle 12 previste 15 mesi fa. 

Intanto, in attesa delle prossime iniziative del ministro, è possibile consultare sul sito del Mibact l'elenco dettagliato dei luoghi statali aperti gratuitamente il prossimo 6 ottobre.

IL PIANO BONISOLI

All’inizio del 2019, Bonisoli - ponendosi in continuità con il suo predecessore - ha infatti approvato un decreto ministeriale (intervenendo sulle norme del 1997 e successive modifiche relative alla bigliettazione nei musei statali) che incrementa di otto giornate il piano di Franceschini, portandole complessivamente da 12 a 20, rimodulandone il calendario e prevedendo una parte mobile affidata ai direttori dei musei autonomi e dei Poli museali regionali. Nel dettaglio, le misure approvate dall’allora inquilino del Collegio Romano prevedono le prime domeniche gratuite per tutti i musei statali da ottobre a marzo (sei in tutto, quindi) e una settimana (altre sei giornate continuative) da inserire tra il mese di gennaio e marzo a discrezione del ministro. Bonisoli, recependo le istanze di molti direttori di musei statali, ha motivato questa scelta preferendo collegare le gratuità fisse con la bassa stagione turistica. Le otto giornate aggiuntive possono essere utilizzate dai direttori integralmente o anche frazionate in fasce orarie. Alcuni musei hanno scelto di conservare comunque le domeniche gratuite tutto l’anno, altri hanno optato per una diversa rimodulazione. Infine, le nuove norme hanno introdotto anche la bigliettazione fissa a 2 euro per i giovani di età compresa tra 18 e 25 anni.

IL PIANO FRANCESCHINI

Il 1 luglio 2014 era entrato in vigore la riforma delle gratuità nei musei statali varate dall’allora ministro Dario Franceschini (modificando anch’essa il Regolamento “Norme per l'istituzione del biglietto di ingresso ai monumenti, musei, gallerie, scavi di antichità, parchi e giardini monumentali dello Stato”). L’intervento si era reso necessario per rendere il sistema tariffario “più equo e in linea con quanto avviene negli altri paesi Ue", aveva detto Franceschini agli Stati generali della Cultura annunciando le nuove misure. “L’analisi dei dati sugli ingressi nei nostri musei - diceva Franceschini -, dove ogni anno più di un terzo dei visitatori non paga il biglietto, impone una svolta ‘europea’”. Dal primo luglio, spiegava ancora il ministro, “le gratuità riguarderanno solo i giovani sotto i 18 anni e alcune categorie (es. insegnanti); resteranno le riduzioni fino ai 25 anni; mentre scomparirà la gratuità per gli over 65". Ma soprattutto, veniva istituita “la ‘Domenica al museo’ nel corso della quale, ogni prima domenica del mese, tutti i luoghi della cultura statali saranno visitabili gratuitamente. In questo modo si rende più equa la gratuità, non legandola ad anacronistiche fasce d'età che peraltro non corrispondono più alle effettive differenze di reddito. Poi si evita, in questo modo, l'assurdità che anche facoltosi turisti stranieri over 65 non paghino il biglietto, come avviene oggi”.

L’introduzione della “rivoluzione tariffaria” nei musei dello Stato ha di certo accelerato fortemente la tendenza positiva all’aumento dei visitatori registrata già nel 2014. Solo nel secondo semestre di quell’anno infatti il numero dei visitatori nei luoghi della cultura statali è aumentato di circa 1.300.000 unità (+6,4%), l’aumento degli ingressi gratuiti è stato di 350.000 unità (+ 3,6%) ma è nella crescita degli introiti che si registra il dato più rilevante, con un aumento di circa 6.300.000 euro (+9%).

Dall’estate del 2014 ad oggi grazie alla domenica al museo sono state circa 15 milioni le persone che hanno visitato gratuitamente i musei e i parchi archeologici dello Stato. “Oggi i musei sono presi d’assalto: il cambiamento è incredibile, dal 2014 al 2017 i musei statali sono cresciuti del 25 per cento di visitatori e del 40 per cento con gli incassi", ha sottolineato negli scorsi giorni il direttore della Dg Musei, Antonio Lampis

 

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