Via libera del Senato alla ratifica della Convenzione di Faro. L'Aula di Palazzo Madama ha approvato il provvedimento con 147 voti favorevoli, 46 contrari e 42 astenuti. Hanno votato a favore M5S, Pd, Iv, Leu. Contraria la Lega. Astenuta Forza Italia. In dissenso dal proprio gruppo ha votato la senatrice pentastellata Margherita Corrado. Il testo passa ora alla Camera per la seconda lettura.

“Nel proporre la ratifica – ha ricordato il relatore Alessandro Alfieri (Pd) - abbiamo apportato in commissione Esteri due modifiche: una è il recepimento del parere della I commissione e quindi l’idea che questa convenzione non possa andare a ledere quegli articoli inseriti nella Costituzione che si riferiscono alla tutela e alla difesa del nostro patrimonio storico e più in generale alle leggi vigenti in materia. Con un’aggiunta – di cui ringrazio Michela Montevecchi (M5S) – di un giusto riconoscimento della salvaguardia delle professionalità e delle eccellenze che si occupano di tutelare e difendere il nostro patrimonio storico e culturale”.

FRANCESCHINI

“La ratifica della convenzione di Faro da parte del Senato è un passo importante verso l’adozione da parte dell’Italia di questo importante documento promosso dal Consiglio d’Europa. Un atto che riconosce nel patrimonio culturale un fattore cruciale per la crescita sostenibile del territorio. Auspico che il prossimo passaggio alla Camera sia il più condiviso possibile, dal momento che la cultura è un tema che unisce e supera le contrapposizioni”, ha commentato il titolare del Collegio Romano, Dario Franceschini.

L’ITER PARLAMENTARE ACCIDENTATO

Nella scorsa legislatura tutte le forze politiche si erano espresse favorevolmente su un testo di iniziativa governativa che arrivò a un passo dall’approvazione definitiva. Solo la fine anticipata della legislatura (ma col senno di poi forse non solo per quella ragione) ne impedì il via libera. Con l’attuale Parlamento l’iter era ripreso, per poi arenarsi all’inizio di quest’anno fino a scomparire definitivamente dai radar lo scorso marzo. A ottobre invece una nuova accelerazione grazie alla nuova maggioranza Pd-M5S e l'approdo in Aula del Senato per il voto.

Sul tema, all'inizio di questa legislatura, erano stati presentati due disegni di legge: il n. 257, primo firmatario il capogruppo Pd al Senato, Andrea Marcucci e il n.702, prima firmataria la vicepresidente della commissione Cultura di Palazzo Madama, Michela Montevecchi (M5S). In commissione Esteri, i senatori Stefano Lucidi (M5S) e Alessandro Alfieri (Pd), rispettivamente relatori di maggioranza e minoranza, erano riusciti a preparare un testo unificato che, una volta arrivato nell’Aula del Senato, il 9 gennaio, si è bloccato.

Lo stesso giorno, infatti, la maggioranza (su pressioni della Lega e con i distinguo del Movimento 5 Stelle) ha deciso di riportare il provvedimento in commissione Esteri per un esame più approfondito e accurato. Il 7 febbraio si è dimesso il senatore Lucidi da relatore di maggioranza del testo unico. Il 27 febbraio nuovo tentativo di approdo in Aula e nuovo stop: l’Assemblea di Palazzo Madama, infatti, ha approvato una richiesta di sospensiva presentata dai capigruppo di maggioranza Massimiliano Romeo (Lega) e Patuanelli.

Contro la sospensione, in disaccordo col proprio gruppo, hanno votato le senatrici pentastellate Montevecchi e Bianca Laura Granato, attuale capogruppo M5S in commissione Cultura. Così Romeo aveva spiegato la posizione della Lega: “Riteniamo opportuno un ulteriore periodo di approfondimento, perché ci sono alcune questioni all’interno della Convenzione che riteniamo debbano essere approfondite per evitare ambiguità anche per quanto riguarda la traduzione stessa della Convenzione, che potrebbe dare adito a male interpretazioni e quindi creare dei problemi”. Sul versante opposto categorica la posizione del Pd: “Rinunciare alla ratifica della Convenzione di Faro? Non la lascerò stare mai”, aveva tuonato in quei giorni il presidente dei senatori dem, Marcucci, ma che allora non era riuscito a sbloccarne l'iter. Un percorso ripreso solo a inizio ottobre con una nuova calendarizzazione in Commissione Esteri che ha introdotto un emendamento per la salvaguardia delle professioni culturali e per scongiurare che la Convenzione possa aprire le porte a un ricorso eccessivo al volontariato in ambito culturale.

CONTENUTO

La Convenzione-quadro del Consiglio d'Europa sul valore del patrimonio culturale per la società, fatta a Faro il 27 ottobre 2005, entrata già in vigore nell'ottobre 2011, è stata ad oggi ratificata da 18 Paesi membri del Consiglio d'Europa. La Convenzione si fonda sul presupposto che la conoscenza e l'uso dell'eredità culturale rientrino pienamente fra i diritti umani, ed in particolare nell'ambito del diritto dell'individuo a prendere liberamente parte alla vita culturale della comunità e a godere delle arti, come previsto dalla Dichiarazione universale dei diritti dell'uomo del 1948 e dal Patto internazionale sui diritti economici, sociali e culturali del 1966.

