Saranno oltre trenta opere (tra sculture in bronzo e cera, disegni e film-performance) dell'artista belga Jan Fabre a inaugurare la stagione autunnale di Palazzo Merulana a Roma. Dall'11 ottobre fino al 9 febbraio l'edificio recuperato dalla Fondazione Elena e Claudio Cerasi e da CoopCulture aprirà le porte alla mostra "Jan Fabre, the rhythm of the brain", una selezione di opere dell'artista in dialogo con la collezione Cerasi. "Un incontro spirituale e fisico tra alcuni lavori recenti del maestro belga e una preziosa raccolta di arte italiana della prima metà del Novecento".

LA MOSTRA

La mostra si svilupperà in due capitoli: uno si concentra su un dialogo diretto con la collezione permanente e il suo percorso espositivo; l'altro consiste in una selezione di lavori dell'artista legati alla performance che ha realizzato insieme al neuroscienziato italiano Giacomo Rizzolatti, che ha scoperto e studiato i neuroni specchio, allestita insieme ad alcuni ritratti e autoritratti della collezione Elena e Claudio Cerasi. Jan Fabre si dedica da diverso tempo alla relazione tra arte e scienza e ha definito un percorso che sul cervello, sede del pensiero ma anche dell'azione, luogo dell'elaborazione e della metamorfosi, riflette e crea: pone domande, attua ribaltamenti, cerca di rendere invisibile l'apparenza delle cose e viceversa.

In questa mostra, Fabre intercetta punti di contatto tra le opere in collezione e la propria produzione. Il ritmo è il filo conduttore che disegna un ponte tra vita e arte, il suono di quel traffico di impulsi che attraversa instancabilmente il nostro corpo come una sorta di musica.

Le opere di De Chirico, Donghi, Capogrossi, Ianni, Casorati e Cambellotti sono state d'ispirazione diretta sia per Fabre sia per i curatori che hanno ritrovato tra il lavoro dell'artista belga e queste opere del passato connessioni poetiche e intime che invitano ad una riflessione sull'arte, sull'immaginazione e sul pensiero degli artisti nel corso della storia.

CLAUDIO CERASI

Una “mostra strabiliante”, l’ha definita Claudio Cerasi, che “si sposa molto con le opere del primo Novecento che io con tanta fatica ho cercato di possedere. Fabre mi ha scatenato la voglio di possederlo, di acquistarlo. La statua che ho è l'astronauta che dirige le stelle, che oggi, nella mia idea, è diventato l'astronauta che dirige i visitatori all'interno della mostra”.

LETIZIA CASUCCIO (COOPCULTURE)

Dopo la mostra su Giacomo Balla, questa su Jan Fabre è la seconda mostra prodotta da Palazzo Merulana in dialogo con la collezione Cerasi. “Nel titolo dell’esposizione - ha detto Letizia Casuccio, direttore generale di CoopCulture nel corso della conferenza stampa - risiede tutta la complessità e l’impegno di questo progetto”. L'esperienza artistica, di solito, “viene identificata come mossa dal cuore e dai sentimenti. In questa mostra, invece, Fabre restituisce il ruolo di motore al cervello. Una mostra molto ragionata, si capisce in ogni dettaglio”. Un grazie particolare, ha sottolineato Casuccio - va anche al lavoro dei curatori e di Melania Rossi in particolare. “Visitando la mostra, pensi che queste opere siano legate da sempre”.

La seconda parola del titolo è il ritmo. “Nella definizione non definitiva di Icom di museo su cui si sta ancora dibattendo c'è il senso di quello che abbiamo voluto fare qui a palazzo Merulana. Icom dice che ‘i musei sono spazi di democratizzazione, inclusivi e polifonici per il dialogo critico sul passato e sul futuro’. Speriamo che Icom conservi il senso di questa definizione. Nell’idea polifonica c’è dietro il concetto del ritmo. Il ritmo del cervello per noi è stato anche interrogarsi su che tipo di linguaggio deve avere un museo di arte moderna e contemporanea nei confronti del pubblico. Oggi, con questa mostra, nella collezione permanente abbiamo aggiunto ritmo”.

MELANIA ROSSI 

Questa mostra rappresenta, ha spiegato la curatrice Melania Rossi insieme ad Achille Bonito Oliva, “un incontro fisico tra opere, ma anche un incontro spirituale tra il sentimento di un artista nei confronti di una ricerca che fonde arte, filosofia e scienza. Fabre produce teatro, produce opere di arte visiva, concilia vari linguaggi e in questo modo arriva a costruire il suo pensiero sulla realtà. In questo caso, tutto è nato dalla citazione di un autore (Casorati) che per rispondere a una critica di ‘pittura cerebrale’ per una sua opera disse ‘sono felice di avere un cervello che funziona, il cervello è il centro del mondo’. Partendo da qui, insieme all’artista abbiamo pensato di selezionare opere che parlassero della ricerca dell’artista sul cervello”.

 

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