Il ministero dei Ben culturali è “da anni impegnato a contrastare il fenomeno” del bagarinaggio online, “tanto che si è potuta ottenere la chiusura di numerosi siti abusivi”. In questa battaglia di contrasto a questo “deprecabile fenomeno” sono coinvolti la Polizia postale, la Guardia di finanza, i Carabinieri e l’Avvocatura. Lo ha ricordato la sottosegretaria ai Beni culturali, Lorenza Bonaccorsi, rispondendo in Aula della Camera a un’interrogazione di Gabriele Toccafondi (Iv) nella quale si invitava il Collegio Romano ad assumere iniziative “per fronteggiare l’inaccettabile bagarinaggio on line, sia a Firenze sia nelle altre realtà museali dove tutto ciò accade alla luce del sole”. 

Spiega la Bonaccorsi: “Toccafondi, chiede se il Ministero sia a conoscenza di tale problema e quali iniziative intenda approntare per fronteggiare la situazione del bagarinaggio online. Vorrei innanzitutto segnalare che il ministero e il direttore degli Uffizi seguono già da tempo e con attenzione questo fenomeno; in particolare, una di queste società, titolare di un dominio con caratteristiche del tutto analoghe a quello ufficiale e recante una denominazione atta ad indurre i visitatori ad acquistare i biglietti a prezzi maggiorati, è stata convenuta dal direttore degli Uffizi - ormai dotato di autonomia e titolare del sito ufficiale www.uffizi.it – davanti al WIPO, che è l’Organizzazione mondiale per la proprietà intellettuale. Il direttore in tale sede ha lamentato che il nome del dominio registrato dal convenuto, identico a quello ufficiale e tale da ingenerare confusione, fosse stato registrato al fine di sfruttare questa confusione e, quindi, in malafede”.

“La società convenuta – ricorda la sottosegretaria - replicava che il sito era ormai online dal 2008, che la stessa parola “uffizi” sarebbe in realtà un nome comune che corrisponde al plurale della parola “uffizio”, ovvero una forma arcaica della parola “ufficio” e che trattandosi di una parola comune essa potesse essere soggetta a copyright, e, quindi, ad un diritto esclusivo al suo uso, solo se unita in combinazione con altre parole che le attribuissero un carattere sufficientemente distintivo, come “Galleria degli Uffizi”, questa sì riferibile al museo statale ricorrente; che, invece, se utilizzata da sola, la parola “uffizi” non sarebbe stata soggetta a copyright. Con decisione del 2 aprile scorso, il panel del WIPO, con ampia motivazione, ha accolto la domanda dell’ufficio statale e ha deciso che il dominio con il nome uffizi.com fosse trasferito alla nostra Galleria degli Uffizi”.

“Tuttavia, la causa non si è ancora conclusa e procede davanti al tribunale dell’Arizona, seguita anche dall’Avvocatura generale dello Stato. Ho voluto riferire questo precedente per dare, da un lato, la misura dell’interesse con il quale l’amministrazione dei beni culturali segue questo problema e, dall’altro, l’impegno di attività amministrativa e di risorse finanziarie che esso comporta. Vorrei infatti precisare che in tale battaglia di contrasto a questo deprecabile fenomeno sono coinvolti la Polizia postale, la Guardia di finanza, i Carabinieri e, come sopra riferito, l’Avvocatura”.

 

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