Nello specifico la Convenzione di Faro intende promuovere una comprensione più ampia del patrimonio culturale e del suo rapporto con le comunità che lo hanno prodotto ed ospitato. Il testo, che integra gli strumenti internazionali esistenti in materia, definisce gli obiettivi generali e suggerisce possibilità di intervento da parte degli Stati firmatari, in particolare in ordine alla promozione di un processo partecipativo di valorizzazione del patrimonio culturale. La Convenzione non impone specifichi obblighi di azione per i Paesi firmatari, lasciando ad essi la libertà di decidere sui mezzi più convenienti per l'attuazione delle misure in esso previste.

Composta di un preambolo e di 23 articoli, suddivisi in V parti, la Convenzione richiama innanzitutto gli ideali e i principi posti a fondamento del Consiglio d'Europa e rimarca il valore e il potenziale del patrimonio culturale come risorsa per lo sviluppo durevole e per la qualità della vita. Definisce quindi i suoi obiettivi e individua il "diritto al patrimonio culturale", riconoscendo la responsabilità individuale e collettiva nei confronti del patrimonio culturale e sottolineando l'importanza della sua conservazione ed il suo ruolo nella costruzione di una società pacifica e democratica (articolo 1). Il testo connota il "patrimonio culturale" come l'insieme delle risorse ereditate dal passato, riflesso di valori e delle credenze, e la "comunità patrimoniale" quale insieme di persone che attribuiscono valore a quel patrimonio (articolo 2). La Convenzione definisce quindi i diritti e le responsabilità concernenti il patrimonio culturale e fissa l'impegno per le Parti firmatarie a riconoscere il suo interesse pubblico, a valorizzarlo, a predisporre disposizioni legislative conseguenti e a favorire la partecipazione alle attività ad esso correlate (articoli 4 e 5).

La Parte II della Convenzione (articoli 7-10) è dedicata al contributo del patrimonio culturale allo sviluppo dell'essere umano e della società, ed esplicita l'impegno delle Parti ad utilizzare tutte le caratteristiche del patrimonio culturale per contribuire ai processi di sviluppo economico, politico e sociale, per rafforzare la coesione sociale e per promuovere obiettivi di qualità nelle modificazioni dell'ambiente (articoli 8-10). La Parte III (articoli 11-14) è dedicata al tema della responsabilità condivisa nei confronti del patrimonio culturale e alla partecipazione del pubblico, e prescrive l'impegno delle Parti a promuovere un'organizzazione congiunta delle responsabilità da parte delle istituzioni pubbliche e ad incoraggiare l'accesso al patrimonio culturale, anche attraverso l'utilizzo delle tecnologie digitali. Il testo traccia inoltre uno stretto raccordo fra il patrimonio culturale e gli strumenti della conoscenza e della formazione (articolo 13). La Parte IV (articoli 15-17) è dedicata ai meccanismi di controllo e di cooperazione in relazione al patrimonio culturale, impegnando le Parti a sviluppare un esercizio di monitoraggio in tema di legislazione e di politiche, attribuendo questo compito a un apposito Comitato, nominato dal Comitato dei Ministri del Consiglio d'Europa. Da ultimo, le clausole finali (Parte V, articoli 18-23) definiscono le modalità per la firma, per l'adesione, per l'applicazione territoriale, per la denuncia e per l'emendabilità del testo convenzionale.

Il disegno di legge di autorizzazione alla ratifica si compone di cinque articoli che riguardano, rispettivamente, l'autorizzazione alla ratifica (articolo 1), l'ordine di esecuzione (articolo 2), le misure attuative dell'articolo 13 della Convenzione (articolo 3), la copertura finanziaria (articolo 4) e l'entrata in vigore (articolo 5). L'articolo 3, in particolare, reca norme di attuazione dell'articolo 13 della Convenzione, al fine di favorire la correlazione tra il patrimonio culturale, il settore dell'istruzione e quello della formazione. Si prevede in particolare che il Ministero dell'istruzione, dell'università e della ricerca, di concerto con il Ministero dei beni culturali e il Ministero degli affari esteri e della cooperazione internazionale, con proprio decreto, predisponga un programma triennale di iniziative dirette a facilitare l'inserimento nei programmi scolastici della dimensione del patrimonio culturale e a incoraggiare la ricerca interdisciplinare e la formazione continua.

Un emendamento del relatore Alfieri approvato in commissione Esteri prevede che “dall'applicazione della Convenzione, da realizzare anche mediante la salvaguardia delle figure professionali coinvolte nel settore, non possono derivare limitazioni rispetto ai livelli di tutela, fruizione e valorizzazione del patrimonio culturale garantiti dalla Costituzione e dalla vigente legislazione in materia”. Inoltre, sono state adottate delle variazioni formali per coordinare il testo con la legislazione vigente (ad esempio il titolo del Ministero ‘per i Beni e le attività culturali e per il turismo’).

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