I musei statali italiani hanno un impatto sull’economia del nostro Paese di circa 27 miliardi di euro che corrisponde all’1,6 per cento del Prodotto Interno Lordo (PIL), di poco inferiore al 2,1 per cento che produce il comparto dell’agricoltura. Nel 2018 hanno accolto 53 milioni di visitatori presentando ricavi diretti da biglietteria e da servizi aggiuntivi pari a 278 milioni di euro. A fare da traino sono i 32 musei autonomi che da soli rappresentano il 58 per cento delle visite e l’87 per cento dei ricavi contro i 326 musei dei 17 Poli regionali. È quanto emerge dal Focus sui musei statali in Italia, presentato a Roma alla presenza del ministro Dario Franceschini e sviluppata per la prima volta da Boston Consulting Group (BCG), in collaborazione con il MiBACT – Ministero per i Beni e le Attività Culturali e per il Turismo.

L’analisi, realizzata gratuitamente dall’istituto, si è concentrata su 358 musei statali presenti sul territorio nazionale (quelli che dipendono dalla Dg Musei del Mibact, esclusi i 104 che fanno riferimento alle Soprintendenze), adottando un approccio integrato che ha preso in considerazione quattro ambiti: economico, sociale, culturale e ambientale. Tra gli istituti presi in esame sono presenti i 32 musei autonomi e i 326 afferenti ai poli museali regionali.

Sul fronte del lavoro, gli occupati sono di poco inferiori ai 120.000 tra diretti e indiretti, pari al 7% delle posizioni lavorative nel settore del turismo e dei servizi ricettivi.

Per BCG il potenziale ancora inespresso è notevole e vede una traiettoria che potrebbe incrementare l’impatto sul Pil – nell’arco dei prossimi 7 anni - fino ad arrivare a circa 35/40 miliardi di euro. I ricavi da visitatori potrebbero raggiungere il miliardo di euro e i posti di lavoro crescere fino alle 200 mila unità. Il numero dei visitatori può arrivare a 60-80 mln con 10% studenti e 5 mln di attività didattiche.

I VISITATORI

Dalla rilevazione emerge che la distribuzione dei musei statali, e ancora di più il numero dei visitatori, è concentrata in poche regioni. Dei 358 musei presi in esame, il 55 per cento si trova in 5 regioni (Veneto, Emilia Romagna, Toscana, Lazio e Campania), mentre dei 53 milioni di visitatori l’83 per cento arriva in sole tre regioni: Toscana, Lazio e Campania. Circa 24 milioni di turisti sono venuti in Italia (circa il 20% del totale) manifestando l’obiettivo diretto di visitare un museo. 

GLI IMPATTI SUL SISTEMA PAESE

Lo studio realizzato dal BCG misura l’effetto economico sul paese, l’effetto sociale per avere un senso del ruolo sociale dei musei, l’effetto culturale e quello ambientale. Negli ultimi tre anni i musei stanno subendo una crescita importante con una crescita del 15 per cento annuo. Misurare questi effetti è complesso. Per questo sono stati estratti alcuni misuratori.

IMPATTO ECONOMICO - L’impatto di natura economica si misura con i ricavi, con l’impatto complessivo sul pil, con i turisti attratti e con i contributi privati raccolti. Nel 2018 circa 300 mln di ricavi sono derivati da biglietteria e servizi con un impatto dell'1,6% del pil, pari a circa 27 mld sulla nostra economia. Metà di questo 1,6 è direttamente riconducibile ai musei nazionali. In totale sono circa 123 mln i turisti in Italia, di questi 42 mln per motivi culturali e tra questi sono circa 24 milioni i turisti venuti in Italia (20% del totale) con l’obiettivo esplicito di visitare un museo. I musei autonomi rappresentano il 60% di questa capacità attrattiva. Il ruolo dei contributi privati è molto limitato, circa 3 mln in totale (pari all’1 per cento dei ricavi). Un numero basso, per diverse ragioni. 

IMPATTO SOCIALE - C'è poi una dimensione sociale numero visitatori, occupazione diretta, coinvolgimento delle scuole e la partecipazione nelle attività didattiche. Come detto, i visitatori totali sono stati 53 milioni, di questi circa 7 mln sono studenti e circa 3 mln hanno partecipato ad attività didattica. Gli occupati diretti sono 120 mila.

IMPATTO CULTURALE - Il 49% dei musei hanno restaurato opere. Svolgono un ruolo rilevante non solo per la fruibilità ma anche per preservare il patrimonio e in ambito di ricerca. L’11 per cento dei musei offre servizi di audioguida. In generale, è esposto il 6% delle opere contenute nelle collezioni, il resto è nei depositi. Il 56 per cento dei musei ha svolto attività di ricerca o pubblicazioni.

MARGINI DI CRESCITA

Rispetto alla fotografia scattata dal Boston Consulting, si intravvedono ampi margini di crescita per il sistema museale. Si può incrementare in misura importante il contributo privato. Oggi rappresenta l’1% dei ricavi, ma può arrivare fino al 20% confrontato con realtà estere. Il numero visitatori può crescere ancora, come anche il valore aggiunto economico (oggi in media ogni visitatore spende 2-7 euro in biglietteria e servizi aggiuntivi e può arrivare fino a 10-20 euro). Il sistema museale nazionale ha un potenziale di natura significativa. Anche l’impatto sul Pil – nell’arco dei prossimi 7 anni - può crescere fino ad arrivare a circa 35/40 miliardi di euro. I ricavi da visitatori potrebbero raggiungere il miliardo di euro (con un 20 per cento da privati) e i posti di lavoro crescere fino alle 200 mila unità. Il numero dei visitatori può arrivare a 60-80 mln con un 10% di studenti e 5 mln di attività didattiche.

 

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